«Vivo di sport», l'appello a soluzioni
condivise con la Regione Campania

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Diego Scarpitti

«Insieme ce la faremo». Avanzano la richiesta di continuare a lavorare e provano a far sentire la propria voce. Enigma futuro, presente incerto. In prima linea l’Italian Dance Federation (IDF), presieduta dal napoletano Nino Romano. «Monta l’indignazione, alto il disagio sociale», spiegano quanti hanno esposto l’eloquente striscione al Centro Direzionale: «Vivo di sport». In affanno per l’emergenza pandemica da Covid-19, devono fare i conti con i provvedimenti varati dall’esecutivo.

La lettera e) dell’articolo 1, comma 9 del dpcm specifica che le sessioni di allenamento e le competizioni degli atleti, professionisti e non professionisti, degli sport individuali e di squadra partecipanti alle competizioni di interesse nazionale, nei settori professionistici e dilettantistici, dal Comitato olimpico nazionale italiano (Coni), dal Comitato italiano paralimpico (Cip) e dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate, enti di promozione sportiva, ovvero organizzati da organismi sportivi internazionali, sono consentite a porte chiuse, nel rispetto dei protocolli emanati dalle rispettive federazioni sportive nazionali, discipline sportive associate ed enti di promozione sportiva. Essa pone quindi una deroga implicita e una specialità rispetto a quanto previsto dalla lettera f).

E cioè i centri di danza, qualora non ricomprendibili come palestre, sono da considerarsi come centri culturali o ricreativi, pertanto rientranti nelle previsioni di chiusura di cui all’articolo 1 comma 9 lettera f) del dpcm 24 ottobre. Anche le classi di danza classica sono pertanto sospese, come tiene a precisare la faq del Dipartimento per lo sport.

«Vivo di danza». IDF protocollata con il Movimento Sportivo Popolare Italia, ente di promozione riconosciuto dal Coni, insieme a Opes, Asc, Msp. Battaglia comune, analoghe istanze. Chiedono di riprendere le attività in sicurezza e di ripartire. Incombe, però, la scure del lockdown. «Prepariamo il campo per partire almeno dal 1 gennaio 2021. Siamo disponibili ad un tavolo di concertazione con la Regione Campania», conclude Romano, pronto a studiare soluzioni condivise. C’è un mondo che non vuole essere escluso né cadere nel cono d’ombra.

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