Paralimpiadi di Tokyo, il sogno remiero
del napoletano Alessandro Brancato

Martedì 10 Agosto 2021 di Diego Scarpitti
Alessandro Brancato

Ambizioni azzurre. Cappellino e polo blu con la scritta Italia. Sguardo verso il mare. A destra il sontuoso Castel dell’Ovo, davanti Capri e l’orizzonte. Proiettato alle Paralimpiadi di Tokyo Alessandro Brancato. Partenza per il Giappone da Fiumicino il 18 agosto. Chiusa la 32esima edizione delle Olimpiadi nipponiche, ecco dischiudersi l’altro grande evento tanto atteso da atleti e non solo: da martedì 24 agosto a domenica 5 settembre.

 

«Fino alla sera di Ferragosto a Piediluco, poi i tamponi, 16 e 17 agosto blindato in casa», spiega il napoletano classe 1996. Il Sol Levante chiama. «Non si è mai pronti per una manifestazione così importante come le Paralimpiadi di Tokyo sia per motivi scaramantici sia perché non si sa cosa aspettarsi. Conto di presentarmi al meglio dal punto di vista fisico e mentale e di essere super concentrato», racconta il campione di Posillipo. «Se molti considerano Tokyo un traguardo e un punto di arrivo, per me sarà un punto di partenza. Non intendo fermarmi a questa prestigiosa kermesse ma deve essere un buon trampolino di lancio», auspica convinto.

Il 25enne è già noto alle cronache per aver fissato il nuovo record del mondo sui 500 metri indoor con il remoergometro nella categoria PR3 (con il tempo di 1’31’’09). «Alla vigilia di Tokyo le gare sono andate bene: ci siamo classificati terzi al Mondiale di qualifica e laureati campioni d’Europa nel 2020 a Poznan, in Polonia». Impresa realizzata in epoca di pandemia, quindi dal doppio valore. «Non ha prezzo cantare l’inno di Mameli», osserva Alessandro. «Le aspettative sono alte. Come però abbiamo visto alle Olimpiadi, molto dipenderà dalle condizioni del campo gara e dallo stato di forma degli equipaggi: sarà certamente una «guerra». Nella specialità 4 con PR3 bisognerà battagliare. Armo italico composto da Cristina Scazzosi (Lago d’Orta), Lorenzo Bernard (SC Armida), Greta Elizabeth Muti (Olona 1984), il timoniere Lorena Fuina (Moto Guzzi).

Oltre a rappresentare Napoli e i colori del Reale Yacht Club Canottieri Savoia, Brancato sarà l’unico unico del Sud Italia nel canottaggio. Non teme il peso della responsabilità. Resterà impresso l’incontro al Quirinale. «Momento pazzesco e carico di emozione. La prima volta in cui mi sono reso conto che il sogno paralimpico si sta avverando. Fantastica l’aria che si respirava tra la delegazione olimpica e paralimpica all’insegna della coesione». E poi «bellissimo il discorso del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, così come quello di Giovanni Malagò, presidente del Coni, e in particolare quello di Luca Pancalli, numero uno del Cip. Organizzazione meravigliosa, impreziosita dalla classicità del Foro Italico e il giro per Roma sui pullman, cantando e sventolando il tricolore: bello, bello, bello!».

La sua una storia che merita di essere narrata e al contempo un invito alla «resilienza, parola che racchiude molti significati: sacrificio, perseveranza e costanza, elementi che un atleta deve possedere per arrivare a determinati risultati». Episodio segnante l’«incidente in moto nel 2015 con relativa amputazione transmetatarsale del piede sinistro». L’inizio del riscatto. «Ho cominciato a praticare canottaggio esattamente 9 mesi prima della qualifica e mi ha aiutato tantissimo. Ora sto vedendo i risultati che questa eccezionale disciplina mi ha apportato a livello fisico e mentale. Sono cresciuto tantissimo, poichè insegna il sacrificio, la cultura del lavoro e il dovere: stare lontano da casa ripaga con vittorie e prestazioni incoraggianti», argomenta Brancato. «Assicura la forma mentis utile ad approcciare la vita e ad affrontare ogni sfida, cercando di vincere: in qualsiasi ambito dobbiamo sempre dare il massimo». Pedagogia allo stato puro, lezione valida erga omnes.

Bincoblu. «Sono al Savoia, perché nell’estate del 2018 il mio migliore amico, Giuseppe Di Mare, si è laureato campione del mondo assoluto e mi propose agli allenatori Andrea Coppola e Mariano Esposito, i quali mi accolsero subito e cedettero in me. Mi presentarono al capo settore Giovanni Santaniello e il percorso, iniziato nel settembre 2019, è andato bene e dura tutt’oggi. Con Giuseppe ci accomuna una solida amicizia: entrambi medagliati al Mondiale di Linz». Laureando in Economia aziendale. «Tesi ancora da chiedere: probabilmente in Marketing o in Revisione aziendale interna ed esterna. Mancano due esami. Prima di iniziare il percorso sportivo (novembre 2018) ho già lavorato 8 mesi presso uno studio commercialista».

Numerose le passioni. «Il mare, fare snorkeling, andare in bicicletta e kayak, naturalmente viaggiare». Inoltre«seguo la pallavolo e il judo: sono anche cintura marrone», svela orgoglioso Brancato. «Dopo il canottaggio, judo è lo sport che seguo maggiormente. Sono innamorato della disciplina del tatami. A livello paralimpico purtroppo c’è solo per non vedenti: avrei fatto anche judo paralimpico, se ci fosse stato come disciplina». Non solo remi ma anche ippon e materassina. «Ho iniziato a praticare judo da piccolo fino a 16 anni, poi ripreso per un anno e mezzo come difesa personale dopo l’incidente e mi allenavo tre-quattro volte a settimana non in maniera agonistica al Cus Napoli con il maestro Massimo Parlati, tecnico delle Fiamme Oro e zio di Christian, che ho beccato proprio al Quirinale. Le arti marziali (e il rigore che insegnano) mi hanno sempre colpito», prosegue Alessandro, che avverte buone sensazioni.

«Spero vada tutto per il meglio in Giappone. Inghilterra e Francia gli avversari da non sottovalutare». Quando la barca scivola sull’acqua, Brancato sogna in grande. Fatica e bellezza si confondono. «Sport come riscoperta, mi ha aiutato a superare tanti piccoli limiti». Ben 13 gli allenamenti settimanali. «Tutti i giorni (due volte al dì), tranne la domenica pomeriggio», tiene a precisare il canottiere partenopeo. «Emozione fortissima aver qualificato l’armo. La famiglia i miei primi tifosi». Arrow la serie televisiva preferita, «innamorato della cotoletta doppia panatura con menta e basilico». E un rituale che si perpetua prima di ogni competizione. «Uno scambio di cinque e pugno sulla mano con il mio compagno d’imbarcazione». Ascolta musica per caricarsi. «We are the Champions», of course. «Alex Zanardi simbolo e modello, esempio e stimolo: sarà il grande assente dei Giochi Paralimpici in Giappone», conclude il vogatore napoletano. «Formentera meta per le vacanze post Tokyo. Vedremo, ci aspetta il Mondiale ad ottobre». Prima la grande avventura in Estremo Oriente.

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