L’alfabeto dello sport. Da Mou e Ronaldo a Hamilton e Zanardi: un 2020 da (non) dimenticare

Giovedì 31 Dicembre 2020 di Benedetto Saccà
L’alfabeto dello sport. Da Mou e Ronaldo a Hamilton e Zanardi: un 2020 da (non) dimenticare

Il VentiVenti toglie il disturbo (nemmeno poco...) e ci lascia in eredità un alfabeto di nomi, pazzie, assurdità varie, folli oscenità, drammatici miraggi. Era ora. Grazie di tutto: cioè (praticamente) di niente.

 

ASSURDITÀ 

Ci è toccato assistere, sinceramente esterrefatti, a qualsiasi assurdità in questi mesi: presidenti virologi, giocatori che infrangono felici la quarantena, Atalanta-Valencia, speaker che annunciano formazioni a stadi deserti, cani sciolti a spasso sui circuiti di Formula 1, parole da mandato di cattura (esempio: i quinti di centrocampo) e di nuovo...Atalanta-Valencia.

 

BRYANT

Era il 26 gennaio e – ahinoi – avremmo dovuto intuire subito. Poi avremmo pianto Maradona, Paolo Rossi, Corso, Prati, Simoni, Anastasi, Pape Diouf... Li immaginiamo ora spensierati, lassù, a ridere di noi.

 

CT (MANCINI)

Un anno fantastico in panchina, certo, applausi, grande, bravo, bis. Ma quella vignetta sui malati di Covid...mammamia che imbarazzo. 

 

DJOKOVIC

Forse, ritenendo i numero 1 del mondo immuni al Covid, ha pensato bene di non proteggersi nel torneo di Zara (e purtroppo si è ammalato) e poi di schierarsi contro l’obbligo del vaccino. A completare la fantastica annata, poi, tra le tante cose, ha steso un giudice di linea agli Us Open con una pallata da 32 tonnellate a 890 all’ora. Complimentoni. Vivissimi.

 

EXPECTED GOL

La nuova frontierona della statistica applicata al calcio. E cioè. È il numero medio di azioni da gol vere e proprie prodotte da un giocatore o da una squadra in una partita. Tornerà utile, eccome...

 

FERRARI

In versione vecchia Panda (ma non l’animale) nel Mondiale 2020. Purtroppo.

 

GROSJEAN

Uomo di kevlar e fibra di carbonio. D’accordo, non tutti i supereroi indossano un mantello, ma Romain è andato ben oltre la fantasia dei super-artistoni della Marvel.

 

HAMILTON

Sua Maestà imperiale, praticamente più della Regina. Sul suo regno non tramonta mai il sole, come era per Carlo V. Ogni due domeniche fa vedere l’aurora boreale agli avversari, scuote psicologicamente il compagno di scuderia (poveretto), assoggetta galassie a bordo della Morte Nera, ovvero la sua splendida Mercedes W11 numero 44. Che emozioni. Get in there, Lewis.

 

IAPICHINO

La figlia di Fiona May? No no. Tra un po’ sarà Fiona May a essere...la madre di Larissa. Lei è del 2002. Da quest’anno ha cominciato a prendere la (sana) abitudine di disintegrare avversari e record nel salto in lungo. Ogni tanto una buona notizia, via...

 

LEGGEREZZA

Manca ormai da tempo allo sport: che invece si prende molto, anzi troppo, sul serio e un giorno all’improvviso deve aver deciso di vivere soltanto di una curiosissima permalosità. E infatti non vola più, e non fa innamorare più i bambini, e invecchia (da) solo.

 

MOURINHO

Nel 2020 ha tentato in gran disinvoltura la svolta social-umoristica. Massì. Dev’essersi stufato di fare l’allenatore e di vincere coppe, coppette e coppettine. Così, un bel giorno, ha aperto un profilo Instagram e ha messo l’intelligenza siderale al servizio del sarcasmo: risultati raffinatissimi. Un genio.

 

NARRAZIONE

Ultima moda, pret a porter. Raccontare i fatti (sportivi) rigirandoli a proprio piacimento ma rimanendo fedeli e aggrappati almeno a un coriandolo di verità sostanziale. Praticissimo (e comodissimo), visto usare in scioltezza anche in altri contesti.

 

OLIMPIADI

Grandi assenti del 2020, faranno timido capolino dal 23 luglio, distribuzione del vaccino permettendo. Per non evitare confusioni, ovviamente, manterranno il nome Tokyo 2020.

 

PIRLO

“Simili a degli eroi/ abbiamo il cuore a strisce/ Portaci dove vuoi/ verso le tue conquiste...”.

 

QUANTE?

Quante altre volte lo sport dovrà fermarsi e chiedere scusa per il razzismo ululato, urlato, pronunciato, ritrattato, male interpretato, mormorato, minimizzato, stigmatizzato. «Io? Ma come? Ma se il mio testimone di nozze è di colore...». Ancora. Nel 2020. Ancora? Allora? Basta.

 

RONALDO

Tralasciando diverse partite scivolosissime e talune grottesche uscite (tipo: «Il tampone è una ca...» datato 28 ottobre), l’ultima della serie ne è l’esilarante summa. Ovvero. Proprio l’altro giorno lui e il suo manager Mendes hanno vinto l’invidiabile premio di calciatore e procuratore del secolo (secolo...). Bene. Poi però marginalmente si scopre che, nell’organizzazione del premio, l’agenzia di Mendes è (ma giusto casualmente) parte integrante. Mitici. Ma soprattutto: di quale secolo parlavano?

 

SUAREZ

«Il bambino porta cocumella». Fa già ridere così: un consiglio dei ministri, di risate...

 

TAMPONI

Grandissimi protagonisti della seconda parte dell’anno. E, chiaramente, solo qua, nel nostro drammatico calcio, potevano essere usati per ragioni di convenienza. Mah, boh, sarà, chissà... 

 

U

Incredibile come non siano stati registrati nomi o eventi con la U stavolta.

 

VAR

Ambiguo sogno, e ignobile incubo, e orrenda causa di terrificanti crolli di nervi dei tifosi di mezzo mondo. Certo, se gli arbitri fossero un tantino meno timidi, e uscissero a sorpresa dai loro castelli d’avorio, e addirittura arrivassero a mischiarsi alla plebe per spiegare i motivi di un rigore... Ma poi, spesso, la Var ha le sue ragioni che la ragione non conosce.

 

ZANARDI

Chapeau. Applausi. Sipario.

 

 

 

Ultimo aggiornamento: 23:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA