Benevento, Inzaghi cambia modulo:
Improta e Barba gli uomini chiave

Giovedì 8 Ottobre 2020 di Luigi Trusio

Una rosa senza spine ma dai molteplici colori. Il mercato è finalmente in archivio e il Benevento per i prossimi due mesi e mezzo può concentrarsi solo sul campionato. Inzaghi ha a disposizione un ampio e variegato ventaglio di scelte anche se in qualche reparto c'è il rischio di trovarsi numericamente un po' corti. Il valore aggiunto di questo Benevento che SuperPippo sta plasmando è quello di avere già una sua specifica conformazione che non gli impedisce di essere camaleontico. L'identità come arma in più, ma anche la flessibilità e l'elasticità di un organico che può permettersi di indossare abiti diversi senza mutare fisionomia, passando in scioltezza dal 4-3-2-1 o 4-4-2 in avvio al 3-5-2 in corsa. Il segreto? Quello di aver sia scelto che tenuto calciatori poliedrici. Uno come Improta, per esempio, che inizialmente era in lista di sbarco, è stato preferito a Kragl proprio per la sua versatilità: può agire da esterno offensivo, da trequartista, da mezzala e addirittura da terzino. E questo pur sapendo che il tedesco, sulla singola funzione fosse maggiormente affidabile e talvolta pure decisivo. Stesso discorso per Barba, che può fare il centrale nella difesa a quattro o a tre, come pure il laterale mancino basso (non gli capiterà sempre di trovarsi di fronte un fulmine come Hakimi). Per la medesima ragione Inzaghi ha scelto di non escludere Tello, che può occupare quasi tutti le posizioni in mediana (eccetto calzare i panni del metodista), dall'interno all'esterno, e disimpegnarsi bene anche da terzino destro (contro la Reggina, ingenuità a parte, non è dispiaciuto). Ma non è finita. Letizia giostra con egual profitto su entrambe le corsie della retroguardia, Ionita può fungere da mezzala e vertice basso, Viola è all'altezza di giocare davanti alla difesa e da intermedio di centrocampo. Insigne (anche seconda punta) e Iago Falque, oltre che da rifinitori, hanno la caratteristiche per fare da ali nel 4-4-2, Sau e Caprari sono contemporaneamente trequartisti, attaccanti esterno e seconde punte, Lapadula centravanti o seconda punta. Soluzioni a iosa, che fanno apparire il roster più affollato di quello che è, e che hanno consentito di non smantellare lo zoccolo duro, la cui compattezza è stata determinante per la stagione dei record.

 

I nuovi si sono così integrati in un nucleo già solido, che li ha accolti a braccia aperte. A fronte di una spesa contenuta (intorno ai 10 milioni di euro il totale delle uscite a fronte dei 23 milioni dell'estate 2017, che pongono al decimo posto il club giallorosso nella speciale graduatoria dei costi, davanti a tutte le medio-piccole), Pasquale Foggia ha cesellato un impianto strutturale che ha già superato un primo collaudo e che adesso si presenta ai nastri della ripartenza di metà ottobre con il morale a mille e la consapevolezza di potersela giocare alla pari con tutte le avversarie, eccezion fatta per le big (Inter, Juve, Atalanta, Napoli) contro le quali però si può arricchire il bagaglio di esperienza e provare magari a sfruttare una giornata storta dei loro principali interpreti. Inzaghi per ora sembra aver toccato i tasti giusti, lavorando molto sull'autostima e sulla personalità, ma anche sul livello di produzione offensiva, che, almeno stando alle prime tre uscite, è di fatto riuscito a mantenere elevato, quasi come in B. Le frecce in attacco sono molteplici, la maggior parte delle quali intercambiabili. Alcuni osservatori hanno eccepito che forse qualche operazione in entrata in più avrebbe scongiurato il pericolo di scelte obbligate, come nel caso dell'infortunio di Moncini. Ma oltre a Lapadula, Inzaghi l'alternativa ce l'ha in casa: il tecnico conta parecchio sul giovane Di Serio, già a segno in cadetteria e ritenuto da subito inamovibile. Certo, rimangono da perfezionare alcuni ingranaggi difensivi (7 gol incassati nelle prime due gare e porta inviolata nel terzo match grazie ai miracoli di Montipò), tra fasce, metà campo e trequarti ci sono sincronismi da registrare e movimenti ancora da coordinare, ma per ora il calcio giocato è rimasto concentrato in appena otto giorni. Inzaghi sfrutterà la sosta per oliare meccanismi, ridistribuire lo sforzo in alcuni e far ritrovare ritmo e gamba ad altri, ma anche per studiare i prossimi avversari, che alla ripresa esporranno il blasone di Roma e Napoli (il derby con gli azzurri si giocherà al «Vigorito» domenica 25 ottobre alle 15, diretta Dazn). Non saranno passeggiate di salute, ma a Pippo le sfide complicate piacciono da matti.

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