ISL, Matteo Giunta: «Innamorato
​di Napoli, della città e delle persone»

Giovedì 9 Settembre 2021 di Diego Scarpitti
Matteo Giunta

«Ogni volta che vengo a Napoli mi innamoro sempre di più, mi innamoro della città e delle persone». Occhi azzurri come la maglia che indossa, dello stesso colore del cloro. E non poteva essere diversamente. Head Coach degli Aqua Centurions, «il fidanzato più invidiato d’Italia». Citazione di Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. All’ombra del Vesuvio si è subito ambientato Matteo Giunta.

 

«Una toccata e fuga nel 2019. Due anni fa solo una settimana di gare», ricorda il pesarese classe 1982. «Pandemia permettendo, quest’anno avremo più tempo a disposizione per poter girare e visitare Napoli». Promessa e certezza, considerato il calendario dell’International Swimming League. «Sarà un mese molto piacevole, di lavoro e non solo». Dopo il terzo match dei centurioni clorati alla Scandone «avremo due settimane di pausa». Turisti non per caso. «Sono già stato alle vele di Scampia con il mio amico napoletano Marco Sarti, Cicerone per l’occasione», ricorda Giunta. «Ero curioso di toccare con mano l’atmosfera, sempre con rispetto e discrezione. Mi chiamavano o’stranier». Precisando un passaggio chiave, rilevato di recente. «Napoli non è poi come si racconta: la sua accoglienza e la convivialità ti fanno sentire a casa. Vale anche per gli stranieri. Venire qua e vedere Napoli toglie quella nomea e quella etichetta sempre avuta negli anni».

Si è soffermato con piacere sulla parte culinaria ma intende andare oltre. «Nel 2019 pubblico stratosferico alla Scandone con trombe bitonali, bandiere e fumogeni: fu qualcosa di incredibile. Non si sono fatti attendere neanche in questi primi match», osserva Giunta. «Tocca trovare un bilanciamento e il giusto equilibrio tra allenamento e gare (che sono la priorità di questa nostra avventura in Isl) e poter godere di Napoli e tutto quanto la città ha da offrire. Il rischio e la tentazione è di andare più sulla seconda parte e viene a mancare la prima», avverte. «I nuotatori sono liberi ma chiediamo loro di stare comunque attenti, di mantenere il distanziamento e prediligere locali all’aperto, evitando zone affollate». Isl format innovativo che cattura l’attenzione dei tifosi e assicura uno spettacolo originale. «Siamo focalizzati sul nuoto. Siamo a Napoli, siamo a casa in un’atmosfera di piacevole divertimento e di gioco ma quando si gareggia si fa sul serio e si prova a mettere la mano davanti.

Partenze e virate. Fondamentali in gara e oggetto della sua tesi descrittiva discussa a Torino in Scienze motorie. Relatore il compianto Fulvio Albanese, «al quale sono rimasto molto legato, scomparso purtroppo prematuramente. Porto sempre un suo bellissimo ricordo, un allenatore-filosofo che non si soffermava solo alla parte pratica del nuoto ma insegnava ad affrontare la quotidianità e la vita di tutti i giorni, guardando sempre al futuro. Di grande cultura, ho avuto la fortuna di attingere molto da lui», afferma l’ex nuotatore con quattro anni trascorsi alla Rari Nantes Torino sotto la guida di Claudio Rossetto e di Albanese, appunto.

Tecnico marchigiano. «Ho iniziato questo percorso dall’altro lato della linea, iniziando a collaborare con Andrea Di Nino e ADN project a San Marino. Ho seguito full time Di Nino allo Stadio del Nuoto di Caserta. Preparatore atletico e suo assistant coach in un quadriennio molto bello e prolifico che ci ha portatati a Londra 2012 con l’argento di Evgenij Korotyšin nei 100 metri delfino, le medaglie di Milorad Cavic e di altri atleti interessanti».
 
