Kobe Bryant, il patto con Vanessa:
«Mai insieme in elicottero»

Mercoledì 29 Gennaio 2020 di Flavio Pompetti
Un patto per la vita tra Kobe Bryant e sua moglie Vanessa ha impedito che le tre figlie superstiti dopo il disastro aereo di domenica scorsa, restassero orfane di entrambi i genitori. Un amico di famiglia ha raccontato al settimanale People che i due avevano deciso che non avrebbero mai volato insieme sugli elicotteri che trasportavano di frequente Kobe nei suoi trasferimenti da un punto all'altro della città di Los Angeles. Vanessa era meno entusiasta del marito all'idea di volare così di frequente, e la prudenza le ha risparmiato l'atroce sorte che ha stroncato la vita del marito. L'attimo della tragedia resta ancora avvolto dal mistero. Il Sirkowsky S76 che trasportava Kobe, la secondogenita Gianna e altre sette persone non aveva una scatola nera a bordo con la quale ricostruire l'accaduto. È stato però rinvenuto un iPad tra i resti sparsi sulla collina di Calabasas, e si spera che possa contenere un qualche indizio. La scena del disastro è ancora presidiata dai tecnici della scientifica, e la rimozione dei cadaveri procede con difficoltà ed estenuante lentezza.

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Ieri sono stati rimossi tre corpi non ancora identificati, e il lavoro degli esperti non è ancora finito. Sono state anche diffusi dalla sicurezza aeroportuale i messaggi scambiati tra il pilota Ara Zobayan e i controllori di volo che hanno seguito la rotta nelle condizioni meteorologiche proibitive nelle quali la comitiva viaggiava. L'ultima è delle 9:39, quando Zobayan chiede di poter virare a sud est, verso la strada costiera 101. «Manovra approvata - è la risposta della torre di controllo - State passando alle condizioni di volo del protocollo di bassa quota?» «Si, condizioni VFR, 457 metri da terra» risponde il pilota. Sette minuti dopo lo schianto, a quota 600 metri. Procedono con maggiore fretta invece i preparativi per le esequie della stella della NBA. Il sito di abbigliamento sportivo Unique Sports anticipa che la cerimonia sarà «la più grande mai vista», probabilmente nello Staples Center dove giocano i Lakers e dove si tennero i funerali di Michael Jackson, grande amico di Bryant. A New Orleans si è già tenuta una processione lunedì sera con una brass band, mentre a Los Angeles la stracittadina tra i Lakers e i Clippers è stata sospesa a tempo indefinito. Un milione e mezzo di fan hanno già chiesto alla NBA di ridisegnare un logo che incorpori la memoria dell'atleta; una sua gigantografia è già esposta nelle sale del Smithsonian Museum di Washington, il sacrario della memoria nazionale.
 

In mezzo a tanto clamore stentano a farsi udire le voci di diverse donne che non vogliono seppellire la memoria dell'accusa di stupro che una cameriera d'albergo diciannovenne mosse a Kobe nel 2003, sei mesi dopo la nascita della sua prima figlia. La vicenda fu chiusa da un accordo extragiudiziale e dall'acquisto con 5 milioni di dollari di un diamante viola da 8 carati per Vanessa, ma è tornata a tormentare in questi giorni la coscienza di milioni di donne vittime di violenza sessuale. Tra le innumerevoli note di cordoglio spiccano quelle di Shaquille O'Neill: «Non dormo, non mangio, sono distrutto», e la promessa accorata di LeBron James, il quale aveva ricevuto una telefonata di congratulazioni da Bryant, dopo averlo superato nella classifica storica dei cannonieri della NBA la sera prima: «Fratello, ho il cuore a pezzi e non sono pronto, ma prenderò il tuo testimone».
  Ultimo aggiornamento: 10:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA