Nuove frontiere della visione: arriva la tv ibrida digitale, sempre più personale e interattiva

Sabato 25 Novembre 2017 di Barbara Landi
User experience e realtà aumentata per definire una modalità di fruizione ultrarealistica
Nuove frontiera della visione. Una tv ibrida digitale, sempre più personale e interattiva, che si fonda sull’ausilio dell’intelligenza artificiale. User experience e realtà aumentata per definire una modalità di fruizione ultrarealistica. Confini che si rompono tra fruitore e intrattenitore, in un continuum liquido. «La tv smart tv è multipiattaforma, evoluta, connessa e ibrida. Si vede da qualsiasi sorgente, sia satellite, digitale terrestre o rete ip», sottolinea Marco Pellegrinato, vicepresidente HdForum Italia e R&D Director di Rti-Mediaset Group, considerato il “profeta” dello switch off al Dvb-T2 previsto entro il 30 giugno 2022, quando le attuali trasmissioni del digitale terrestre saranno spente in favore del nuovo standard di trasmissione, rendendo obsoleti gli apparecchi televisivi.

I maggiori broadcaster italiani (Rai, Sky, Rti Mediaset Group,Publitalia ’80, Mpeg, Rtl 102.5, Hd, TivùSat) si sono incontrati al teatro di ateneo di Salerno per confrontarsi con l’accademia sul tema delicato della “Televisione 4.0” e della sua trasformazione digitale nella giornata di studi promossa in sinergia dalle università di Salerno e del Sannio.
 

Ad aprire i lavori Leonardo Chiariglione, cofondatore di Mpeg, un’icona, padre dell’mp3 che con la compressione di suoni e immagini ha rivoluzionato il media televisivo: «Molto bolle in pentola sia per migliorare i formati della televisione sia per prepararne di più immersivi, utilizzabili sia sui dispositivi che sulle reti di trasmissione. L’utente diventa protagonista, mentre i limiti tecnologici vengono spinti molto più avanti, con la cattura dell’informazione visiva non più dimensionale, ma spaziale». «Non solo un’analisi prospettica sugli scenari futuri – insiste il professor Vincenzo Loia, direttore del dipartimento di Scienze Aziendali, Management e Innovation System UniSa - attraverso il convegno di oggi siamo riusciti a mettere in relazione i nostri giovani con un panorama industriale molto competitivo in ambito internazionale. Ci si lamenta che la tv sia in declino o in crisi, ma dalla giornata di studi emerge una fase di profonda metamorfosi». «La trasformazione del nuovo digitale terrestre può comportare grandi speranze per il futuro dal punto di vista del miglioramento del canale di trasmissione e dell’ interazione – spiega Annibale Elia, direttore del dipartimento di Scienze Politiche, sociali e della comunicazione UniSa - dall’altra può comportare tutti i rischi che il web porta con sè, ovvero che la personalizzazione divenga oppressiva. Sarà importante sviluppare competenze professionali e spirito critico soprattutto in quelli che saranno gli scrittori, gli sceneggiatori, i comunicatori della politica, dell’arte e della cultura. L’università è presente».

Un tentativo di immaginare nuovi mondi per reinventare l’esperienza televisiva secondo Luigi Troiano, docente di Intelligenza artificiale all’UniSannio e fautore dell’iniziativa: «È un’esperienza multimodale distribuita su più dispositivi per costruire una fruizione personale che soddisfi gusti e desideri personali, modellandosi sullo spettatore. Citando Steve Jobs, potremmo concludere che la tv è la più corrosiva delle tecnologia, ma al meglio delle sue possibilità stupefacenti». «È una rivoluzione già in atto – aggiunge Piero Altoè, Business Development Manager HPC/DL NVIDIA – Il tempo medio di attenzione è di 8 secondi e in questo arco temporale noi siamo in grado di discernere perché, abituati al multitasking, abbiamo sviluppato capacità di concentrazione tale da discriminare e scegliere. I broadcaster devono essere incisivi, quindi, in pochi secondi. Servono competenze estremamente specifiche».

A breve il campus svilupperà lauree magistrali e percorsi di specializzazione dedicati alla digitalizzazione della comunicazione, come evidenzia il rettore Aurelio Tommasetti. Nella duplice veste di direttore della Scuola di Giornalismo Unisa e vice direttore del Tg1 Rai interviene Gennaro Sangiuliano, sottolineando l’evoluzione del lavoro del giornalista, costretto a confrontarsi con un numero sempre maggiori di piattaforme: «Un tema ampio, che tira in ballo le fake news: il web amplia libertà e spazio democratico, ma pone una serie di problemi. Il progresso è un fatto ontologico, esiste, è nella nostra realtà». Parla invece di Fattore Z e delle nuove modalità di fruizione fondate su interazione e interattività Ciro Gaglione di Sky Italia: «Il primo fattore di cambiamento è l’uso massivo e dinamico del multiscreen, il secondo l’innovazione tecnologica, tali da dare origine ad un ecosistema di dispositivi, con una modalità di visione collettiva che si muove tra schermo della tv, tablet, smartphone. Quali le conseguenze? L’audience si frammenta determinando il declino del palinsesto, con lo sviluppo della bidirezionalità. Siamo passati dall’era dell’informazione alla network age, ovvero della relazione. La parola chiave è “on demand”: il fruitore non è assediato dai contenuti, ma sceglie cosa vedere». Ultimo aggiornamento: 11:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA