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«Il ventre di Napoli» in scena al Ridotto del Mercadante

Mercoledì 17 Gennaio 2018 di Luciano Giannini
«Il ventre di Napoli» in scena al Ridotto del Mercadante
Diceva Balzac che se i giornalisti non esistessero, non dovrebbero inventarli. Si può fare un'eccezione per Matilde Serao? Luca De Fusco, direttore dello Stabile-Teatro Nazionale di Napoli, ne è convinto; tanto da dedicare alla giornalista e scrittrice tre spettacoli della rassegna su teatro e letteratura, dopo quelli che, in passato, hanno indagato su Ortese, La Capria, Patroni Griffi e Striano. «Questa è una promessa mantenuta, che feci al direttore del Mattino Alessandro Barbano durante le celebrazioni organizzate dal quotidiano per la Serao», ha esordito De Fusco ieri nel foyer del Mercadante presentando il progetto, che andrà in scena sul palcoscenico del Ridotto.

I tre titoli sono «Serao» (da domani al 28), testo di Maricla Boggio, che offre della fondatrice e direttrice del «Mattino» (assieme a Scarfoglio) l'immagine di una donna coraggiosa, battagliera e moderna, in tempi in cui il voto era riservato soltanto agli uomini. La regia è di Fortunato Calvino. L'interprete è Chiara Baffi. Al suo fianco saranno Emanuele D'Errico e Gilda Cerullo, allievi della scuola dello Stabile diretta da Mariano Rigillo. Quelli dell'Accademia di Belle Arti, invece, firmeranno scene e costumi degli altri due titoli, anch'essi interpretati da Chiara (15-25 febbraio; 8-18 marzo). Con la regia rispettivamente di Fausto Nicolini e Alberto Massarese, gli spettacoli evocheranno «Il ventre di Napoli». Nel suo romanzo-pamphlet più noto, donna Matilde, esaltando la propria vocazione giornalistica, tratteggia e denuncia il degrado urbano, civile ed economico di una città dolorosa, che volge lo sguardo verso l'irraggiungibile Europa, mentre è incapace di rinunciare al proprio destino e ai propri limiti.

«Grazie a Barbano e al Mattino ho scoperto la Serao; e per darle volto in scena ho pensato subito a Chiara Baffi, che ha nelle proprie corde l'afflato della passione e quello del sentimento», racconta il direttore. «È una sua sorella più bella», precisa Nicolini. Si sa, Donna Matilde non sfoggiava beltà, ma fascino sì, con il suo pionieristico piglio barricadero e critico, primo direttore donna di un giornale in Italia, amica della Duse e di d'Annunzio, nemica della corruzione politica. «Che cosa racconterebbe della Napoli di oggi questa creatura così attenta e appassionata?», si chiede Calvino. «Se, scrivendo a cavallo tra Ottocento e Novecento, ci ha aiutato a comprendere meglio la sua epoca, farebbe altrettanto ai nostri tempi. Denuncerebbe le nostre ulcere, Gomorra e la baby gang, per esempio, un fenomeno che si radica nell'abbandono in cui è stata lasciata l'infanzia per decenni». E conclude: «Serao della Boggio sarà un viaggio nella memoria di una città madre e matrigna, e nella vita della Serao; da quando, bambina, si rifiutava di studiare - a 7 anni non sapeva né leggere né scrivere - fino al successo e alla candidatura al Nobel, negatole per pregiudizi politici. Intelligenza e intuito sono gli aspetti suoi che come regista più mi preme di mostrare».
 
Figlio di un giornalista, fidato collaboratore di Giuseppe Patroni Griffi, Nicolini si occuperà, invece, della prima parte del «Ventre di Napoli»: «A 28 anni, rivolgendosi al presidente del consiglio Depretis, la Serao scrisse articoli che composero una inchiesta giornalistica sul degrado della città e dei suoi miserabili, vittime delle epidemie e delle lusinghe irrazionali di un San Gennaro o di un gioco come il Lotto, sacrificate sull'altare della speculazione quando la casta dominante mostrò di opporsi al degrado con il Risanamento». Da queste premesse il regista ha preso le mosse, immaginando una Donna Matilde che «con il fiuto e l'impeto di una veterana di redazione sbandiera invettive ai clienti di un bar, quelli che frequentava con Scarfoglio e D'Annunzio, dialogando poi con la musica proposta da un posteggiatore» (in scena sarà Federico Odling).

Diverso è l'approccio di Massarese, figlio stavolta non di un giornalista, ma di un docente, regista e autore: «Da appassionato di cinema, per la seconda parte del Ventre di Napoli ho lavorato su due piani narrativi; il primo legato al corpo dell'attrice narrante, l'altro basato su immagini da me riprese assieme a una troupe nei luoghi citati dal testo. Il risultato è un ibrido che fonde teatro e video installazione, e consentirà un paragone tra la città della Serao e la nostra». Il confronto non può che tingersi di pessimismo; perché i tre spettacoli - come sintetizza De Fusco - raccontano una realtà disperata: «L'ennesimo tentativo illuminista, fatto stavolta da una donna impavida, di dare ordine al caos e uscirne sconfitta. Ieri come oggi».
 
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