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Gabriele Procida, un cilentano in Nba:
da Agropoli a Detroit con la scelta 36

Sabato 25 Giugno 2022 di Stefano Prestisimone
Gabriele Procida, un cilentano in Nba: da Agropoli a Detroit con la scelta 36

In America li chiamano the chosen ones, i prescelti. Atleti con le chiare stimmate dei campioni fin dall'adolescenza. Il più noto di questa stirpe di fortunati è Lebron James, che quando era ancora al liceo, a 18 anni, nel 2002, ebbe la copertina di Sport Illustrated perché sue partite erano seguite da 16mila spettatori in media, il che costrinse la sua scuola a chiedere l'utilizzo del palazzetto dell'università più vicina. Inutile dire che Lebron fu la prima scelta Nba assoluta l'anno dopo, senza passare per l'università. Anche Paolo Banchero, l'uomo del momento, prima scelta assoluta di un club Nba, può essere definito un prescelto. E in fondo lo è a suo modo anche un figlio del Cilento, Gabriele Procida, 20 anni, agropolese di origine ma comasco di nascita e adozione che le sue brave chances di atterrare sul pianeta di basket più desiderato, ce l'ha, eccome. Agropoli è storicamente terra di basket e anche se Gabriele da queste parti non ha mai giocato, la notizia della sua chiamata al numero 36 delle scelte Nba ha fatto gioire l'intera cittadina dove vivono ancora alcuni suoi parenti.

La sua storia ha un po' ricordato quella di un altro figlio della Campania, che qui ha vinto uno scudetto, Enzino Esposito, il diablo casertano, immenso talento che nel 1995 volò a Toronto ai Raptors, il primo italiano della storia a segnare un canestro in the league. Le quotazioni di Procida erano date in rialzo dopo i work out di questo mese con le varie squadre durante i quali si è messo in ottima evidenza. La chiamata all'inizio del secondo giro potrebbe significare volare direttamente a Detroit per giocare con i Pistons. Lui ci crede. Cresciuto nelle giovanili di Cantù, quest'anno ha giocato in A alla Fortitudo, lasciando intuire quale sia il suo potenziale. Fisicamente straripante, Procida si è costruito anche un ottimo tiro dal perimetro, indispensabile per un'ala. In campo ama lo spettacolo delle schiacciate volanti, delle giocate al piano di sopra. Tornando a Banchero, solo un altro italiano aveva avuto l'onore della prima scelta: Andrea Bargnani. Di Banchero si parla in termini lusinghieri già da anni, del resto il suo pedigree è una sorta di lasciapassare per il successo. Rhonda Smith, la madre, pivot di 1,91, ha giocato a pallacanestro per Washington, ritirandosi come la migliore realizzatrice all-time nella storia dell'ateneo. Scelta al Draft del 2000 della WNBA, ha giocato anche in nazionale statunitense. Il padre Mario, di chiare origini italiane (i suoi avi vivevano in Emilia Romagna), ha giocato a football americano al college, prima di ritirarsi. Paolo, 19 anni, è un ala/pivot di 2,09, veloce, duttile, capace di giocare dentro e fuori, con buona mano dal perimetro tipica dei bianchi e le doti atletiche dei neri ereditate dalla mamma. Inutile dire che al college ha spopolato con grandi numeri e sfiorando il titolo Ncaa. Un esempio del suo appeal in Usa: è stato il primo giocatore di college in attività a comparire in Nba 2K22, diventando così uno degli uomini copertina del gioco, accanto a Kevin Durant, e conquistando un altro primato personale. Lui parla quasi solo americano ma sente forte il richiamo delle radici italiane, al punto da mostrare orgoglioso su Instagram il doppio passaporto avuto nel 2020. Ha sempre dichiarato di voler giocare con la maglia della nazionale italiana e il ct Pozzecco già gongola. Qualche chances in meno ce l'ha invece Matteo Spagnolo, brindisino, quest'anno alla Vanoli Cremona, che scelto al numero 50 dai Minnesota Timberwolves potrebbe preferire restare in Italia o in Europa. Il suo cartellino è del Real Madrid fin da quando aveva 15 anni. 

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