Eduardo De Filippo torna su Rai 1 con Edoardo De Angelis: «È nei nostri cromosomi»

Martedì 30 Novembre 2021 di Titta Fiore
Eduardo De Filippo torna su Rai 1 con Edoardo De Angelis: «È nei nostri cromosomi»

La ciuccia, la nuvola a forma di ciuccia che solca gli incubi notturni di don Ferdinando Quagliuolo, il protagonista di «Non ti pago», qui è un'asina in carne e ossa, parcheggiata placida in veranda. E sulla terrazza panoramica con vista sul Vesuvio della famiglia Priore in «Sabato, domenica e lunedì» gioca John, il dromedario di casa, docile come un cagnolino. Senza contare il pappagallo della buonanima del nonno che in «Non ti pago» fa da tramite tra il mondo dei vivi e dei morti. Insomma, nella struttura di ferro dei capolavori eduardiani il regista Edoardo De Angelis, autore della prima trilogia del maxiprogetto cinematografico Picomedia e Rai Fiction ispirato alle commedie di De Filippo, si è divertito con il cosceggiatore Massimo Gaudioso a inserire dei segni diversi. Dopo il successo di «Natale in casa Cupiello», l'anno scorso su Raiuno, ora l'operazione si conclude, appunto, con «Sabato, domenica e lunedì» e «Non ti pago», presentati ieri in anteprima al Torino Film Festival e poi in onda il 14 e il 21 dicembre, sempre sulla prima rete e sempre con Sergio Castellitto protagonista nei ruoli che furono di Eduardo, affiancato da un cast di prim'ordine che annovera, tra gli altri, Antonio e Maurizio Casagrande, Pina Turco, Maria Pia Calzone, Fabrizia Sacchi, Nunzia Schiano, Maria Rosaria Omaggio, Tony Laudadio, Maria Vera Ratti, Giovanni Ludeno, Angela Fontana, Gianluca De Gennaro. Dice il regista: «È il nostro regalo di Natale agli italiani». 

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Cominciamo dalle novità, De Angelis.
«Beh, gli animali che si vedono in scena rappresentano una doppia scommessa estetica: in Non ti pago volevo mostrare materialmente come i sogni entrino nella vita delle persone. È una citazione del testo e una parte del motivo per cui faccio questo mestiere: riuscire a rappresentare la fantasia, ma non attraverso piani separati. Il dromedario di Sabato, domenica e lunedì incarna un altro tipo di scelta, incentrata su un nucleo familiare della borghesia benestante in grado di permettersi anche il superfluo, ovvero animali esotici e di grandi taglie. Qui non parliamo più di sogni, ma di crisi della famiglia e dei suoi valori».

I tre personaggi interpretati da Castellitto esprimono un disagio che ora si fa rabbia, ora malinconia.
«In questo senso la trilogia è come un corpo unico, anche se si svolge in epoche diverse. Perché nel momento stesso in cui l'uomo cerca di esercitare il proprio ruolo all'interno della famiglia si prepara a viverne la crisi, essendo la famiglia un organismo per sua natura fluido. Luca Cupiello si rifugia nell'ordine della sintesi del presepe, ma anche Ferdinando Quagliuolo ricerca un mondo un po' meno tondo e un po' più quadrato, come avrebbe detto il Sindaco del Rione Sanità. Quanto a Peppino Priore, è il più disperato dei tre».

Perché?
«Perché al contrario di Luca, che anche in punto di morte immagina nuovi scenari possibili unendo le mani e i cuori di Ninuccia e del suo innamorato, che non è il marito Nicolino, facendo un'implicita riflessione sulla libertà e sul senso di responsabilità; o di don Ferdinando, che alla fine difende la sua ossessione, ma soprattutto la felicità della figlia, ritenendola un bene «non sperimentabile» che non si può vincere al bancolotto, Peppino Priore, invece, dopo aver fatto a pezzi la propria vita e quella dei suoi cari, non trova di meglio che dire alla moglie: Un giorno di questi facciamo l'amore, sapendo che non accadrà».

Tutto è sfumato nella rabbia e nel rancore?
«Quello che si è rotto non si può ricomporre e non ci si può accontentare dei cocci. Il tempo è passato, il desiderio resterà irrealizzato. Donna Rosa ha scelto il proprio ruolo, lui non ha saputo trovare un posto nel mondo. Sono questi i temi universali che fanno di Eduardo un classico verso il quale siamo tutti debitori».

Perché ha scelto queste tre commedie per comporre la sua trilogia?
«Mi sembrava di poter percorrere, attraverso i testi, un viaggio nell'evoluzione della società napoletana del Novecento, passando dalla mia ricostruzione dei primi anni Cinquanta di Natale in casa Cupiello alla piccola borghesia di Non ti pago a quella seriamente benestante di Sabato, domenica e lunedì. Ho voluto compiere un'esplorazione nell'idea di famiglia, anche per capire perché ero così affascinato dall'elemento del paradosso».

E cosa ha scoperto?
«Ho capito che tutto nasce da lui, dal modo in cui ci ha fatto vedere il mondo. Eduardo è nei nostri cromosomi».

E quindi?
«Ho affrontato i suoi classici rileggendo il testo originale per poi sentirmi libero di tracciare nuove linee all'interno di questo paradigma».

A proposito di libertà: in «Sabato, domenica e lunedì» al posto del nonno patito per la giacca con gli spacchetti c'è una nonna agguerrita con la benda sull'occhio come una piratessa, Nunzia Schiano, e invece dell'adorato nipote Rocco c'è una nipote altrettanto amata, Pietra. Come mai?
«Volevo dare un'ultima stoccata al ruolo del maschio che si considera il patriarca della famiglia, senza accorgersi che quel posto è desolatamente vuoto. In Sabato, domenica e lunedì vince il matriarcato. La protagonista è donna Rosa. È lei che decide, anche se il conflitto lo genera Peppino».

E poi c'è l'autocitazione ironica. Donna Rosa fa le parole crociate e alla definizione «non è il più bravo, ma il più bello», scrive De Angelis.
«Questo passaggio attiene all'elemento del gioco che in Eduardo c'è e serve a stemperare la drammaticità dei testi. Ho cercato di ricreare quel sentimento, ogni volta che è stato possibile. Quanto a me, diciamo che dal pudore sono passato alla spudoratezza».

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