Amatori Napoli-Pesaro,
la carica del pilone Marco Aiello

Sabato 30 Novembre 2019 di Diego Scarpitti
Marco Aiello
Tempo di Avvento anche per l’Amatori Napoli. Sesta giornata di campionato per capitan Alessandro Quarto e compagni contro la Pagano & Ascolillo Pesaro Rugby, sesta forza del campionato a 10 punti del girone 3. Inizia il mese di dicembre con il match di domani pomeriggio (ore 14.30) in viale della Liberazione, nell’ex base Nato di Bagnoli.

«Sarà una grande sfida soprattutto in mischia. Pesaro squadra fisica più delle altre incontrate ad oggi. Si preannuncia una gara spartiacque, che ci permetterà di capire realmente a cosa puntiamo quest’anno. Obiettivo minimo rimane la salvezza, però giocando giocando ci viene fame sul serio», ammette il pilone Marco Aiello.
Amatori Napoli vera rivelazione di inizio campionato, che da neopromossa ha inanellato quattro vittorie ed una sola sconfitta esterna. Mostrano grande entusiasmo i verdeblù allenati da Lorenzo Fusco.

Palla ovale un virus contagioso. «Il rugby è più di una passione, quasi una malattia. Se ti prende, non va più via. Si incontrano persone, che ti seguiranno per tutto il resto della vita. Gioco da tempo in prima squadra e gli amici che hanno appeso le scarpe al chiodo li sento quotidianamente. Sono il sostegno di ogni giorno, così come spero di esserlo per le giovani leve della prima squadra», auspica il giocatore che indossa la maglia numero 16. Sana scaramanzia all’ombra del Vesuvio.

Inizio casuale a 18 anni. «Nuotatore alla Scandone seguito da Roberto Pirone, amico affettuoso ed uno dei miei primi maestri di vita. Ebbi un incidente in motorino, investito da un’auto, ad una settimana prima del compimento della maggiore età», racconta Marco, oggi fisioterapista di professione. Stop necessitato. «Nel 2003 vidi in tv la finale di Coppa del Mondo Inghilterra-Australia, vinta dai sudditi di Sua Maestà (20-17) con il calcio di Johnny Wilkinson. Mi colpirono due aspetti. La grinta dei giocatori e quanto sottolineò il telecronista: «30 energumeni saranno via dalla birreria».

E così dal divano al rettangolo verde. «Un po’ per caso e un po’ per fortuna, grazie a mio fratello Stefano, che giocava a calcio, mi ritrovai sul campo dove si allenavano i rugbisti. Presi informazioni e iniziai». Intercorse 14 stagioni e la singolare avventura in serie A condivisa con il fratello Stefano. «E’ sempre bello ed emozionante avere un fratello in campo. Non c’è solo quello di sangue ma 23, di cui 15 titolari e 8 in panchina». Famiglia allargata.

Decisivo il costante supporto dei genitori sugli spalti e nella vita. «Bello vederli e sentirli, presenti in tribuna ma al contempo distaccati. Il rugby lega noi ragazzi e le nostre famiglie. I genitori dei giocatori trascorrono il weekend insieme e costituiscono un gruppo aggregante anche per le altre tifoserie: un movimento che rende felici».
 
Fede azzurra e Napoli nel cuore. «Essere giocatore qui è difficile. Non è facile uscire con i propri figli ed essere inseguiti dai tifosi. Il Napoli è una grande squadra, che però al momento ha smarrito la via. Dries Mertens e compagni hanno dimostrato una grande prova di maturità in Champions League sia all’andata al san Paolo con il Liverpool, campione d’Europa, che al ritorno ad Anfield. Una cena con noi potrebbe essere rigenerante per gli azzurri», lancia l’invito il 32enne vicecapitano dell’Amatori (nella foto di Luigi Petrucci).

Un motivo in più per vincere e sancire l’ambizioso gemellaggio. Prima il Pesaro. Meglio procedere per gradi.  
 
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