Napoli Teatro Festival, il bilancio di Cappuccio: «Troppi spettacoli? Segno di vitalità»

di Luciano Giannini

«Non tutto è piaciuto? Meno male. Siamo ancora esseri umani. Un festival è una sfida al buio; parliamo con artisti che ci raccontano i loro sogni. Anche la prima macchina per il volo di Leonardo cadde. Di chi ne rise non v'è traccia; di Leonardo sì». Il direttore Ruggero Cappuccio fa un bilancio del Napoli Teatro Festival Italia appena concluso, e risponde alle critiche: titoli non sempre all'altezza; offerta troppo lunga, copiosa e varia; ospiti stranieri che hanno portato soltanto dei reading.

Direttore, cominciamo dalle statistiche.
«Abbiamo il record assoluto dei biglietti venduti: 30.880. Nel 2016 furono 22.522; l'anno scorso 25.553. Aggiungiamo i 15.000 acquistati per la mostra su Tomasi di Lampedusa; e i 15.000 al dopofestival, con prezzo simbolico di un euro. Se sommiamo il pubblico dei concerti gratuiti e delle altre mostre, arriviamo a 80.000. Il numero dei giovani under 30 è cresciuto dell'80 per cento rispetto a tre anni fa; tra attori, registi, tecnici e mascherine alla rassegna hanno lavorato 2033 persone; i giornalisti sono stati 214, i servizi dei tg nazionali 55. Preziose collaborazioni con gli istituti Grenoble, Cervantes e Goethe, con le rassegne di Spoleto e Ravenna».

Quanto è costata questa edizione?
«Quattro milioni e mezzo, uno e mezzo meno di quella passata. Il budget più basso in 11 anni. Eppure non esiste una Regione in Italia che impegni così tanto danaro in una manifestazione di teatro; il dato è significativo in un periodo di profonda crisi degli investimenti per la cultura».

Da esso derivano le sue scelte.
«Certo. Il mio è lavoro sociale. Come in ospedale ricevi cure gratuite o quasi, qui devi poter accedere agli spettacoli con pochi soldi. Il teatro è servizio pubblico per l'anima».

Alcuni dicono: Festival troppo lungo e ricco.
«Qualcuno si è mai lamentato del numero dei libri della biblioteca di Windsor o dei quadri esposti agli Uffizi? Un programma esteso garantisce libertà allo spettatore. Non lo condanno a vedere tutto, ma a scegliere. E, con meno titoli, che cosa direbbero le 30, 40 compagnie escluse? Io voglio garantire libertà espressiva a quanti più artisti è possibile».

CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
SCOPRI LA PROMO



Sabato 14 Luglio 2018, 10:20 - Ultimo aggiornamento: 15 Luglio, 10:41
© RIPRODUZIONE RISERVATA



COMMENTA LA NOTIZIA
0 di 0 commenti presenti

QUICKMAP