Esperienza perfezionata. «Dopo il 2012 si è chiuso un ciclo e mi sono spostato a Verona. E’ iniziata una nuova avventura clorata. Ho ricoperto il ruolo di secondo di Philippe Lucas fino a Berlino 2014, poi ho preso le redini della preparazione (sia a secco che in acqua) di Federica Pellegrini e la storia è nota». Parentesi essenziale. «Ho avuto la fortuna di trascorrere due anni di transizione. Affiancando Lucas, ho fatto le ossa. Si è trattato di un biennio utilissimo, sapendo come orientare la barra. Evoluzione bellissima». Condivisione del progetto. «Federica è cresciuta dal punto di vista atletico e nell’approccio alle gare, mostrando maggiore determinazione e fame: ha ritrovato quel fuoco dentro fondamentale per arrivare sul gradino più alto del podio e tornare ad essere ai massimi livelli». Modus operandi efficace. «Dal punto di vista metodologico un discorso a sé ogni anno nel quale si modificavano gli allenamenti e nel percorso di avvicinamento alle gare, fino ad arrivare al culmine della preparazione perfetta nel 2019 a Gwangju: vittoria mondiale con un tempo stratosferico (1’54”22). L’obiettivo era ripetersi l’anno successivo però il posticipo di un altro anno e non solo quello e le altre difficoltà incontrate hanno scompaginato i programmi».
 
«Napoli la cornice ideale per chiudere la carriera di Fede», dichiara Giunta. «Prima c’era da chiudere definitivamente il discorso delle Olimpiadi e il record delle cinque finali. Il posticipo delle Olimpiadi di un anno è stato molto duro, intervallato da imprevisti. Una preparazione travagliata, un percorso sempre in salita. Si è visto nella prima gara di qualifica un pochino sottotono, rischiando di rimanere fuori. In semifinale gara strepitosa, centrando la quinta finale alle Olimpiadi. E poi sapendo che sarebbe stata l’ultima gara, se l’è goduta, ha sorriso, consapevole di essere in una finale mostruosa e ha raggiunto il suo obiettivo».
 

Cavalcata trionfale e momenti che resteranno scolpiti nella memoria di Giunta. «Londra 2012, Rio 2016, Tokyo 2020: tre Olimpiadi differenti. La prima vissuta collaborando con ADN. Seguivo due nuotatori del Kenya a Londra. Tutto una scoperta. La seconda quella più tosta. Un paio di anni veramente belli. Il 2016 è stato un percorso netto, dal titolo mondiale di Windsor agli Europei di Glasgow 2019. Un percorso di avvicinamento perfetto con tempi mostruosi al Sette Colli, poi è mancato quel decimo per poter arrivare al podio olimpico». Bilancio estremamente positivo. «Le cose si bilanciano. Probabilmente se non ci fosse stato quel quarto posto a Rio, non sarebbe poi successo quanto accaduto a Budapest 2017 e Gwangju 2019. Le emozioni provate in Ungheria, in Corea del Sud e in Giappone non la scambierei per nulla al mondo con una medaglia in quel di Rio. Sono fatalista, doveva andare così, sono contento che sia andata così in un crescendo di emozioni». Facendo appassionare l’Italia e non solo. Una sequenza di medaglie luccicanti e con imprese consegnate alla Storia.
 
Un nuovo inizio. «E’ il tempo della rilassatezza e della spensieratezza. «Il segreto di Pulcinella», come ha detto Federica. Da vivere senza pressione e senza stress. Era importante, però, chiudere il quinto cerchio e farlo senza distrazioni». E così è stato. Il perfezionista Matteo Giunta intravede un futuro «ad alto livello», appassionato del suo lavoro. «Ho trovato la mia dimensione a Verona, dove il centro federale è veramente bello e si possono creare delle cose importanti». Fatal Verona tra amore e cloro. E così sia. Con un occhio sempre rivolto a Napoli, ormai nel cuore. «Da Verona è un’ora d’aereo soltanto. Non è poi così lontana. Sono convinto che le strutture ci siano per poter far bene. Si tratta di trovare bene la quadra e avere le condizioni per un progetto importante qui a Napoli. Isl 2022 atto terzo assolutamente». Con nuovi arrivi, chissà…..
 
    

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