«La sposa» è Serena Rossi: «Dedicato a mia nonna, donna del passato che sapeva guardare al futuro»

Venerdì 14 Gennaio 2022 di Francesca Bellino
«La sposa» è Serena Rossi: «Dedicato a mia nonna, donna del passato che sapeva guardare al futuro»

«Mungere una mucca di 700 kg è stata la cosa più appassionante che ho fatto negli ultimi tempi», esclama entusiasta Serena Rossi nel raccontare il lavoro sul set per interpretare il personaggio di Maria, protagonista di «La sposa», in onda da domenica in prima serata di Raiuno.

La storia è ambientata negli anni '60 nella campagna veneta in cui la protagonista arriva dalla Calabria per sposare un uomo che non conosce. L'Italia di quegli anni vive il boom economico, ma in alcune zone del Sud sono ancora diffuse pratiche arcaiche come quella dei matrimoni per procura. La serie, coprodotta da Rai Fiction e Endemol Shine Italy e diretta da Giacomo Campiotti, comincia dal gesto sacrificale di Maria che, per salvare la famiglia dall'indigenza, accetta di sposare un rude agricoltore vicentino, Vittorio Bassi (Maurizio Donadoni). Quando giunge all'altare, però, la donna scopre che non c'è lui ad attenderla, ma il nipote Italo (Giorgio Marchesi), che non aveva mai visto prima e che non ha alcuna intenzione di trascorrere la vita con lei. È stato lo zio Vittorio a fargli firmare le carte del matrimonio per procura con l'inganno. La nuova vita di Maria, dunque, comincia in un ambiente ostile in cui è percepita come un'estranea e in cui è costretta a lavorare nei campi.

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Serena, i mesi di set per girare «La sposa» l'hanno messa a dura prova?
«Sì, soprattutto a livello fisico. Mi sono tuffata nel fiume, ho nuotato tra le zanzare, ho falciato il grano, ho guidato il trattore, ho raccolto i pomodori, ho munto una mucca, insomma ho cercato di sporcarmi le mani come facevano le contadine. Se dobbiamo fare una cosa difficile, la faccio. Non mi tiro indietro. Ma senza dubbio Maria è più fisica di me».

Cosa le è piaciuto di questa storia?
«Ho letto la sceneggiatura mentre giravo Mina Settembre. Di solito quando sono concentrata su un progetto non mi dedico ad altro, ma questa sceneggiatura l'ho divorata. La storia parla di persone semplici, di voglia di sudare, di accogliere il diverso. Parla del passato e del futuro. Ci ho trovato dentro parti di me».

Una parte luminosa e generosa?
«Sì, come Maria credo nel buono delle persone e voglio conservare il candore nello sguardo. Nella storia Maria farà molta fatica. Sopporterà maschilismo e razzismo in silenzio, senza farlo pesare. Non perché è debole, ma perché è più forte di tutti ed è capace di rendere migliori le persone che ha intorno. Mi riconosco nella sua pazienza, nella voglia di lavorare e nel senso della famiglia. Come Maria anche io credo nelle tradizioni: a Natale, a casa, abbiamo cantato Tu scendi delle stelle. Maria ci insegna che tutti apparteniamo a qualcosa. Mi piacciono i personaggi che hanno qualcosa da insegnare. Sento la responsabilità di quello che faccio. Le persone si aspettano da me cose alte. Maria mi ha conquistato anche perché nel suo modo di fare ho rivisto mia nonna Giuseppina che è venuta a mancare a 98 anni proprio mentre giravamo la serie».

Che cosa ha imparato da lei?
«Nonna Giuseppina era la mamma di mio padre. Mi ha insegnato il rispetto per gli altri. Prima di morire ha scritto una lettera per figli e nipoti in cui racconta la sua storia d'amore con nonno Emilio e in cui dice che i genitori non avevano nulla da lasciarle, solo l'insegnamento del rispetto per gli altri. Mentre giravamo ho mandato a mio padre delle foto in cui avevo il fazzoletto in testa e lui mi ha detto che le somigliavo tanto. La serie è dedicata a lei».

Come se l'è cavata, da napoletana, con il dialetto calabrese?
«Per fortuna ho un orecchio musicale».

Che rapporto ha con il matrimonio?
«Tutti nella mia famiglia sono sposati, genitori, nonni. È una cosa in cui credo, la sognavo, ma non con l'abito bianco. Poi con Davide Devenuto, con il quale condivido casa, società, figlio, ho capito che è importante la relazione, non la cerimonia in chiesa. Credo nelle relazioni che durano per sempre. Sono una ragazza all'antica».

Però senza matrimonio, per ora, nonostante la proposta in diretta tv. Quale qualità dalle donne del passato trasferirebbe alle donne di oggi?
«La pazienza. Oggi siamo tutte acceleratissime, sosteniamo ritmi frenetici. Andare piano e guardare lontano ci aiuterebbe. Le donne di ieri hanno spianato la strada a quelle di oggi. Anche se resta molto da fare, non bisogna arrendersi. Non sarebbe male una donna al Quirinale».

In questi giorni sta girando a Napoli la seconda stagione di «Mina Settembre».
«Giriamo da novembre, finiremo ad aprile e la serie andrà in onda in estate. Ci saranno le risposte a tante domande lasciate in sospeso». 

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