Onorato: con Mascalzone Latino voglio dare un futuro ai ragazzi di Napoli

Martedì 27 Giugno 2017
«La scuola di Mascalzone Latino è un futuro per questi ragazzi, hanno una mente rapidissima, sono intelligenti, se li avvicini a uno sport, se li porti sul mare, dai loro una chance. Meglio, un futuro. Io sono certo che da qui, nel corso del tempo, usciranno dei campioni. E anche quelli che non sono dei campioni si avvieranno a una professione che ha a che fare con il mare». Così, in un'intervista a Chi, Vincenzo Onorato, uno dei più importanti armatori italiani, presenta con orgoglio gli allievi della sua scuola di vela "Mascalzone latino”, nome preso dal team velico con cui ha vinto sei Mondiali e partecipato due volte alla Coppa America, frequentata dai ragazzi che provengono dai quartieri più disagiati del napoletano, da Scampia alle Salicelle di Afragola. 

L'armatore, però, attacca i suoi colleghi che in nome del profitto tolgono preziosi posti di lavoro proprio ai marittimi italiani, precludendo un futuro anche a questi ragazzi. «Gli armatori hanno la quasi totale defiscalizzazione per una vecchia legge, totalità di sgravi per Inps e Irpef per il personale. Un tempo a tanta generosità da parte dello Stato corrispondeva l’occupazione dei marittimi italiani. Ora, invece, nel corso degli anni, gli armatori con leggine varie e accordi sindacali hanno eluso questa legge e noi ci troviamo oggi con i marittimi italiani a casa a fare la fame e sulle navi i marittimi stranieri a fare la fame perché vengono pagati con stipendi ridicoli. Voglio cambiare questa situazione. Ci sono navi italiane che non hanno un italiano imbarcato. Parliamo di signori ricchi e grassi, che stanno sui ponti dei loro yacht. Io vorrei che si chinassero e capissero che il nostro lavoro è fatto per offrire lavoro agli altri. La scuola di Mascalzone Latino è un futuro per questi ragazzi, ma chi non diventa un campione che cosa farà? Non troverà lavoro sulle navi? Pensiamo a un bambino a cui tu, prima, apri una speranza e, poi, gliela neghi. È peggio di prima, e si incavola più di prima. O no?». © RIPRODUZIONE RISERVATA