I saluti azzurri a Tommaso Negri
di capitan Lorenzo Insigne

Martedì 30 Giugno 2020 di Diego Scarpitti
Tommaso Negri e Lorenzo Insigne
Le date, mai casuali. Nello sport come nella vita c’è chi arriva e chi parte. Chi saluta e ringrazia, senza mai dimenticare provenienza, permanenza e prospettiva. Il 30 giugno 1984 Diego Armando Maradona divenne finalmente un giocatore del Napoli, dopo una trattativa serrata con il Barcellona, che durò 50 giorni. Stessa data, anno diverso (2020), ultimo martedì del mese. Tommaso Negri in versione Stendhal. «Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell'universo».

E poi il portiere ligure rafforza il concetto, citando Goethe. «Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto: la riva, la baia, il golfo, il Vesuvio, la città, le vicine campagne, i castelli, le passeggiate… Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!».
 
 

Accadde anche con Pepe Reina, una volta giunto ai saluti finali. Nostalgia canaglia. «Un forestiero quando viene a Napoli piange due volte: quando arriva e quando parte». Lo spagnolo riprese la frase di Alessandro Siani in «Benvenuti al Sud».

La magia del panorama, un angolo di Paradiso. Incantarsi a via Marechiaro. Dalla terrazza di Rosiello il mare luccicante, Capri e il Vesuvio. Il portiere di Genova ha scelto la «sua» cartolina. Immersione di emozioni e ghirlanda di suggestioni. «Oggi formalmente termina il contratto con il Posillipo. Mi faceva piacere condividere un momento con lo staff dell’ultimo triennio. Sono stato veramente bene. Sono amici prim’ancora che professionisti, con i quali ho collaborato», spiega il pallanuotista classe 1986.

Accolti da Ennio Varriale, ex pallanuotista rossoverde e della Rari Nantes Napoli, pranzo distensivo con ospiti d’eccezione. Carlo Silipo, oro alle Olimpiadi di Barcellona’92, bronzo ad Atlanta’96, un monumento della pallanuoto italiana e non solo, tra le 50 leggende della waterpolo internazionale, Hall of Fame. E ancora tre Coppe dei Campioni (1997, 1998, 2005) e la sfilza di scudetti. Il tecnico Roberto Brancaccio, allievo e vice di Paolo De Crescenzo (non serve aggiungere altro!), l’ex consigliere alla pallanuoto posillipina Luigi Massimo Esposito e il dirigente Gianni Grieco, l’amico fraterno Vincenzo Renzuto Iodice, campione del mondo e Collare d’oro, con il quale ha vinto l’Euro Cup nel 2015 alla Scandone.

«Mi faceva piacere trascorrere tempo con loro. Un semplice arrivederci, perchè resterò per sempre legato a Napoli. Appena possibile, anche per una sola giornata libera, verrò a trascorrerla qua», racconta e promette Tommi.
Dedica un pensiero ai commensali. «Un piccolo modo per sdebitarmi nei loro confronti, che hanno fatto davvero tanto, specialmente Gigi Massimo Esposito, che tre anni fa si è impuntato, credendo fortemente in me, tanto da diventare parte integrante del «nuovo» Posillipo: si rivelò una spinta per tornare ai miei livelli tecnici». Una narrazione affettuosa rivolta a destinatari ormai centrali nella vita del ragazzone-portierone. «Decisivo chiaramente il contributo di Roberto (Brancaccio); indispensabile l’aiuto di Carlo (Silipo) nei momenti più burrascosi: mi ha sempre saputo consigliare nel migliore dei modi; naturalmente Gianni (Grieco), il primo amico di Napoli, visto addirittura l’anno precedente il mio arrivo all’ombra del Vesuvio».

Legame inossidabile. «Ho avuto la fortuna che ci fosse anche Vincenzo (Renzuto), in pausa dal collegiale del Settebello: con lui ho condiviso tutto, dentro e fuori dal campo», osserva sorridendo. E poi la sorpresa inaspettata, ad impreziosire il tutto. «Una giornata perfetta, condita dal saluto affettuoso di Lorenzo Insigne, con il quale ci siamo complimentati per la conquista della Coppa Italia contro la Juventus. Non è mancato l’in bocca al lupo da parte del capitano del Napoli per la mia nuova avventura con il Recco», ha concluso ebbro di felicità Negri.
 
Posillipo perennemente nel cuore, Napoli amore a prima vista.
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