Piero Angela: «Il Covid finirà, in estate uscirà il mio primo disco jazz»

Lunedì 15 Marzo 2021
Piero Angela: «Il covid finirà, in estate uscirà il mio primo disco jazz»

È mercoledì 18 marzo del 1981 quando esce la prima puntata di Quark, la rubrica scientifica condotta da Piero Angela. A 40 anni, il divulgatore scientifico racconta a New Normal Live, il talk condotto su LinkedIn dal giornalista e top voice di LinkedIn Filippo Poletti e dalla psicologa Monica Bormetti, la sua esperienza. «Sono passati 40 anni dall’inizio di Quark. Non immaginavo che questo programma avrebbe avuto l’accoglienza che ha avuto: 9 milioni la prima puntata, andata in onda dopo Dallas. La scienza permette di capire tutto. Cerchiamo di essere ottimisti: il covid finirà e tornerà la vita normale».

Perché il nome della trasmissione è Quark

«Il nome Quark nacque da una lista di 50 nomi – spiega Angela ospite di “New Normal Live” –. Allora quark era una particella ipotetica, costituente dell’atomo: usare questo nome per un programma voleva dire andare dentro le cose per comprendere i meccanismi di base. La scienza permette di capire tutto: è quello che fanno i filosofi dall’antica Grecia. Risponde a domande quali “da dove veniamo?” (astrofisica), “com’è nata la terra?” (geologia), “com’è nata la vita?” (biochimica), come si è evoluta la vita?” (biologia), “perché siamo diversi?” (genetica), “cos’è il cervello?” (neurologia) e così via. Sono le domande che l’uomo si è sempre posto e alle quali la scienza può rispondere. I miei telespettatori sono curiosi: vogliono capire e sapere».

L'erede di Angela? Non il figlio

Non esiste una puntata di “Quark” alla quale Angela è più affezionato: «Sono come figli, impossibile preferirne uno. Se dovessi guardare alla mia vita, non la cambierei: il lavoro mi ha permesso di incontrare tantissime persone e avere tante soddisfazioni dal pubblico», spiega il noto conduttore su LinkedIn, il social media dedicato al lavoro. Guardando al futuro, a 8 lustri dall’avvio della fortunata trasmissione “Quark”, Angela dice: «Il mio erede oggi? Non mio figlio – prosegue sorridendo –. Lui si occupa di altre cose, ha fatto anche lui divulgazione. Ha una formazione scientifica: si è laureato in scienze naturali, poi ha fatto il ricercatore per molte campagne di scavo in Africa e altrove. Ha iniziato a fare divulgazione ed è stato attratto sia dalla paleontologia che dalla archeologia, e dall’archeologia fino all’arte. Fa tutt’altro. Ci sono dei giovani che stanno crescendo e che abbiamo arruolato in “Superquark+” per RaiPlay. Abbiamo fatto due serie da 10 puntate: ne faremo una terza». I più bravi a fare divulgazione scientifica? «Non sono coloro che hanno lauree scientifiche, ma laureati in filosofia della scienza».

In estate il disco jazz

A 92 anni compiuti lo scorso 22 dicembre, Angela è pieno di idee: «Il segreto della giovinezza è mantenere la curiosità e avere progetti, anche piccoli. Finalmente farò un disco, uscirà dopo l’estate: ci saranno dei brani che eseguirò al pianoforte e altri suonati con un piccolo gruppo jazzistico», spiega il divulgatore-pianista con alle spalle studi classici interrotti all’esame di ottavo anno di Conservatorio. Tra i suoi progetti non c’è la politica: «Non mi interessa. Sono un indipendente, un battitore libero. Voto le persone più che il partito. Su questo ho scritto il libro “A che cosa serve la politica?”. La politica deve valorizzare e sostenere la ricerca, cosa che non avviene».

Il richiamo alla Rai

Da ultimo, chiudendo la puntata di “New Normal Live” con Poletti e Bormetti, consegna tre testimoni: «La Rai è un servizio pubblico: deve aiutare la gente a capire, a rendersi conto di quanto la ricerca, l’innovazione, la produttività e il buon senso possano aiutare il Paese a superare i problemi». Il secondo testimone è per gli scienziati: «Dovete alzare la voce, spiegare quello che fate», prosegue ricordando il suo legame di stima e amicizia con il fisico Edoardo Amaldi, tra i creatori del Cern di Ginevra. Il terzo testimone è per la scuola italiana: «Quando mi chiedono in che cosa sono esperto, dico che sono ignorante. Ho fatto tanti documentari e ho scritto libri su diversi argomenti: sono un curioso e mi piace connettere le cose. Chi gioca a scacchi capisce queste cose: per questo bisognerebbe insegnare gli scacchi a scuola».

Ultimo aggiornamento: 17:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA