Gordon Ramsay lascia le cucine di MasterChef e va in tour tra i cibi della Terra

Martedì 20 Agosto 2019 di Francesca Scorcucchi
Gordon Ramsay lascia le cucine di «MasterChef» e «Hell's kitchen» per andare in giro per il mondo, a scoprire nuove ricette e nuovi sapori, Per farlo scala montagne, si cala con l'elicottero, sonda fondali marini, caccia anguille a mani nude. Il famosissimo chef inglese è il protagonista di «Gordon Ramsay: fuori menù», serie in sei episodi, in onda su National Geographic (Sky 403) dal 25 agosto la domenica alle 20,55.

Nel corso del suo viaggio alle estremità del mondo Ramsay scoprirà culture diverse ma anche tradizioni, piatti e ingredienti completamente nuovi. Un'esperienza gastronomica che lo porterà a mettersi alla prova e a ideare nuovi piatti in un personale tributo al Paese che lo ospita: dal Marocco alle Hawaii fino alla Nuova Zelanda.
 
Potremo seguirlo in imprese di trekking nelle foreste del Laos alla ricerca di uova di formica, o nel tentativo di arrampicarsi sulle pareti di un dirupo in Perù, per poter assaggiare una leccornia locale, i vermi dei cactus. In ogni puntata Ramsay farà a gara con i colleghi locali, per vedere chi cucina meglio una ricetta tradizionale del posto.

L'annuncio dello show, in giugno, a pochi mesi dalla morte di Anthony Bourdain reso famoso dal suo show su viaggi e cibo, non aveva mancato di suscitare polemiche. Il «Washington Post» accusò Ramsay di «appropriazione in stile coloniale» del cibo altrui, con una trasmissione che non sarebbe stata in grado di trattare le cucine del mondo con il rispetto che fu di Bourdain. Ora, in occasione della presentazione della serie agli incontri del Tca (Television Critics Association), Gordon ha avuto modo di difendere la sua idea: «È scorretto e ingiusto paragonare il nostro show a quello dell'amico e collega Bourdain. Giudicate dopo averlo visto, dopo aver conosciuto il nostro lavoro e il viaggio all'inferno e ritorno che abbiamo fatto in quasi tutte le puntate. Non ho iniziato a fare questo tipo di trasmissioni adesso, ma nel 2004, ho viaggiato attraverso India, Vietnam, Cambogia e molti altri posti, ho letteralmente messo da parte i miei ristoranti, le mie tre stelle Michelin, i miei 25 chef per viaggiare e scoprire le cucine del mondo. Volevo conoscere segreti, imparare la magia del fare un piatto eccezionale con ingredienti da tre dollari, scoprire i segreti di cucine e tradizioni a volte dimenticate».

Secondo Ramsay il mondo della cucina d'autore sta cambiando scenario. Non è più monocolore, non è più dominata da un solo stile e neanche da un solo genere: «Andando in giro per il mondo ho incontrato più donne chef che uomini. Sono stanco del dominio maschile nelle grandi cucine, non devi essere un uomo per essere un grande chef. C'è una ragazza, Clare Smyth, che quando aveva 13 anni fuggì da casa per venire a lavorare nella mia cucina. Ora, dieci anni dopo, ha aperto un suo ristorante e sta diventando una star. Alle Hawaii ho incontrato Kimi Werner che ha due passioni: la pesca subacquea e il cibo, in Nuova Zelanda, ho scoperto Monique Fiso che sta diventando la massima esperta della cucina Maori, ha studiato la storia, le tradizioni e adesso ne sta rivoluzionando il dna. Potrei proseguire ore con altri esempi. La cucina professionale non è più roba da uomini».

Ramsay ama viaggiare in luoghi dove la tv non arriva: «È bello non essere riconosciuti, stare in mezzo a gente che non ha idea di chi sei, che vede in te solo un tipo strano, biondo, dalla pelle troppo chiara, che non riesce a piegarsi abbastanza per entrare nella capanna, o non può stare accucciato sulle ginocchia per non più di 10 minuti. È bello non capire una parola di quello che ci si dice e comunque avere in comune il linguaggio del cibo, che unisce e connette. Mangiare avvicina la gente, immediatamente, senza bisogno di troppe parole».

Fra quelle pronunciate nel corso delle sei puntate poche sono le parolacce, che di solito scorrono a fiumi in ogni trasmissione di Ramsay: «In fatto di linguaggio scurrile dò il mio meglio quando sono sotto pressione in una cucina, è l'urgenza del lavorare ai fornelli che forbisce il mio linguaggio. In questo caso non dico che fossi più rilassato a guardare strapiombi sotto di me, ero terrorizzato e forse qualche parolaccia mi sarà pure scappata, ma è una tensione diversa. Comunque ne approfitto: mi scuso per tutte le parolacce dette nel corso della mia carriera televisiva e appunto un colpevole: la mia mamma non mi sgridava abbastanza». © RIPRODUZIONE RISERVATA