AURELIO DE LAURENTIIS

«Il mio oro per Genova»: il napoletano Vincenzo Boni campione d'Europa

Mercoledì 15 Agosto 2018 di Diego Scarpitti
Vincenzo Boni - foto di Augusto Bizzi

Scugnizzo d’oro. Riesce a strappare più di un sorriso in una giornata particolare e a far emozionare l’Italnuoto. Dublino si tinge d’azzurro con il trionfo imperioso del napoletano Vincenzo Boni nei 50 metri stile libero S3. Ci teneva non poco a diventare Campione d’Europa, impossessarsi dello scettro continentale, sedersi sul trono non certo di spade. Segno della croce prima di immergersi nella corsia 4, volto che denota massima concentrazione, occhialini ben fissati per mettere nel mirino l’ambito traguardo. Incontrastata fuga per la vittoria, una «marcia» clorata solitaria, una supremazia che annienta la concorrenza.
 

 


Siluro, scatenato, impetuoso nelle sue bracciate, tanto da creare il vuoto alle sue spalle e con un margine mostruoso e incolmabile. Bronzo alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, Boni (nelle foto di Augusto Brizzi), con il crono di 47”.04, costringe alla resa i suoi affannati inseguitori: distanziato di 3” l’ucraino Denys Ostapchenko (50”.05) e staccato di 5” lo spagnolo Tajuelo Martinez (52”.28). Dedica speciale. «Un oro per Genova e per mio nonno Vittorio scomparso un mese fa», dichiara l’atleta del Caravaggio Sporting Village, tesserato per le Fiamme Oro. Cuffia nera e lutto al braccio per il drammatico crollo del ponte Morandi. «La Nazione sta vivendo un momento bruttissimo. Siamo vicini ai cittadini di Genova. Bisogna sperare che il numero delle persone decedute non aumenti. Sono tragedie che non devono mai capitare e ci colgono impreparati», prosegue il nuotatore partenopeo al microfono di Rai Sport, intervistato da Arianna Secondini. «Sono contento del titolo europeo», scandisce a chiare lettere Boni, grande tifoso del Napoli, che lancia un appello pubblico ad Aurelio De Laurentiis. «Presidente invitami. Non dico di prendermi come nuovo acquisto, perché non sono all’altezza, però almeno invitami». Desiderio non di oggi seguire la sua squadra del cuore almeno in un allenamento a Castel Volturno e abbracciare il capitano Marek Hamsik. Sul suo fianco sinistro un tatuaggio indicativo: una N poggiata sulla data di fondazione della società (1926). «Approfitto dell’assist calcistico: Napoli e Genoa gemellate. Mi stringo affettuosamente intorno ai cittadini liguri». Tra i Dubliners, Gente di Dublino (e di Napoli) si annovera Vincenzo Boni, con buona pace di James Joyce.  

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