Italjudo made in Naples
diviso tra delusione e speranza

Sabato 24 Ottobre 2020 di Diego Scarpitti
Esposito-Parlati

Prega e spera. Ostia-Budapest lontane ma vicine. «Ieri ho lasciato l’Ungheria, lì c’è parte del mio cuore», scrive il campione del mondo Antonio Esposito, atleta tesserato per il gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria. Il pensiero rivolto doverosamente agli azzurri in terra magiara. «Ho lasciato lì mio fratello Giovanni, il mio migliore amico, Fabio Basile (oro olimpico a Rio 2016), e altri due miei grandi amici di avventure e allenamenti, Nicholas Mungai e il coach Dario Romano».

Esterna la sua amarezza il judoka napoletano. «Sono triste e deluso, perché ancora ora non mi spiego come sia potuto succedere. Siamo stati così attenti e pignoli, che davvero non riesco a capire». Italjudo made in Naples escluso dal Grand Slam. «Venerdì primo tampone negativo per tutti, lunedì secondo tampone negativo e mercoledì siamo partiti, aspettando solo di poter combattere», racconta l’atleta delle Fiamme Azzurre, che ha portato in alto il nome della Nippon Club di Ponticelli dei maestri Raffaele e Massimo Parlati.

«Purtroppo non so come siano risultati positivi 4 persone del nostro gruppo, cosa stranissima che mi fa pensare tanto», prosegue Antonio Esposito, affidando la sue riflessione alla pagina Facebook. «Oggi sarei dovuto essere su quel tatami a combattere fino alla morte, poichè ho fatto tanti sacrifici per arrivare a questa gara con un minimo di forma ad un mese e mezzo dall’operazione». Recriminazioni lecite. In palio punti pesanti «non assegnati» per le qualificazioni alle Olimpiadi di Tokyo 2020NE. «Prego per mio fratello Giovanni e Fabio Basile, che tornino presto in Italia», conclude Antonio (nella foto di Franco Di Capua).

E’ rientrato anche l’altro campione del mondo Christian Parlati, al momento al centro federale di Ostia. Rammarico evidente per il portacolori delle Fiamme Oro: vanificati sforzi e sacrifici, mesi di dulo lavoro cancellati all'improvviso.

«Siamo una squadra e torneremo più forti», conclude Giovanni Esposito, che in russo posta la parola speranza.  

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