Fase 2, Pino Maddaloni:
«C'è voglia di ripartire dal tatami»

Lunedì 18 Maggio 2020 di Diego Scarpitti
Pino Maddaloni
Desiderio di normalità. Fine della quarantena-quaresima bis. Fase 2, sorge l’alba di un nuovo inizio. Rompe finalmente il silenzio di questi mesi Pino Maddaloni, e fioriscono i ricordi. Due date e due nomi segnanti. Tensioni accumulate da scaricare con manovre di alleggerimento. Come passatempo la lettura del libro di Kobe Bryant, «The Mamba mentality. Il mio basket», per approfondire la vicenda del compianto cestista dei Los Angeles Lakers, cinque titoli NBA, due ori olimpici e un’infinità di record personali.

«Partiamo dallo storico successo del 17 maggio 1989, la vittoria della Coppa Uefa, ovvero il primo trofeo internazionale del Napoli con i due brasiliani Alemao e Careca, Diego Armando Maradona e Ciro Ferrara in campo. Maurizio Gaudino («mitica» l’intervista rilasciata ad Italo Kuhne) provò a rovinarci un po’ la festa». All’epoca 13enne, il futuro commendatore della Repubblica, onorificenza conferitagli dall’allora presidente Azeglio Ciampi (conserva gelosamente la foto di quella stretta di mano quirinalizia), esterna la sua mai sopita passione azzurra. «Ho seguito l'indimenticabile annata del primo scudetto azzurro in maniera fortuita. Mio zio Franco, fratello di papà e judoka, acquistò l’abbonamento ma si ruppe tibia e perone, per un incidente in motorino. Decise quindi di regalarlo a me e mio padre Gianni», spiega il figlio d’arte. «Mi piaceva quel tipo di calcio, ci vedevo più umanità».

Principe delle Asturie. Il 21enne Maddaloni conquistò il titolo europeo (73 kg) a Oviedo, città natale di Fernando Alonso: era il 17 maggio 1998. «Un bel vantaggio avere all’angolo Felice Mariani, uno dei miei miti. Sono nato nel 1976, proprio nell’anno in cui Mariani mise al collo il bronzo a cinque cerchi a Montreal, il primo italiano a conquistare una medaglia olimpica nel judo». Mariani che divenne poi commissario tecnico della Nazionale italiana, tanto da portare Giulia Quintavalle a vincere l’oro ai Giochi di Pechino 2008. «Mariani mi seguiva già nella categoria cadetti e poi arrivò a sorpresa la convocazione nei senior. Non era in programma l’Europeo», ammette Pino. «Vigilia della rassegna vissuta con tanto entusiasmo. Più che al risultato pensavo alla partecipazione. Quando mi consegnarono i due judogi, uno bianco e l’altro blu con il tricolore, sembravo davvero un bambino che si godeva il momento», riferisce il campione d’Europa.

Incastri e ricorrenze. «C’erano anche mia sorella Laura, e i due miei amici, Maurizio, che festeggiava il suo compleanno e Pasquale, nel giorno del suo onomastico. Suonata la sveglia, mi sentii contento di esserci e desideroso di vincere».

Incontro. «Adottai la strategia dell’anticipo, precedendo gli attacchi avversari e stoppando sul nascere quelli altrui. Finale in rimonta, recuperai lo svantaggio e riuscii ad impormi con l’ippon», mostrando gli occhi e gli artigli della tigre, tanto da saper soffrire e ribaltare il passivo.

Primo titolo continentale nel’98 (l’ultimo trionfo internazionale nel 2008, a distanza di 10 anni). «Ero il più giovane della squadra, coordinata da Vittoriano Romanacci: non tutti credevano in me. Ezio Gamba (oro a Mosca’80), il mio tecnico juniores, mi ha seguito tanto, anche in Spagna. Non a caso in Russia ha portato la sua esperienza e il suo entusiasmo alla Nazionale di Vladimir Putin, grande appassionato di judo. Infatti i russi hanno conquistato 5 medaglie a Londra 2012, riscattando lo zero nel medagliere a Pechino, merito della «cura» Gamba: il suo un metodo vincente, che ha cambiato nettamente il corso degli eventi».

Storia nota. Gamba ha ricevuto direttamente dalle mani dello «zar» Putin il passaporto russo. E non è un segreto che Gamba abbia allenato il leader russo, di cui è risaputa la passione per le arti marziali, esercitata già da funzionario del Kgb.

Da Oviedo a Sydney 2000. «Gamba e Mariani eroi dei miei tempi e poter assorbire da loro competenze e patrimonio valoriale è stato eccezionale. Nelle strade che hanno intrapreso hanno continuato a vincere, non dimenticando mai di essere guerrieri del tatami», evidenzia Maddaloni.  

Fase 2 e Fiamme Oro: ripresa degli allenamenti. «Abbiamo seguito i ragazzi e metaforicamente li abbiamo presi per mano in questi mesi. Si sono allenati quotidianamente non con noi ma vicino a noi. Qualcuno ha acquistato dei manichini, per provare le tecniche, altri si sono avvalsi dei genitori come sparring partner o usando qualche orsacchiotto, afferma l’assistente capo della Polizia di Stato e responsabile sezione giovanile delle Fiamme Oro Napoli.

Regole e tatami, linee guida e materassina. «Inizieremo gli allenamenti all’aperto, aspetto il via libera del presidente delle Fiamme Oro, Francesco Montini. Concerterò con l’ispettore Luca Piscopo, direttore tecnico FF.OO, la possibilità di utilizzare la suggestiva terrazza del IV Reparto Mobile con vista Capri e Golfo di Napoli, così che il color cremisi torni a colorare la nostra città», afferma Pino Maddaloni. Idea praticabile.

Progetto 2020. «Quando si placherà e taciterà l’emergenza pandemica in Russia, sono pronto a realizzare il gemellaggio Napoli-Mosca. Ho in mente una sfida tra due ori olimpici e sarà un avvincente match Italia-Russia». Gamba vs Pino Maddaloni, nel 20esimo anniversario del trionfo australiano.

Riflessione. «Se Napoli avesse il 50% delle risorse e degli impianti fruibili delle altre città, l’incidenza dello sport nella nostra città sarebbe decisamente maggiore», asserisce convinto l’arbitro mondiale e supervisor IJF (equivalente Var calcistico). «Napoli ha grandi potenzialità, con un parterre di campioni invidiati nel mondo: Abbagnale, Tizzano, Oliva, Cuomo (solo per citare qualche nome)».

E un appello all’unità per il bene dei ragazzi con l’utilizzo delle palestre nelle scuole. «Sono orgoglioso di far parte del IV Reparto, anche in veste di motivatore». In divisa e in judogi conta «esserci sempre».  
 
 
  Ultimo aggiornamento: 15:52 © RIPRODUZIONE RISERVATA