Europei Budapest 2021, nuoto di fondo:
argento per Furlan. Bronzo a Pozzobon

Domenica 16 Maggio 2021 di Piero Mei
Europei Budapest 2021, nuoto di fondo: medaglia d'argento per Furlan. Bronzo a Pozzobon

Non c’è gara senza medaglia per questa Grande Italia della fatica agli Europei di nuoto in acque libere al Lupa Lake di Budapest: gli ori di Paltrinieri solitario (due), quello di Greg e i suoi compagni nel team eventi, l’argento della Gabbrielleschi e il bronzo della Bruni, ecco che le ultime gare, quelle di oggi, le più lunghe, le più dure, le maratone di 25 chilometri, che vogliono dire poco più di quattro ore e mezza di nuoto in muta, al freddo e al gelo per i maschi, quasi cinque per le ragazze, un’eternità, uno sforzo immane, che vale, al cronometro, un paio di maratone e oltre su strada.

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Anche oggi, dunque, “il tricolore sventola”: per l’argento di Matteo Furlan e per il bronzo di Barbara Pozzobon: l’Italia pare, in questo contesto continentale, la Giamaica dello sprint d’atletica, la Germania dell’Est che fu nel nuoto, l’Unione Sovietica che fu un po’ in tutti i campi, la Cina dei tuffi. Sì, sul lago d’oro e d’argento e di bronzo la Cina siamo noi. Oggi il Nord-Est: Matteo Furlan è di San Vito al Tagliamento, si allena a Padova (“e debbo ringraziarli che mi hanno tenuto la piscina aperta e quindi mi hanno consentito di allenarmi per questo risultato, nonostante costasse un sacco di soldi”), ed ha 31 anni, Barbara Pozzobon ne ha 28 ed è di Maserada sul Piave, provincia di Treviso, paese che anni fa fece una colletta per pagarle la trasferta in Argentina per una gara sul fiume Coronda, Santa Fè, 57 chilometri; lei ripagò i concittadini vincendo e nacque il mito della “caimana”.

ERANO IN TRE

Gli azzurri erano in tre: con Matteo Furlan nuotavano nella fatica estrema anche il romano Alessio Occhipinti, bronzo mondiale in carica, e Simone Ruffini, il toscano che più d’una volta è stato in vista, specie quando l’acqua è fredda ed il clima umido anche sopra l’acqua, com’era oggi che all’inizio pioveva. Ma poi spuntò il sole, verso metà gara, quando prendeva l’iniziativa il favorito, il francese Axel Reymond, che ha più medaglie d’un generale di Napoleone, di quelli che dovevano essere più fortunati che bravi (ma Reymond è entrambe le cose). Il generale avrebbe vinto ancora, perché nessuno riusciva a sorpassarlo, nessuno di quelli che dietro sgomitavano, sgambettavano e così via perché a volte il nuoto di fondo trasforma il gruppo da branco pacifico in navigazione quasi a terrestre e furiosa mandria di bisonti.

La scrematura furibonda portava ad un quintetto, con Reymond, una coppia azzurra con Furlan e Occhipinti, e una coppia russa, con Sadykov e Abrosimov, il nuotatore che ieri aveva cercato di mettere la frazionista sua, la Sorokhina, in condizione di partire 20 secondi prima di Greg che in due o trecento metri la riprendeva. Il finale premiava Reymond, però Matteo era formidabile, cinque secondi dopo, a toccare l’argento; Abrosimov era terzo vicino, poco più d’un secondo, Occhipinti era quasi ai piedi del russo e del podio, il leone Ruffini si classificava sesto. Erano in tre: secondo, quarto e sesto, per dire della Grande Italia di cui prima. Per Reymond un crono di 4h35:59.8, per Furlan 4h36.05.1, per Abrosimov 4h36:06.2, per Occhipinti 4h36:12.0.

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PICCOLI RIMPIANTI

E in questo lago di trionfi c’è pure qualche goccia di rimpianto. “Naturalmente sono contentissimo dell’argento e del podio ritrovato, dopo la delusione per il mancato mondiale 2019. Però se non vessi indugiato un po’ dietro l’olandese Bottelier, chissà… e poi ho dovuto spendere tanto e forse troppo per seguire il francese e tenere a bada il russo” dice Furlan, per il quale le acque d’Ungheria sono da brindisi: sul lago Balaton arrivò secondo al mondiale 2017. Poi sorride: “Sarà bello andare alla festa con la medaglia al collo”. E Occhipinti: “Dispiace per il quarto posto, ma non ne avevo proprio più per rispondere agli ultimi strappi; in queste gare conta chi ci arriva meglio, i tempi in vasca dicono poco; ci sono arrivati meglio loro; il mio è un risultato grandissimo, però brucia…”. E Ruffini: “’ un buon sesto posto per ricominciare; ho avuto qualche problema con la muta per i primi due giri; nella 24 chilometri ci sono momenti di crisi, ma so che bisogna superarli per arrivare in fondo. Ce l’ho fatta”.

LO SPRINT CON BARBARA

La gara femminile è andata alla ventunenne tedesca Lea Boy, che ha attaccato al ventesimo chilometro andando “in solitario”; dietro di lei. A un minuto di distacco, un gran schiumare d’acqua fra la francese Grangeon, ragazza della Caledonia che una volta ai Giochi del Pacifico ha disputato tutte le 20 gare del nuoto, piscina e no, prendendosi 16 ori e altri quattro podi, e la bella caimana nostra. Alla fine era la francese a mettere la mano avanti. Per tre decimi. 4h53:57.0 il tempo della Boy, 4h54:58.4 quello della Grangeon, 4h54.58.7 per Barbara.

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CHI FELICE, CHI NO

“Sono molto contenta, è la mia prima medaglia europea” dice la “caimana” Pozzobon che, “razza Piave”, non si tira mai indietro, tanto che ha disputato pure la 5 chilometri che le è stata proposta all’improvviso. “E’ stata una gara differente da come me la aspettavo; sono partite più forte del previsto; ho provato a mettere la mano avanti alla francese ma non ci sono riuscita, niente a dire. Se non che questa medaglia ha un grande valore e conferma un mio credo: il lavoro paga”. “Non sono soddisfatta, dice Veronica Santoni, anzi sono proprio rammaricata perché sono arrivata qui che avevo migliorato tutti i miei personali e gli allenamenti erano andati benissimo. Mi consolo se penso che era la mia seconda 25 chilometri e che in futuro andrà meglio”.

Ultimo aggiornamento: 17:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA