Alberto Angela presenta Ulisse con il papà Piero: «La nostra missione è salvare il futuro»

Giovedì 3 Giugno 2021 di Luciano Giannini
Alberto Angela presenta Ulisse con il papà Piero: «La nostra missione è salvare il futuro»

«Abbiamo calcolato l'impatto del consumo d'acqua sulla vita quotidiana. Per una sola t-shirt, una soltanto, considerando l'intero ciclo, che va dalla coltivazione del cotone al confezionamento, alla distribuzione e allo smaltimento, ne occorrono 3.900 litri. Abbiamo sistemato lo stesso numero di bottiglie una accanto all'altra, riuscendo a coprire quasi del tutto la distanza di una pista di atletica. Ecco come stiamo usando le risorse del pianeta». Con l'abituale evidenza scientifica, fusa con una disarmante semplicità divulgativa, Alberto Angela, assieme a papà Piero, 93 anni di lucida autorevolezza, torna oggi nella prima serata di Raiuno con una puntata speciale di «Ulisse». Titolo: «Un pianeta meraviglioso - Il futuro da salvare».

Il programma ha più motivi d'interesse: l'unicità della proposta, perché per la prima volta la rete ammiraglia della tv pubblica dedica una prima serata all'ambiente; l'urgente attualità dell'argomento; la presenza del decano Piero accanto al figlio, che in questi giorni è tra Napoli, Ischia, Procida ed Ercolano per girare la nuova serie di «Meraviglie», in onda nel prossimo autunno: «Abbiamo pensato di ricominciare partendo dall'area napoletana e dalle sue bellezze... prenda il Mann; è il museo archeologico più affascinante al mondo». 

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Come nasce, alla vigilia della giornata mondiale dell'ambiente, il 5 giugno, «Un pianeta meraviglioso»?
«Da una mia idea. Sono un naturalista! In 70 anni di viaggi mio padre, e in 30 io, ci siamo resi conto di quanto sia diventata critica la situazione. Abbiamo girato tanti filmati che mostrano, a distanza di tempo, la corruzione dell'ambiente. Ne riproporremo alcuni, e discuteremo tra noi in studio, sperando che le nostre due esperienze possano servire umilmente a far capire la gravità del momento. Abbiamo ancora tempo per agire, ma dobbiamo farlo subito e, soprattutto, dobbiamo farlo tutti insieme».

Come avete affrontato il tema?
«Si possono mostrare immagini di ciminiere che ammorbano l'aria. È un approccio violento. Noi non vogliamo spaventare nessuno, ma suscitare negli spettatori una coscienza nuova. Perciò, ne abbiamo scelto uno più pacato e discorsivo, ma non meno potente. Per esempio, far vedere la Mummia del Similaun, il reperto trovato nel '91 sulle Alpi Venoste, tornato alla luce soltanto perché i ghiacci si erano ritirati. Oppure, civiltà come quelle dei Maja, dell'Isola di Pasqua, dei Khmer, scomparse per dissesti climatici, siccità, o cattiva gestione del territorio. Eppure, erano civiltà forti, legate all'agricoltura».

E la nostra?
«È estremamente fragile. Per esempio, se cambia il clima, come faccio a procurarmi il pane? Oggi il nostro impatto sul pianeta non è più sostenibile».

E che cosa accade?
«Dobbiamo renderci conto che la Terra va avanti anche senza di noi, com'è accaduto dopo l'estinzione dei dinosauri, sostituiti dai mammiferi. Non dobbiamo aspettarci la fine del mondo, ma del nostro mondo. Rispettando l'ambiente, aiutiamo noi stessi. La natura si rigenera, noi no. C'è anche un aspetto positivo, però».

Quale?
«Per la prima volta nella Storia, l'essere umano si preoccupa del mondo che verrà, lavora per le future generazioni; un pensiero nobile, frutto anche di una nuova cultura, che si sta a poco a poco diffondendo».

Agire tutti insieme: in quale modo?
«È difficile dire a cinesi e indiani come comportarsi, ma in Europa abbiamo un atteggiamento più responsabile, che può creare un circolo virtuoso. Il nostro comportamento, assieme alla tecnologia, può suscitare un cambiamento che si diffonda ovunque. Cinesi e indiani potrebbero accogliere da noi oggetti e stili di vita più adeguati ai tempi».

Insomma, la conoscenza può salvarci.
«Questa è la prima generazione che, forse, può riuscire a cambiare rotta».

Che cos'altro si vedrà nel programma?
«Con l'uso di piattaforme virtuali voleremo tra ghiacciai, foreste e deserti per mostrare lo stato delle cose e approfondire l'argomento. Non è facile farlo nella prima serata di Raiuno. La nostra è una sfida coraggiosa».

Quando tornerà a Napoli per dedicarle una puntata di «Una notte a...».
«Ci stiamo riorganizzando. Tutto dipenderà dall'evoluzione della pandemia. Ma ho fiducia. Anche perché... bruciamo i freni per farla».

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