Fiamme Oro, l'appello di Parlati:
«Palestre presidio di legalità»

Giovedì 29 Ottobre 2020 di Diego Scarpitti
Christian e Massimo Parlati

Carte da mescolare, scenari da rivisitare. Ad ogni modo il judo napoletano non può esimersi dal confronto con l’ultimo dpcm varato. Devono rimodulare attività e programmazione i guerrieri del tatami.

«La chiusura è arrivata per un settore già in crisi, messo in ginocchio dalle misure restrittive avute negli ultimi 7 mesi», spiega contrariato Massimo Parlati, tecnico delle Fiamme Oro e della Nazionale italiana universitaria.  «Non sono bastati gli enormi sforzi economici compiuti per mettere in sicurezza le palestre e le piscine, adeguandole alle norme richieste. E poi sanificazione e distanziamento, come prescritto, rispettando in modo quasi maniacale, anche più  di quanto fosse stato richiesto dal Ministero dalla Salute».

Adeguamento. «Capiamo e ci rendiamo conto della situazione attuale, dove la diffusione del Covid-19 è arrivata ad un punto di non ritorno, e non certo per colpa delle palestre ma per altri motivi», sottolinea amareggiato Parlati. Situazione nel Paese davvero seria.

«C'è bisogno, quindi, di un ennesimo sforzo da parte di tutti i cittadini, ma mi auguro che la chiusura degli impianti sportivi non andrà oltre il 24 novembre come stabilito dal dpcm, altrimenti ci saranno danni irreversibili per tutto lo sport italiano». Riflessione che guarda al futuro. Appare indecifrabile l’orizzonte.

«Dal punto di vista agonistico, dopo  quasi un anno di stop, sarà difficile per i ragazzi rimettersi a pieno regime. Rischiamo di perdere un'intera generazione di atleti». Sport in sofferenza ma non solo. «Dal punto di vista sociale, nei quartieri difficili, come in alcune periferie di Napoli, la malavita non aspetta altro che attrarre a sé i giovani. Lo sport rappresenta, per tantissimi ragazzi, una via di fuga: non sono seguiti dalle famiglia e vivono nel disagio più totale. E’ molto facile che possano diventare preda della camorra». Lancia l’allarme Parlati.

«Esserci sempre», il ruolo attivo del judo che traduce nei fatti il motto della Polizia di Stato. «Le palestre sono un presidio di legalità, in quanto garantiscono ai ragazzi una salvezza reale. Frequentare una palestra significa entrare in un ambiente sano, dove si  imparano a rispettare le regole del gioco. Inoltre si allontanano dalla strada, dando loro punti di riferimento».

Strategia sulla materassina. «Speriamo che l'enorme lavoro svolto dalla Polizia di Stato e dal gruppo sportivo delle Fiamme Oro nel corso degli anni, coordinati dall’ispettore Luca Piscopo, non vada vanificato ma continui a rappresentare  un'alternativa di vita concreta», auspica fiducioso il tecnico napoletano Parlati.

Stop allo sport di base, sì al professionismo. «Paura e costi onerosi per l’adeguamento alle nuove normative costringeranno tante palestre a non poter più riaprire, nonostante gli aiuti economici dallo Stato: non basteranno, se la chiusura sarà ulteriormente prolungata».

Spia del malessere accesa. «Palestra è sinonimo di benessere psico-fisico. L'attività motoria ha occupato un posto importante nella vita degli italiani di qualsiasi età, perché si è compreso che è un mezzo importante per combattere tantissime patologie», rimarca convinto Parlati (nella foto di Franco Di Capua).

Competizioni internazionali. «Purtroppo il lockdown è già iniziato. I ragazzi devono affrontare tra una settimana gli Europei junior (Kevin Bedel, in rappresentanza delle Fiamme Oro, i due campioni italiani Antonio Bottone della Star Judo Club e Gennaro Pirelli del Kodokan) e under 23, così come la rassegna continentale senior a Praga (con i tre campioni del mondo: Christian Parlati delle Fiamme Oro e i due fratelli delle Fiamme Azzurre Antonio e Giovanni Esposito) dopo il mancato Grand Slam di Budapest. Non so come faremo, all'estero non si sono fermati», conclude Massimo Parlati. Domande lecite, risposte inevase. Nessuno può assicurare certezze.

 

Ultimo aggiornamento: 18:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA