Avellino, la pista della liquidazione
e il monito di Festa: «Ce lo dicano»

Giovedì 29 Agosto 2019 di Giovanbattista La Rosa
Dopo l'incontro di martedì sera con i tifosi, De Cesare ha colloquiato con i più stretti collaboratori arrivando ad una conclusione: mettere in liquidazione la Scandone.

Il 2 settembre sarà l'epilogo del club più glorioso e vincente della città. La Sidigas e De Cesare non hanno né mezzi, né voglia per andare avanti. Troppi debiti ed una gestione opinabile, su cui sono in atto delle indagini, hanno indotto la Sidigas a dover disfarsi del team di basket. Ora ritorna d'attualità la wild-card, rifiutata dal primo cittadino Festa un mese e mezzo fa assieme alla complicità del presidente Claudio Mauriello e Cosimo Sibilia, finendo per perdere solo del tempo.
 
Ora l'idea del sindaco è mettere con le spalle al muro De Cesare, invitandolo ad ammettere pubblicamente l'impossibilità di proseguire. Ieri a Palazzo di Città Festa ha incontrato Nicola Alberani ed i dipendenti della Scandone. «Ho avuto un confronto con tutti discutendo del futuro del club ed al direttore sportivo ho chiesto di proporre l'ingaggio del coach». Questo secondo il sindaco potrebbe essere un modo per capire le intenzioni della proprietà. «Se vorranno fare basket dovranno dar seguito alla proposta, altrimenti spiegare perché non si può proseguire. Arrivati alla dead line del 2 settembre sono necessarie delle spiegazioni, soprattutto se dovessero fallire 71 anni di storia». A quasi due mesi di distanza dall'iscrizione del 9 luglio nulla è cambiato e verrebbe da pensare che la scelta di anticipare l'iscrizione sia stata sbagliata. Ma per Festa non è così: «Lo ribadirò in tutte le occasioni, finché potrò lottare per mantenere in vita la Scandone lo farò. In quel momento ho preso atto della volontà della proprietà di andare avanti con il calcio e con il basket, se ora ci sono problemi lo si deve dire». Con il serio rischio di non partecipare neanche al campionato di serie B, torna in auge l'ipotesi wild card. Il presidente Petrucci pur di non avere un altro campionato dispari, c'è anche la serie A appiedata proprio da Avellino ed il girone A del torneo cadetto, è disposto ad offrire un salvagente all'Avellino del basket nonostante il sindaco non abbia mantenuto i patti di luglio.

«Se dovesse terminare tutto sarei costretto a riprendere il dialogo con il presidente sostiene Festa - per salvare la B. Prima, però, è necessario spiegare perché non si può o non si vuole andare avanti». Festa punta a stanare De Cesare, ma l'errore, alla luce dei fatti, è l'aver dato credibilità e sostegno alla Sidigas. Se a luglio fosse stata accettata la wild-card ora l'Avellino avrebbe almeno una squadra di B. Con la Scandone in stato comatoso tutte le attenzioni sono ricadute sull'alternativa Basket Club Irpinia. Il telefono del presidente Carmine Cardillo, sul quale pesa l'obbligo di partecipare al campionato di B, non smette di squillare. La società avellinese, che negli ultimi giorni ha annunciato i primi colpi di mercato, non è intenzionata a rilevare l'eredità della Scandone. «Due mesi fa ricorda Cardillo la mia disponibilità c'era, ma ora siamo a settembre e mi viene chiesto di partecipare alla B. Mi sembra tardi, per tante ragioni». Due mesi fa il farmacista di San Tommaso aveva valutato il salto di categoria con l'appoggio di partner fuori provincia come Longobardi e Givova. Sarebbe stato il primo passo per una collaborazione, che avrebbe portato, probabilmente, uno scambio di titolo tra il Basket Club e Scafati, con Avellino che avrebbe ritrovato la serie A2 a distanza di un anno dall'autoretrocessione. Soluzione non più praticabile, perché ognuno è andato per la sua strada. Sul Basket Club Irpina, intanto, sarebbe sorto l'interesse di imprenditori locali per allargare la compagine societaria e tentare la partecipazione alla B. Il sindaco Festa, a cui tocca richiedere la wild card, dovrà valutare e consegnarla a chi vorrà, ma intanto aspetta una dichiarazione pubblica di De Cesare. © RIPRODUZIONE RISERVATA