Sophia Loren torna sul set con il figlio Edoardo: «Il mio ritorno un inno alla tolleranza»

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Titta Fiore

Dal salotto della casa di Ginevra, Sophia Loren parla tenendo stretta nella sua la mano del figlio Edoardo. Per tutto il tempo del collegamento resteranno così, protetti dalla tenerezza di quell'abbraccio indissolubile. A parlarne, al regista s'incrina la voce: «Forse solo tra trent'anni riuscirò a trovare le parole giuste per descrivere il legame, la fiducia che abbiamo l'uno nell'altra e la forza che ci diamo». Insieme hanno girato un nuovo film, il terzo della loro collaborazione dopo «Cuori estranei» (2002) e il mediometraggio «La voce umana» (2014): «La vita davanti a sé», tratto dal romanzo del premio Goncourt Romain Gary, sarà disponibile su Netflix dal 13 novembre nei 190 paesi in cui opera la piattaforma streaming, impreziosito da un brano originale di Laura Pausini che sarà proposto per la nomination all'Oscar. Il produttore Carlo Degli Esposti di Palomar non nasconde l'emozione: «Sophia è un'icona, non vedo l'ora di renderle omaggio». Il film è la storia emozionante di un'ex prostituta ebrea sopravvissuta ad Auschwitz, Madame Rosa, che in un quartiere multietnico di Bari tira a campare prendendosi cura di bambini senza famiglia. Su insistenza del proprio medico (Renato Carpentieri) accetta di ospitare un ragazzino senegalese ladro e spacciatore, Momo (il bravissimo esordiente Ibrahima Gueye). Sembrano diversi in tutto, ma tra i due nascerà piano piano un affetto sincero e un legame destinato a cambiare le loro vite.

Anche con i capelli grigi in disordine e una vestaglietta informe, nei panni di Madame Rosa la Loren illumina ogni scena con il suo talento senza tempo e negli Stati Uniti si comincia a parlare di un terzo Oscar, dopo quelli vinti per «La ciociara» e alla carriera. Che ne dice, Sophia? «Non ci voglio neanche pensare, il mio Oscar l'ho già vinto girando questo film. Vediamo. Solo all'idea il cuore mi fa putipum nel petto. Vediamo». Per calarsi nei panni della protagonista di «La vita davanti a sé» si è ispirata a sua madre Romilda, una donna tenace che sapeva nascondere le proprie fragilità sotto un'apparente durezza: «Mia madre era così, quando era necessario sapeva farsi sentire. Era un'artista e per farci mangiare, me e mia sorella Maria, suonava il piano per gli americani. È stata fondamentale, era la nostra forza». La guerra, che sullo schermo ha segnato in maniera drammatica il destino del suo personaggio, fa parte dei suoi ricordi di bambina: «Ero molto piccola, avrò avuto tre o quattro anni, ma ho visto tutto, le bombe, le incursioni, i rifugi... Allora non capivo la differenza tra la vita e la morte. Solo crescendo mi sono resa conto della tragedia immane che avevamo attraversato. La guerra ha influito anche sul mio modo di recitare, certe cose non si dimenticano più». 

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Con il piccolo Momo e con la variopinta comunità che le gira intorno, Madame Rosa costruisce una famiglia allargata dove i rapporti d'amore sono più saldi dei legami di sangue. È questo il messaggio che le piacerebbe trasmettere agli spettatori? «Vorrei che il film fosse un invito alla tolleranza, al perdono, all'amore. Tutti hanno il diritto di essere amati e ascoltati. E di vedere realizzati i propri sogni». È una leggenda, Sophia, sempre affascinante nel morbido golf di lana rossa, indifferente al tempo che passa. Eppure, per lei, il cinema resta il più bello dei sogni. Edoardo: «Mia madre affronta ogni film come se fosse il primo. L'unico film della sua vita. Ed è questo che fa di lei l'artista che conosciamo». Eppure, dall'ultima volta che ha affrontato la macchina da presa, per «La voce umana», sono passati più di sei anni, come mai? «Non me ne sono neanche accorta, forse avevo bisogno di riposare la testa, di fare un po' di silenzio. Volevo vedere crescere figli e nipoti. Ma quando Edoardo mi ha portato questa storia, che già conoscevo abbastanza bene, mi sono intenerita. Non ho saputo resistere. Per la famiglia avevo fatto molto, ora potevo tornare al cinema». Il suo rapporto con il set è cambiato? «Come se il tempo non fosse passato. Ho finto di dimenticare che per un po' di anni non ho recitato. E ho fatto il film che volevo». In una carriera così straordinaria e piena di premi e di soddisfazioni, ha mai avuto rimpianti? «Una volta, tanti anni fa, Luchino Visconti mi propose di interpretare la Monaca di Monza. Amavo moltissimo quel personaggio, poi non se ne fece niente, non so più perché, ma è stato un peccato». E qual è la scena di «La vita davanti a sé che l'ha emozionata di più? «L'emozione c'è sempre. La più difficile, semmai, è stata la scena della terrazza, sotto la pioggia, quando Madame Rosa si perde nei suoi incubi. Mio figlio mi ha chiesto di guardare nel vuoto, senza battere le ciglia. Faceva freddo, ero tutta bagnata... ma poiché Edoardo ha una sensibilità fantastica e non parla mai a caso, ho accettato senza fiatare». 

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Oggi il mondo combatte altre guerre. C'è la pandemia, che tiene chiuse in casa le persone: «Io sono molto attenta, ho paura di tutto e rispetto le regole, anche se i contatti umani mi mancano. Ma fino a un certo punto». E c'è il terrorismo, che proprio ieri a Nizza ha fatto altre vittime: «La violenza è sempre orribile, la vita non può essere questo, ci vuole tolleranza, solidarietà». Nel film Madame Rosa spiega che le cose belle accadono quando meno te le aspetti: «È una frase di mia madre, la diceva se era giù di morale, infelice per via di mio padre. Mi è rimasta molto impressa». A una diva del suo calibro, che effetto fa la serrata anti-Covid dei luoghi di spettacolo? «Cinema e teatri sono rifugi in cui ritrovarci e capirci meglio. La salute è importante, ma anche quella dell'anima conta. Dispiace vedere le porte sbarrate, ma che altro si può fare?».

Edoardo Ponti ha ritrovato a Bari il mosaico di culture, religioni e colori adatto alle riprese di «La vita davanti a sé». Donna Sophia racconta di aver vissuto sul set momenti molto intensi: «Il mio personaggio era meraviglioso e sapevo che mio figlio avrebbe girato un film bellissimo. E poi mi piacevano i silenzi, le atmosfere. Il mare mi ricordava Napoli, che è sempre nel mio cuore. Chi nasce a Napoli non lo dimentica. I suoni, le parole, la lingua... Io sono napoletana al mille per mille e ne vado fiera. La città ha un posto speciale nel mio cuore ed è stata anche la mia fortuna, grazie all'incontro con Vittorio De Sica, amico e maestro magnifico. Gli devo tutto».

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