L'amica geniale, Storia di chi fugge e di chi resta: «Con Lila e Lenù la sfida per i diritti delle donne»

Giovedì 27 Gennaio 2022 di Titta Fiore
L'amica geniale, Storia di chi fugge e di chi resta: «Con Lila e Lenù la sfida per i diritti delle donne»

Sono cresciute, Lila e Lenù, le amiche geniali della saga di Elena Ferrante. Nella terza stagione della serie, «Storia di chi fugge e di chi resta», da domenica 6 febbraio su Raiuno per quattro serate evento, sono diventate donne, con i loro sogni, le loro aspirazioni, le loro contraddizioni. Lila ha lasciato il marito, vive a San Giovanni a Teduccio con Enzo e fa l'operaia in un salumificio in condizioni durissime per mantenere il piccolo Gennaro. Elena si è laureata, sta per sposare un professore, Pietro, ha scritto un libro di successo, avrà due bambine. Sullo sfondo le lotte operaie, la nascita del femminismo, l'energia rivoluzionaria del Sessantotto che il regista Daniele Luchetti, subentrato a Saverio Costanzo, ha raccontato con lo stile potente, i colori e le atmosfere del grande cinema italiano degli anni Settanta, «immaginando di lavorare in quegli anni». Gaia Girace e Margherita Mazzucco, le protagoniste, sono entrate come in una macchina del tempo. Margherita/Elena: «Le scene familiari sono state le più divertenti da girare, ho dovuto imparare a gestire una casa e un matrimonio. Fare la mamma? All'inizio, alle prese con un neonato andavo in crisi, poi sono diventata immune al pianto dei bambini. È stata una sfida interessante e tosta». Gaia/Lila: «Immedesimarsi in Lila in questa stagione non è stato facile, è una donna fisicamente distrutta, ma dentro conserva quella fame di vita perché ha un figlio da mantenere e non si fida di nessuno. Come lei sono determinata e impulsiva, anche se sto cercando di diventare più diplomatica». Amiche geniali sul set, le due attrici raccontano di esserlo meno nella vita. Il regista: «Ma il loro rapporto complesso è una ricchezza, ha giovato alla serie».

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Come si entra in corsa in un progetto che è già un successo internazionale, Luchetti?
«Con lo stesso spirito con cui ci si avvicina a un'opera lirica o a un testo teatrale: sembra che tutto sia stato già fatto e definito e poi ti accorgi che hai a disposizione un ampio spazio per sabotare quelle convinzioni, oppure che puoi cercare di seguire i personaggi, esplorando le loro potenzialità e cercando di far dare il massimo agli attori. Sono entrato in punta di piedi in una serie che aveva già un olimpo di autori, la stessa Ferrante, Saverio Costanzo, Laura Paolucci e Francesco Piccolo. Quando avevo una domanda, prendevo in mano il romanzo in cerca di soluzioni e sulle pagine, invece di una risposta, trovavo spesso altre domande».

«L'amica geniale» è un romanzo-mondo, quale chiave ha scelto per raccontarlo?
«Io lo definisco un romanzo epico domestico e ho provato a tenere insieme due elementi: il rispetto della narrazione, piena di felici ambiguità, e la memoria emotiva delle dinamiche familiari. Sono cresciuto in una famiglia patriarcale dove le donne non hanno potuto studiare, conosco bene la loro frustrazione, la rabbia di Lila era la stessa di mia madre. Ho vissuto sulla pelle l'eterna lotta delle donne per la parità e anche il senso di colpa di essere maschio. Leggendo i libri della Ferrante ho scoperto che la storia di Lila e Lenù in qualche modo riguardava anche me. Naturalmente sono stato fedele al romanzo, con l'intento di raccontare in modo veritiero atmosfere e dettagli. Spesso è stata la stessa scrittrice a gestire via mail certi miei dubbi. È stata il punto fermo intorno al quale girare con piena libertà».

In questa stagione sono centrali i temi del cambiamento sociale e del movimento femminista.
«Per ragioni anagrafiche li sentivo vicini, ma per gli attori non era così. Mi sono preso il gusto di spiegare con il megafono in mano a una troupe di giovani che cosa fossero stati il femminismo e l'occupazione delle scuole e delle fabbriche e a chiedere loro di identificarsi nell'energia allegra sprigionata dal Sessantotto, a identificarsi in quei tentativi di cambiamento».

È stato difficile governare una macchina così complessa in tempo di Covid?
«Abbiamo girato in due tranche, la prima in zona rossa con tamponi continui, mascherine e pasti in camera. A parte questo, non ho avvertito alcuna fatica intellettuale, mi sono sentito nel mio territorio, immerso in un tempo senza dimensioni. Abbiamo portato per quanto possibile la narrazione in esterni, aggiungendo allo stile del teatro di posa quello del cinema di strada, tra Napoli, Firenze e Torino. E quelle città vuote, spettrali, non le dimenticherò più».

Cosa ha imparato da questa esperienza?
«Che bisogna avere fiducia nei personaggi e nelle storie. E mettersi al servizio dell'efficacia del racconto».

Prodotta da Fandango, The Apartment, Fremantle e Wildside in collaborazione con Rai Fiction e Hbo, «L'amica geniale» (dai libri editi da e/o) è venduta in 130 paesi e amatissima dagli Stati Uniti alla Cina. Nella prossima stagione, per ragioni di età cambieranno le attrici protagoniste. Avete già pensato a chi le sostituirà?
«Beh, questo è un problema di chi farà la quarta serie. Anche se io qualche idea ce l'avrei». 

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