Rigoletto, la «prima» al San Carlo.
«Il mio canto tra l’amore e l’inganno»

di Donatella Longobardi

 «Sì, Gilda è un personaggio importante nella mia carriera, me lo chiedono ovunque... L’anno prossimo lo canterò al Liric di Chicago, nel ‘19 a Zurigo e al Metropolitan di New York». Una bella soddisfazione per Rosa Feola, il soprano di Caserta protagonista questa sera (alle 20.30, presente il ministro per la Coesione Territoriale e Mezzogiorno Claudio De Vincenti) del «Rigoletto» al San Carlo e sempre più lanciata verso un successo internazionale. Sarà lei ad interpretare la sfortunata figlia del gobbo nel cast con il Rigoletto di George Petean e il Duca di Mantova del tenore sardo Piero Pretti (nelle nove repliche fino al primo febbraio si alterneranno con Stefan Pop, Enkhbat Amartuvshin e Jessica Nuccio e Jordi Bernàcer sul podio) nell’allestimento del 1989 di Giancarlo Cobelli ripreso da Ivo Guerra e già visto a Napoli nel 2005.

Uno spettacolo attesissimo che segna anche il ritorno sul podio sancarliano di Nello Santi, 86 anni e una gran voglia di far musica. «Soprattutto Verdi», dice il maestro che ha diretto il «Rigoletto» come sua prima opera nel 1951. «Ed è rimasta una delle opere che amo di più», aggiunge il direttore sottolineando la collaborazione con la Feola, lanciata giovanissima da Riccardo Muti a Salisburgo nel 2011, durante il festival di Pentecoste dedicato al Settecento napoletano. «Ma ora sto allargando repertorio con scelte calibrate», spiega il soprano. «Mi aiutano mio marito, il baritono Sergio Vitale, mio fratello Carlo che pure canta con questo registro, ma devo tantissimo a Muti che mi ha forgiata e alla Scotto che ho seguito nei corsi dell’Opera Studio, mi hanno aperto un mondo».

Ma anche lei ha messo tanto di suo, non è così, Rosa?
«Molti mi chiedono consigli, ognuno ha una storia a sé. L’unica cosa che posso dire è studiare, studiare, studiare tanto. Il talento da solo non basta».

Lei ha riscosso un successo personale nel Concerto di Capodanno che Raiuno ha trasmesso dalla Fenice diretto da Luisi, che sarà a Napoli venerdì e sabato per due concerti.
«Non immaginavo un successo simile, in pochi giorni ho avuto mille like sulla mia pagina Facebook, Luisi è stato rigoroso, elegante. Con lui avevo cantato proprio nei panni di Gilda, a Zurigo, un bell’incontro».

Chicago, il Met, in aprile la Scala con «La Gazza Ladra» diretta da Chailly con la prima regia lirica di Salvatores, dove vuole arrivare?
«Voglio specializzarmi nel repertorio belcantistico, è nelle mie corde e ritengo possa caratterizzarmi. Penso di poter affrontare presto ruoli come Sonnambula o Lucia».

Ma il personaggio che ama di più?
«Non c’è dubbio, in questo momento è Gilda. Mi permette mille sfumature perché cambia di atto in atto. È un ruolo in cui ho debuttato quattro anni fa al Ravenna Festival con la regia di Cristina Mazzavillani, la moglie di Muti, poi l’ho ripetuto molto spesso approfondendolo, in parecchie produzioni diverse, a Zurigo, Torino, Monaco. Ogni volta si aggiunge un tassello, qualche dettaglio in più».

E in questa occasione?
«Certamente dal punto di vista musicale è stata importante la lettura di Santi. Poi con Guerra abbiamo lavorato molto sull’essere donna di Gilda, non una ragazzina, un’adolescente. Lei nel corso dell’opera si trasforma, prova sentimenti nuovi, conosce l’amore, ma conosce anche l’inganno».

In fondo Gilda non è una donna fortunata, s’innamora del primo uomo che la corteggia, il Duca, finisce nelle sue spire e, per amore, arriva a sacrificare la sua stessa vita.
«In effetti Rigoletto è come se avesse due personalità: è un padre buono e tenero con la figlia, diventa cinico e spietato con i cortigiani del Duca. Ed è lui, pur amandola in modo spasmodico, a travolgere Gilda con le sue negatività portandola nel mondo di Sparafucile, la sua fine».
Mercoledì 18 Gennaio 2017, 11:12 - Ultimo aggiornamento: 18-01-2017 15:50
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