Sykes nuovo eroe di Avellino:
«Seguimi Sidigas, ti porto in alto»

Venerdì 4 Gennaio 2019 di Giovanni La Rosa
Diventare padre ad appena 15 anni, vivere nel ghetto di Chicago tra le gang, perdere il proprio padre poco più che ventenne. Keifer Sykes, play guardia della Sidigas Scandone Avellino, ha le spalle larghe e sa che i problemi della vita vanno oltre le difficoltà economiche del proprio club. Non tutto gira attorno ai soldi. Famiglia, religione e amore per il cestista americano, tra i più chiacchierati del momento, sono valori imprescindibili. «Tutti mi vedono come un giocatore di basket, ma sono molto di più: un padre, un figlio, un fratello, un amico». Sykes è stato costretto a maturare presto e da lontano si prende cura di Keifer jr e della bimba Kennedi, lasciati nelle mani di mamma Lisa.

Sykes, lei è il protagonista di questo momento positivo della Sidigas. Come sta vivendo questo periodo?
«Penso soltanto a lavorare molto, a migliorare, cercando di fare le stesse cose che ho fatto in passato. Sono contento che la gente stia apprezzando il mio stile di gioco. La stagione è lunga ed io credo questa squadra abbia l'opportunità di fare un ulteriore step in avanti».

Nei giorni scorsi il suo compagno di squadra Young ha detto che per voi Avellino, per differenti ragioni, è una grande opportunità. Cosa si aspetta a livello personale da questa stagione agonistica?
«Sarà schietto, il mio obiettivo è vincere il campionato, perché i tifosi lo stanno attendendo da tanto tempo ed è ora che vivano qualche soddisfazione. Negli anni scorsi con la Scandone si sono laureati MVP del torneo James Nunnally e Jason Rich, ora proveremo a fare di meglio. Vogliamo provare a vincere la coppa Italia, ma ci piacerebbe dire la nostra anche nella Basketball Champions League».

La vittoria su Milano quanta consapevolezza vi ha dato?
«Se giochiamo nel modo giusto siamo competitivi contro tutti. Ci crediamo perché siamo una squadra di talento».
 
Ha detto che in passato ha giocato più per i soldi, tornando indietro rifarebbe le stesse scelte?
«Non è proprio così, perché per esempio lo scorso anno ho giocato in Turchia, nella seconda lega, ma non hanno offerto meglio. Dopo il college ho subito ricevuto delle buone proposte, ma ho preferito restare in D-League. La mia intenzione è mettermi alla prova in Europa al più alto livello, ora ci sto riuscendo».

Domenica c'è Brindisi in campionato. Temete la formazione pugliese?
«Li abbiamo affrontati due volte nella preseason ed in entrambi i casi ci abbiamo perso. Sono una buona squadra, hanno voglia di entrare nella Final Eight. Sono affamati di vittorie e sicuramente in casa sono temibili».

Ha mai avuto modo in questo periodo avellinese di parlare con la proprietà?
«Mister De Cesare è venuto a salutarci nello spogliatoio nelle ultime due partite vinte con Sassari e Milano. Ci ha detto che sta cercando di risolvere i problemi economici del club. Nulla di più».

Le difficoltà finanziarie hanno unito lo spogliatoio. Rispetto ad un mese fa cosa è cambiato nella squadra?
«Prima di tutto è difficile capire cosa sta realmente accadendo. Intanto, abbiamo perso Norris Cole, andato via per cogliere una nuova esperienza. In ogni caso non sono state le congiunture extracestistiche a cambiare il nostro torneo, bensì siamo stati noi a capire di dover cambiare strada. Scendiamo in campo non soltanto per soldi, ma perché vogliamo vincere e perché siamo dei grandi professionisti e nelle ultime quattro partite lo abbiamo dimostrato. Non sappiamo cosa accadrà, ma siamo fiduciosi».

Leggendo la sua storia, molto particolare, quanto l'hanno reso più forte le difficoltà e se trova qualche similitudine tra il campo e la vita?
«Tutto quello che ho vissuto mi ha reso più forte e mi ha spinto sempre a dare il massimo. Sono riuscito a uscire da qualche situazione particolare, mi reputo fortunato perché tanti miei amici non ci sono riusciti. Sono certo che Dio mi abbia dato una mano nel superare queste difficoltà. Sono stato messo a dura prova, ma vado avanti». © RIPRODUZIONE RISERVATA