San Carlo, il colore del delitto non è la faccia nera di Otello

Domenica 21 Novembre 2021 di Giuseppe Montesano
San Carlo, il colore del delitto non è la faccia nera di Otello

I capolavori della poesia non solo non muoiono nel tempo, ma col passare degli anni e dei secoli assumono sempre più forza, e parlano al presente come se fossero nati oggi: e uno di questi capolavori si chiama «Otello», che apre stasera, nella versione verdiana, la stagione del San Carlo, alla presenza del presidente della Repubblica Mattarella: Mario Martone regista, Mariotti sul podio dell'orchestra, nel cast Jonas Kaufmann come Otello (senza il volto tinto di nero), Maria Agresta come Desdemona, Igor Golovatenko come Jago.
Si è soliti ripetere come una nenia che Shakespeare prese l'intera vicenda da una novella di Giovan Battista Giraldi Cinzio, ma è «falso»: perché Shakespeare stravolse il pallido dettato di Giraldi Cinzio, del quale ci ricordiamo solo perché la sua trama ispirò il poeta di «Amleto» e di «Re Lear», e creò un'opera ambigua e feroce, sottile e ipnotica, violenta e musicale. Il dramma vive fin dalle prime battute affondando la sua sonda nella nerezza ambigua di Otello: cristiano e eroico, Otello, che è di origine africana, è rispettato perché vince le battaglie per la Repubblica di Venezia, ma per sposare Desdemona è costretto a rapirla, con il suo consenso, mentre il padre di lei, mercante potente della vecchia Venezia conservatrice li maledice entrambi.

L'oscuro colore di Otello, il «moro», diventerà immediatamente non più solo un colore ma un marchio morale che ne segna la carne e l'anima: chi è marchiato dall'oscurità interiore non può amare una donna di un amore completo e gentile, chi è marchiato dal male può solo desiderare una donna sessualmente. E lei, la giovane Desdemona, non può averlo scelto perché spinta dal dio Amore: anche lei è colpevole, perché è una femmina debole e sensuale che è stata trascinato dai suoi oscuri e bestiali istinti sessuali.
Una morsa maschilista stringe tutti i personaggi, e tutti li trascina nell'eccesso e nell'errore: lui, Otello, è una bestia sensuale e «un caprone da monta», e Desdemona è colpevole quanto Otello perché si è fatta trascinare dalla passione sessuale che l'ha sottomessa, lei aristocratica e gentile, al caprone oscuro. I personaggi non lo dicono apertamente, perché Otello è un uomo rispettato, un generale amato dai suoi ufficiali perché giusto, un uomo che si è guadagnato il suo prestigio con il coraggio e l'intelligenza: ma lo sibilano insinuanti e striscianti, lo insinua Iago che odia Otello perché non lo ha promosso, lo grida il padre di Desdemona, lo pensa la moglie di Iago che è la cameriera di Desdemona: e che si chiama Bianca, una Bianca o una Candida che nella suprema ironia di Shakespeare è pronta a seguire gli oscuri piani di Iago e a vendersi come una miserabile prostituta.

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Il mondo è alla rovescia, in «Otello», e le passioni sono segrete e tremende perché ogni cosa è intrisa dal sospetto che aleggia intorno al «diverso», dove diversi sono Otello ma forse soprattutto Desdemona, che è l'unica a non restare preda dell'invidia e del male. In questa atmosfera del sospetto agisce Iago, il manipolatore della comunicazione ingannevole, il creatore diabolico di fakess: e fa sprofondare Otello nel sospetto a cui a lungo l'animo nobile del generale resiste, il sospetto che Desdemona non sia sensuale per amore come lui la conosce, ma sia una donna falsa che lo tradisce con Cassio, l'ufficiale che Otello ha elevato di grado al posto di Iago.
La trama tessuta da Iago passa per Cassio, a cui viene fatto credere che Desdemona sia pronta a darsi a lui perché stanca del selvaggio Otello, dicendogli che la donna sarebbe felice di stare con uno come lui; passa per Bianca, piena di invidia verso la padrona che si gode la bellezza e il prestigio di Otello, e pronta a mentire secondo le regole di Iago; e passa per il manipolatore Iago che getta la sua rete di insinuazioni su Otello, e con suprema e abietta astuzia va a toccare le fragilità psicologiche del coraggioso generale. E qui Shakespeare arriva al suo culmine come poeta psicologo, spiegando senza spiegarlo perché Otello alla fine cede alle menzogne di Iago e uccide Desdemona che, così gli ha fatto credere Iago, ha sporcato il letto del loro amore con Cassio, l'uomo elegante e perbene.

Otello, nonostante i suoi successi e la sua intelligenza, ha interiorizzato e accettato il luogo comune della diversità, e ne patisce inconsciamente nella carne e nella mente: nella sua mente si è insinuate l'agente del Male che usa la comunicazione distorcendola nelle falsità, l'osceno Iago che odia Otello non solo per il suo successo in battaglia ma per il suo successo con le donne e con Desdemona, l'oggetto segreto anche del suo desiderio, un desiderio che in Iago è soprattutto quello di sporcare e distruggere la bellezza e il bene. E qui Otello diventa la tragedia dell'invidia portata al parossismo, l'invidia imitativa che si diffonde come un contagio e lascia al di fuori solo la vittima Desdemona, che si salva dal contagio del male che vive della comunicazione distorta e dell'invidia, ma forse proprio per questo viene sacrificata come un capro espiatorio.

Ma ciò che davvero viene sacrificato stoltamente e tragicamente in Otello è l'amore, perché la sola forza che potrebbe salvare Otello e Desdemona viene avvelenata dai discorsi sul disamore di Iago. E la tragedia si chiude, oscura, su una verità non detta: chi smarrisce l'amore, smarrisce l'anima. E senza amore e anima non resta che la morte.

Ultimo aggiornamento: 17:26 © RIPRODUZIONE RISERVATA