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Giovanni Esposito è d'argento
agli Europei di Sofia

Domenica 1 Maggio 2022 di Diego Scarpitti
Giovanni Esposito

«Sofia non delude mai». La capitale della Bulgaria amuleto di Giovanni Esposito. «Dopo due medaglie di bronzo è arrivato l’argento», spiega raggiante il judoka napoletano, portacolori delle Fiamme Azzurre. Terza partecipazione alla rassegna continentale all’ombra del monte Vitosa e altrettanti podi per l’agente della Polizia Penitenziaria.

Sulla materassina Esposito ha superato per ippon lo sloveno Jus Mecilosek, il georgiano Lasha Shavdatuashvili, oro a Londra 2012 (66 kg), bronzo a Rio 2016 e vicecampione olimpico a Tokyo, nonché attuale leader della classifica mondiale, lo spagnolo Salvador Cases Roca e il romeno Adrian Sulca. Ad aggiudicarsi la finale è stato l’azero Hidayat Heydarov, già argento e bronzo alle Universiadi 2019. Match equilibrato all’Arena Armeec, deciso al golden score con il vantaggio dell’asiatico dopo 34 secondi.

 

«Resta un po’ di amaro per la finale, perché la stavo conducendo bene. Me la sono giocata con atleti forti e sono contento per quello che ho fatto», ammette il 24enne. «Ringrazio il maestro Lello Parlati, il gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre e la mia famiglia», afferma Esposito, che si è fatto valere sul tatami. «Stavo bene, sapevo che avrei fatto una buona gara», confida il vicecampione europeo.

«Giovanni ha dimostrato ancora una volta di poter essere tra i migliori al mondo: peccato per la finale, in cui ha dominato fino al termine del tempo regolamentare. Giornate come questa ci danno energia nuova per i prossimi appuntamenti», osserva Raffaele Parlati, capo-allenatore della Nazionale italiana maschile di judo. «Sono felice del risultato ma resta il rammarico di essere stati in vantaggio fino al golden score. Si tratta di un risultato prestigioso che conferma Napoli come capitale del judo mondiale», tiene a precisare Parlati. «Mi fa molto piacere e inorgoglisce quando tanti allenatori di Nazionali straniere mi chiedono di venire ad allenarsi a Ponticelli presso il PalaVesuvio», conclude orgoglioso Parlati (nelle foto di Kostadin Andonov).

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