Natale in casa Cupiello, Eduardo De Filippo vince ancora e divide Napoli

Giovedì 24 Dicembre 2020 di Stefano Prestisimone

Stravince la serata tv con 5.636.000 telespettatori e uno share del 23,89%, ma divide il pubblico il «Natale in casa Cupiello» di Edoardo De Angelis andato in onda l'altro ieri su Raiuno. Esultano i vertici Rai attraverso una nota dell'ad Fabrizio Salini che parla di «risultato importante, di rilevante significato» e di «apprezzamento così massiccio del pubblico che è il segno di una grande operazione culturale e di contenuto della Rai che punta su innovazione e qualità». Il direttore di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, conferma, aggiungendo che «oltre al grande risultato, da rilevare il riscontro positivo in tutte le fasce d'istruzione e sul target giovane che ottiene un significativo 30% sul pubblico femminile 15-24 anni». Nel votatissimo sondaggio del Mattino.it di ieri la platea si è divisa tra chi apprezza, chi no, e - partito di maggioranza relativa - chi apprezza, «ma Eduardo è un'altra cosa». Nei social le critiche battono i «like» di gran lunga. Sia come sia è una vittoria il successo di Eduardo, del suo teatro, in tv e anche nelle chiacchiere da social: per una volta divette desnude, politici di basso rango e reality irreali hanno dovuto cedere il passo a Cupiello & Co, che gli piacesse o meno il presepe, che gli piacesse o meno l'allestimento.

Pareri critici arrivano da parte di tre attori della compagnia della celebre edizione televisiva del 1977 diretta e interpretata da Eduardo: «Mi sono perso dei pezzi perché la mia grande passione per il Napoli mi ha portato a fare zapping con i commenti del dopo verdetto Coni che annullava il 3-0 a tavolino», commenta sorridendo Marzio Honorato, che ha recitato in sette lavori di Eduardo compreso il «Natale in casa Cupiello» nel ruolo importante di Vittorio Elia: «Il mio giudizio alla base è che per me Eduardo deve essere fatto all'estero ma non a Napoli e in Italia, perché il confronto è sempre impietoso», sostiene il Renato Poggi di «Un posto al sole». «Questo è un ennesimo tentativo di riproporre le sue opere e Sergio Castellitto con grande onestà in un'intervista precedente alla messa in onda in qualche modo ha messo le mani avanti dicendo in pratica: Spero di non far storcere troppo il naso ma quella che vedrete è la nostra visione di questa commedia. Ha cercato così di far predisporre il pubblico in un modo diverso, ma il problema è che non ci riusciamo, pur volendo. C'è un altro clima in questa versione, Eduardo è più borghese e anche l'arredamento è borghese. Diciamo che la classe sociale è più elevata ma poi il discorso casca perché Luca Cupiello è un custode di un deposito». E la performance di Castellitto, Honorato? «Il suo Luca quando si arrabbia, urla nella commedia, invece Luca/Eduardo non urla mai, ha un tono sommesso. E poi nel lavoro c'è un'ironia di fondo che non c'è in questa versione. Non si ride e forse questa è stata una scelta stilistica precisa. Perché Castellitto è un ottimo attore ma gli manca il senso comico. Hanno deviato su un altro Luca Cupiello». 

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Marisa Laurito, che era la giovanissima Rita nell'edizione del '77, è ancora più critica: «Sono stati stravolti i caratteri dei personaggi ed è diventata così un'altra commedia. Anche Shakespeare è stato ambientato in altre epoche ma non sono stati manomessi i caratteri di Otello o Re Lear. Luca Cupiello è un uomo ingenuo, un bambino, un poeta, e perciò gli viene un coccolone quando scopre i guai della famiglia, invece è stato rappresentato come un uomo che si arrabbia, violento, che ha una grande forza. E quindi non può crollare così. Un altro tradimento riguarda il fatto che tutta l'opera eduardiana ha come cifra il dramma che sfocia nella comicità. E in questa edizione non c'era nemmeno l'ombra della comicità. Non c'era una battuta. La lettera di Natale di Tommasino è un capolavoro comico e faceva ridere di continuo con i duetti tra Luca De Filippo, Gino Maringola nei panni dello zio, e gli interventi di Eduardo. Ma in questo caso non si è riso mai. Perché il personaggio di Castellitto si prendeva troppo sul serio. Gli attori sono stati bravissimi, ma non capisco per quale motivo ricercare l'originalità a tutti i costi quando c'è un testo così potente e quando si hanno a disposizione attori di questo livello. Io non lo trovo necessario».

È perplesso anche Sergio Solli, che era Luigi Pastorelli nella versione tv del 77, il rivale di presepi di Luca Cupiello: «L'attesa è stata enorme. Attori bravi ma nessuno sforzo per provare a strappare una risata. Non ho trovato poi nulla di speciale, il testo così com'era lo hanno messo in scena. E poi il mio personaggio, Pastorelli, nell'originale aveva un suo spazio mentre in questa versione in pratica è stato cancellato». 

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