Sanremo 2021, cinque star per Amadeus: e la Rai cerca figuranti conviventi

Martedì 26 Gennaio 2021 di Antonella Forni

Quelle che faranno Sanremo: Ornella Vanoni (magari nella serata della finale, con un omaggio alla sua carriera, oltre che all'album in uscita, «Unica»), che avendo già contratto il Covid-19 dovrebbe, tra l'altro, già essere immune, almeno ancora per qualche tempo; Fiorella Mannoia, tamponatissima nelle scorse settimane per registrare il suo show - di successo - per Raiuno; ancora in bilico Giorgia; Elodie e Matilda De Angelis, ma le ultime due già si sapeva. Quattro cantanti e un attrice: cinque ragazze per Amadeus possono bastare? O arriveranno - battistianamente - a dieci?

Ad applaudirle in platea troveranno «coppie di figuranti conviventi»: proprio così, temuti un tempo, quando i claqueur venivano (anche) da Napoli per tifare per questo o quel concorrente, ora la Rai ufficializza la scelta di ricorrere a una platea di comparse, pagate e tamponate, oltre che - si immagina - a misurare gli applausi, uguali per tutti i concorrenti, magari liberi di esprimere le proprie preferenze con gli ospiti. «È fondamentale avere il requisito di convivente», precisa meticoloso l'annuncio di reclutazione per l'impegno al teatro Ariston dal 2 al 6 marzo, «che permetterà di occupare due poltrone ravvicinate, distanziate dalle altre almeno di un metro. Sarà richiesta un'autodichiarazione di convivenza e inoltre sarà richiesto un tampone (rimborsato da Rai) nei giorni precedenti la prima convocazione».

Insomma l'Ariston, l'ha detto anche Fiorello da Fazio l'altra sera, sarà da considerare uno studio televisivo e non un teatro, sperando che si plachi così la canea social e le raccolte di firme perché «se si fa Sanremo si possono allora riaprire tutti i teatri e i cinema». Ora chi - convivente - voglia candidarsi a una poltrona per due può scrivere a ufficiofigurantisanremo@rai.it. Il compenso non è noto, né se si favoriranno i conviventi locali, a discapito della «geografia democratica» di composizione della platea.

Prende corpo così il Festival «della rinascita», come si auspica l'Amatissimo conduttore-direttore artistico, che quando ha accettato l'idea del bis dopo il trionfo dell'anno scorso non poteva certo immaginare di trovarsi in una condizione simile. Sanremo con teatro blindato, senza passerella, senza assembramenti, senza show in piazza Colombo, senza assalto ai big per i selfie, con la sala stampa del roof dell'Ariston requisita per allargare lo spazio a disposizione di tecnici e addetti ai lavori, visto che il retroplaco del teatro è davvero poco spazioso, come anche i camerini abituali, per permettere la distanza imposta dalla pandemia.

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I giornalisti? Un centinaio, probabilmente, magari anche qualcuno meno, quelli che saranno accreditati, con una sala stampa (o forse due) tra Palafiori e casinò, rispettosa delle indicazioni del dpcm dove si dovrebbe tenere una sola conferenza stampa quotidiana, quella tradizionale di mezzogiorno, con Ama, Fiorello, i dirigenti Rai... tra l'altro trasformata da tempo in un format televisivo, il «Question time». Tutto il resto dovrebbe avvenire a distanza, con conferenze stampa di concorrenti ed ospiti in streaming, interviste telefoniche e così via, tranquillizzando anche i discografici che - come la Rai - sono terrorizzati dall'idea che, durante la gara, qualcuno possa ritrovarsi improvvisamente positivo. Che cosa succederebbe in quel caso? Ammesso che le sue condizioni di salute lo permettessero, ammesso che i tamponi rapidi escludessero il contagio degli altri cantanti e del numerosissimo staff impegnato, andrebbe squalificato? Potrebbe esibirsi dalla sua stanza d'albergo con l'orchestra che suona dall'Ariston? E per gli orchestrali sono previsti eventuali sostituti?

Che la questione sia seria lo dimostra la gag messa in piedi l'altra sera a «Che tempo che fa» dalla coppia AmaRello: «Amadeus ha detto che se si contagia il Festival lo conduco io», ha detto lo showman più amato d'Italia, «vuole davvero che sia la fine della mia carriera». 

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