La lirica strizza l'occhio a tv e cinema: oltre 2 milioni di telespettatori per il Macbeth della Scala su Rai 1

Mercoledì 8 Dicembre 2021 di Simona Antonucci
Anna Netrebko in Macbeth alla Scala

Oltre due milioni di spettatori su Rai 1 per il Macbeth alla Scala. E mentre ieri dalla platea e dal loggione si è levata qualche contestazione per la regia “troppo televisiva”, il pubblico da casa applaude a scena aperta, davanti alla tv, una regia hi-tech pensata anche per chi, con il telecomando in mano potrebbe, invece di fischiare, cambiare canale. I dati più o meno in linea (una flessione c’è) con quelli dello scorso anno (2 milioni e 600 mila, share del 14,7 per cento): ma va considerato che il rito del Sant’Ambrogio del 2020 si è consumato a sale chiuse con un gala lirico pensato soltanto per il piccolo schermo, tra l'altro più breve di quasi un'ora.

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FUORTES

«È stata una grande pagina di servizio pubblico nel segno della cultura e della speranza». Così l’Amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes commenta il risultato d’ascolto del Macbeth di Verdi che ha aperto la stagione del Teatro alla Scala, trasmesso da Rai Cultura in diretta su Rai1 e seguito da 2 milioni e 64 mila persone, con uno share del 10,5%. Aggiungendo: «La missione della Rai che è anche la nostra sfida, è quella di portare l’opera a tutti. Perché la grande musica è di tutti. Lo facciamo durante tutto l’anno, trasmettendo spettacoli e concerti da tutta Italia e anche dall’estero. Ma una volta l’anno, il 7 dicembre, lo facciamo ancora più certi di contribuire alla diffusione della cultura musicale».

LIVERMORE

Ma con la pandemia alle spalle e il teatro finalmente pieno, mai come questa volta la squadra artistica guidata dal regista Davide Livermore, nella quarta inaugurazione di stagione consecutiva, ha intrecciato, con effetti speciali, realtà aumentata, la visione sul palco a quella dei media, proponendo un prodotto che è contemporaneamente per la televisione e per la sala. Zoom sul gioco di sopracciglia di Macbeth che va di pari passo con le sfumature della voce di Luca Salsi, i sorrisi felini della Lady a favore di telecamera ad accompagnare i toni “graffianti” di Anna Metrebko, i dettagli del palazzo del potere, le espressioni di un coro calato nella parte, il ballo goduto da una panoramica dall’alto.

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GAMING

Ma anche i dettagli di un’estetica da gaming in una scenografia digitale da software (firmata da Paolo Gep Cucco di D-Wok) che i cameramen hanno inseguito in ogni diabolica trasformazione, rendendo godibile tutto ciò che “a occhio nudo”, seduti in platea è stato impossibile cogliere. «Una sfida che si gioca anche sul tubo catodico», aveva annunciato il regista Livermore. E così è stato grazie a un gioco di squadra, quindi, cui hanno partecipato team teatrali e televisivi: 12 telecamere in alta definizione, 45 microfoni nella buca d’orchestra e in palcoscenico, 13 radiomicrofoni dedicati ai solisti per la diretta su Rai1, condotta da Bruno Vespa e Milly Carlucci.

I FILM

La tv strizza l’occhio alla lirica e la lirica ha trovato nel cinema e nella televisione dei nuovi partner. Il Rigoletto diretto da Damiano Michieletto, al Circo Massimo nell’estate del 2020, andava in scena contemporaneamente sul palco e su un megaschermo. Dal Rigoletto del Teatro dell’Opera è nato anche un film, che ha fatto il tappeto rosso della Festa del Cinema di Roma ed è in arrivo come regalo di Natale sulle reti Rai. Mentre il festival di Torino ha ospitato, non in gara, un vero e proprio film, sempre di Michieletto: “Schicchi”, l’opera di Puccini ripresa su set, con i cantanti registrati in presa diretta. E anche questo capolavoro di Puccini andrà a giorni sulle reti nazionali.

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RAIPLAY

I due film di Mario Martone (Barbiere e Traviata), realizzati al Costanzi a porte chiuse, utilizzando la sala come set, hanno fatto l’anno scorso il pieno di ascolti in tv e sono ormai titoli fissi nel catalogo di Raiplay. E lo stesso Davide Livermore, che sperimenta il connubio opera-nuovi media, è al lavoro per il suo primo film sulla lirica. Già con Tosca, sempre per un’inaugurazione della Scala del 2019, Livermore aveva introdotto nella pratica teatrale tecniche di altri media (il piano sequenza cinematografico che apriva l’allestimento). Sempre in dialogo diretto con la tv, il trailer televisivo di Attila, un video che poi si ritrovava come parte dello spettacolo, così come quello di Tosca con Anna Netrebko in uno spazio virtuale che rimandava alla galleria di Palazzo Farnese.

 

Lo spettacolo-gala, scaturito sempre dalla fantasia visionaria di Livermore, pensato solo per la televisione l’anno scorso, con la necessità di inventare una drammaturgia per trasformare la sequenza di arie in uno show in mondovisione, è stato un capitolo a parte, ma significativo. E ora di nuovo realtà aumentata in una foresta tridimensionale nel preludio di Macbeth, con i cantanti attori alla guida dell’automobile, scrutati nell’anima da primissimi piani. Riferimenti cinematografici, ibridati dai videogame, sempre più pervasivi nella creatività del nostro tempo, hanno reso la prima della Scala un evento per pubblici diversi. E se soltanto fino a pochi anni fa, operazioni del genere sarebbero state considerate irrituali, ora diventano strumenti di un rito che esce dai velluti delle sale per arrivare anche sui velluti dei divani in salotto.

Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 09:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA