Guanciale è pronto
«Ricciardi sono io»

di Alessandra Farro

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«Sarò io il commissario Ricciardi, ma non è ancora ufficiale», ammette Lino Guanciale, tornato a Napoli per mettere in scena da stasera al Bellini, dopo il Pasolini di «Ragazzi di vita», «La classe operaia va in paradiso», diretto da Claudio Longhi, scritto da Paolo Di Paolo, liberamente tratto dal film di Elio Petri e già vincitore di un Premio Ubu, gli Oscar italiani per il teatro.

Sulla cresta dell'onda grazie a «L'allieva», il documentario su L'Aquila dieci anni dopo e, soprattutto, alla seconda serie di «La porta rossa», la serie noir di Raidue in cui è il commissario Cagliostro che, ucciso a colpi di pistola rimane - da fantasma - in città accanto alla moglie, Guanciale è stato scelto, dopo una lunga e travagliata selezione, per vestire i panni del commissario che «sente» i morti inventato dalla penna di Maurizio de Giovanni: «Per me sarebbe un'opportunità grandissima e decisiva per la mia carriera televisiva», racconta, «ne stiamo parlando concretamente con la Rai».

Ormai sembra fatta, manca l'ufficializzazione della notizia da parte dei produttori, Clemart e Rai Fiction, Guanciale piace al regista Alessandro D'Alatri, già dietro gli ultimi episodi de «I bastardi di Pizzofalcone», altra serie tratta dai romanzi dello scrittore napoletano, un po' meno allo stesso de Giovanni, che avrebbe preferito un volto meno noto, meno televisivo, più ambiguo, forse anche più... napoletano del trentanovenne attore abruzzese. Un volto in grado di stupire gli spettatori, come accadde con Luca Zingaretti, ancora sconosciuto quando fu scelto per il Montalbano di Camilleri.

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Martedì 9 Aprile 2019, 09:39 - Ultimo aggiornamento: 09-04-2019 12:18
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