Riccardo Muti alla Reggia di Caserta:
«I giovani sono la mia missione»

Sabato 10 Luglio 2021 di Donatella Longobardi
Riccardo Muti alla Reggia di Caserta: «I giovani sono la mia missione»

«Cerco di trasmettere ai giovani quello che i miei maestri mi hanno insegnato, lo sento come un dovere». Riccardo Muti lo ripete spesso. Con i musicisti della sua Orchestra Cherubini, con gli allievi delle sue accademie, con i ragazzi che incontra, come quelli dell'Orchestra di Scampia che dirigerà a fine mese in occasione dei festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno e già ieri sera a Caserta con lui. O quelli aderenti al progetto delle bande musicali di Regione e Scabec, «Canta suona e cammina»: trenta giovanissimi degli oltre duecento provenienti dai quartieri di Porta Capuana, Capodimonte e da Torre del Greco ammessi al grande concerto di questa sera (ore 21) in piazza Carlo III, davanti alla reggia. Evento clou di «Un'estate da re», la rassegna nata sei anni fa e sempre guidata da Antonio Marzullo. 

È stato lui che con pazienza è riuscito ad ottenere che facesse tappa qui il tour estivo di Muti con la Cherubini (che poi si sposterà a Taormina, Venezia e Ravenna) dopo l'eccezionale concerto registrato in dicembre dal maestro all'interno del palazzo vanvitelliano, nel teatro di corte. Allora in locandina c'erano «Le ultime sette parole di Cristo sulla croce» di Haydn, un testo musicale diventato un libro scritto con Cacciari sul rapporto tra note e l'immagine del Cristo morente dipinta dal Masaccio esposta a Capodimonte. Questa volta, invece, Muti ha scelto di eseguire solo brani di Schubert con l'ouverture in do maggiore «in stile italiano» e la «Grande» sinfonia n. 9 in do maggiore, già proposta pochi mesi fa in occasione dell'apertura del «Campania teatro festival» al teatro Mercadante di Napoli. Scelta non casuale, spiega il maestro, «perché quella sinfonia, composta tra il 1825 e il 1826, non ebbe esecuzione pubblica fino al 1839, quando fu diretta da Mendelssohn dopo che Schumann l'aveva scoperta fra le carte dell'autore, una composizione importantissima nel repertorio sinfonico, dallo spirito molto viennese, che l'autore non potè ascoltare perché morì giovane». Brano quindi importante non solo per un pubblico di appassionati ma anche per quelle giovani generazioni cui Muti guarda da tempo come sua platea ideale, una «missione» la sua che ha toccato anche i giovani reclusi del carcere di Nisida dove si recò con i professori della sua grande orchestra americana, la Chicago Symphony, in tournée al San Carlo. Prima che scoppiasse il Covid, prima che si deteriorassero i suoi rapporti col teatro napoletano che ha cancellato tre suoi appuntamenti senza riprogrammarli. Con un leitmotiv sempre attuale: «Quando finalmente la pandemia finirà, i più giovani saranno i più danneggiati per essere stati privati della cultura, della musica, del bello che aiuta a crescere e a migliorarsi».

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Un messaggio che Muti ha rilanciato pochi giorni fa da Erevan, in Armenia, dove si è recato per il tradizionale «Viaggio dell'amicizia» del «Ravenna festival», che conferma anche in questa occasione casertana alla vigilia degli 80 anni, il 28 luglio prossimo. Il 29 sarà al Quirinale per un concerto per il G20, il 30 al San Pietro a Majella, il giorno successivo a Scampia coi giovani del progetto Musica Libera Tutti dove lo attendono con ansia, emozionatissimi per essere stati alle prove della Cherubini e al concerto di questa sera. Lui sembra entusiasta dell'occasione. «Quando incontro i giovani è come se si instaurasse tra noi un rapporto speciale, io dò loro la mia esperienza, loro mi trasmettono il loro entusiasmo e la loro passione, c'è uno scambio continuo», ama spiegare Muti che a Caserta sarà accolto dal presidente della Campania Vincenzo De Luca, dal sindaco Carlo Marino e dal direttore della reggia, Tiziana Maffei. Già ieri sera il primo assaggio dell'atmosfera sul grande palcoscenico costruito davanti all'edificio borbonico. Prima di iniziare la prova Muti si è intrattenuto a lungo con i giovani dell'orchestra di Scampia spiegando le pagine scelte e poi chiedendo, uno per uno, che strumento suonassero. I ragazzi hanno risposto un po' impauriti, ma anche affascinati dall'estrema affabilità con cui Muti li ha trattati. Al giovane contrabbassista il maestro ha detto: «Il contrabbasso è la base dell'orchestra, io ci conto molto, hai una grande responsabilità». A Eleonora, 9 anni, chiede addirittura di dare l'attacco della sinfonia della «Norma»: «Conoscete Bellini?». 

Oggi, dato il caldo, per il maestro è previsto riposo, ma non è esclusa una passeggiata nel parco o tra gli appartamenti storici. Qui, nel 1998, nella Cappella Palatina, a Muti fu consegnato il Premio Luigi Vanvitelli. Un testimonial d'eccezione che 23 anni dopo torna per rinsaldare il rapporto con la sua terra d'origine: perché, osserva, «Napoli è Caserta e Caserta è Napoli». Intanto, scherza, indicando la reggia: «Ecco, sono tornato a casa». E in platea ci sono anche gli amici del liceo Vittorio Emanuele di Napoli dove lui ha studiato. 

Ultimo aggiornamento: 21:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA