Lissner, progetti per il teatro: «Il mio San Carlo pronto a gareggiare con la Scala»

Sabato 20 Giugno 2020 di Donatella Longobardi

«In pochi giorni lo staff ha fatto miracoli e recuperato 70 contratti e 4 produzioni saltate nel periodo di chiusura per l'epidemia. Gli spettacoli andranno in scena con gli stessi interpreti e negli stessi allestimenti previsti, non vorrei si pensi che sono arrivato e ho cancellato tutto. La mia gestione è in continuità con il passato, non c'è rottura. Anzi, non avrei potuto fare quello che faccio senza la stabilità garantita dal lavoro di chi mi ha preceduto, Purchia e Pinamonti». Stéphane Lissner, sovrintendente del San Carlo dall'1 aprile, parla con enfasi e confida: «Voglio riaprire il teatro il prima possibile». Nel nuovo programma il 2 ottobre andrà in scena «Il flauto magico» saltato a aprile, poi «La rondine» in forma di concerto. «L'amore delle tre melarance» (già cancellato lo scorso anno) si vedrà nell'ottobre del 2021 e «Winter journey» di Einaudi a dicembre 21. Per «La vedova allegra» di settembre ci sono difficoltà, molto probabilmente sarà spostata nella stagione 22-23, sempre con la regia di Michieletto.

In un tranquillo pomeriggio napoletano il manager francese, dopo aver annunciato pochi giorni fa che lascerà l'Opèra di Parigi con sei mesi d'anticipo e lavorerà a Napoli full time da gennaio, si lascia andare alle emozioni personali: «Vedendo il mare so che sono qui... per il resto tanto lavoro, questo luogo merita rispetto e sacrificio». Nel corridoio che porta al suo studio, da una finestrella nella parete (da lì il re controllava cosa succedeva in teatro) guarda la sala del Niccolini, splendente e bellissima. Un gruppo di orchestrali prova la Nona di Beethoven. Altre sezioni provano in sala giardino, altre nel foyer. «Il mio incarico è iniziato in piena pandemia, nel momento più difficile della storia del teatro dal dopoguerra. Mi è pesato non poter pagare gli stipendi, ma i lavoratori, i sindacati, sono stati responsabili, dobbiamo trasformare tutto questo in una opportunità».
 


In che senso sovrintendente, Lissner?
«Credo che chi si trova insieme in una situazione così grave può superarla iniziando un percorso comune con più forza, c'è la volontà di superare tutto e voltare pagina».

E come superare il Covid-19?
«La pandemia ha lasciato segni profondi in tutti noi. Per questo ho voluto che si realizzasse un docufilm sul San Carlo che rinasce. Racconterà cosa significa stare tanto tempo lontani dal teatro, riprendere il lavoro. Abbiamo chiesto il sostegno della Film Commission Campania, con Emmanuela Spedaliere direttore generale, stiamo vagliando i progetti di due registi, il loro occhio registrerà questi momenti, compresi gli spettacoli estivi».

Ricordiamolo. Il San Carlo, viste le difficoltà di lavorare al chiuso, allestirà tre eventi in piazza del Plebiscito grazie a un megaprogetto finanziato dalla Regione. In locandina «Tosca» (23 e 26 luglio in forma di concerto) con Anna Netrebko, Yusif Eyvazov e Ludovic Tézier; «Aida» (28 e 31 luglio sempre in forma di concerto) con Anna Pirozzi e Jonas Kaufmann; e la Nona di Beethoven diretta da Valcuha (30 luglio) con Maria Agresta, Daniela Barcellona, Antonio Poli, Roberto Tagliavini.
«È un regalo che questi artisti hanno voluto fare al San Carlo e alla città di Napoli. La loro presenza fa felici tutti, abbiamo richieste dagli Stati Uniti e da tutta Europa. Faremo anche concerti in varie location della regione, Giuseppe Picone sta curando una coreografia per ballerini distanziati. La Deutsche Grammophone registrerà Tosca e sarà, mi auguro, l'inizio di una nuova collaborazione. Tutti i grandi artisti torneranno durante le prossime stagioni».

Kaufmann e la Agresta apriranno il cartellone 21-22 con «Otello». E poi?
«Sicuramente nella stessa stagione la Netrebko canterà Aida, stiamo fissando altri appuntamenti».

Quindi il «suo» San Carlo punterà sulle superstar del belcanto?
«A me piace lavorare così, con un percorso che riguarda ognuno di loro. Certo mi interessano molto i giovani, ce ne sono tanti nella prossima stagione, italiani e bravissimi. E per le nuove leve avvieremo subito l'Accademia sul Settecento napoletano. Posso già annunciare che il primo spettacolo andrà in scena il 19 settembre 2022 al Teatro di Corte di Palazzo Reale, per l'epoca il palcoscenico sarà agibile. Le prime audizioni si terranno a gennaio e le lezioni inizieranno prima dell'estate in modo da lavorare un anno prima della messa in scena. E ogni anno il giorno di San Gennaro ci sarà uno spettacolo partenopeo. Ma vorrei anche allargare i laboratori per giovani a Vigliena per tramandare i mestieri del teatro con forze nostre: orchestrali, coristi, falegnami, sarte. L'epidemia ci ha insegnato che, spesso, le soluzioni si trovano all'interno».

In questo periodo, però, più che di musica live si parla spesso di streaming, lei cosa ne pensa?
«Con Luigi Nicolais stiamo studiando il varo di una piattaforma del teatro che ci consentirà di registrare i nostri spettacoli e mandarli anche nei cinema. Ma nulla può sostituire l'emozione di uno spettacolo dal vivo. Lo spettacolo è sopravvissuto al cinema, alla tv, sopravviverà anche al web e al coronavirus».

Ma come immagina, oggi, il San Carlo di domani?
«Come il San Carlo di una volta. Il teatro che gareggiava con la Scala. Qui cantava la Tebaldi, qui Karl Böhm ha proposto Wozzeck in italiano. Non a caso ho deciso di dirigere questo teatro dove si sente aleggiare lo spirito di Rossini e Donizetti. A Napoli concluderò la mia carriera. Non voglio più passare da un teatro all'altro, ad Aix-en-Provence, alla Scala, a Parigi si sono sentiti abbandonati».

Lei lascia l'Opèra con un deficit di più di 40 milioni di euro, gli scioperi del ballo a dicembre, la chiusura per tutto il 2020.
«Ci sono problemi comuni ai grandi teatri. Il Metropolitan a New York, il Covent Garden a Londra, la stessa Scala. Parlo coi numeri: a Parigi le spese di produzione sono di 40 milioni l'anno, i ricavi 77 milioni. Il 60 per cento del bilancio arriva dalla vendita dei biglietti nei due teatri. Alla Bastille ogni sera si incassano 350.000 euro, al Palais Garnier 180-200.000. Ogni spettacolo saltato per un motivo o l'altro significa andare in rosso».

Sono cifre che al San Carlo non si immaginano neppure, il budget di un anno è poco sopra i 40 milioni.
«Già. E questo, paradossalmente, è un bene. Il teatro è piccolo, 1400 posti, i prezzi dei biglietti non sono quelli di Parigi. E gli incassi mancati non costituiscono un grande problema. L'obiettivo della Fondazione è il pareggio. Sono in arrivo nuovi sponsor, sono sicuro che ci riusciremo». 

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