Balotelli al Benevento, l'idea di Raiola
ma Inzaghi e Vigorito non si fidano

Mercoledì 26 Agosto 2020 di Luigi Trusio
«Mario non è un giocatore finito, il calcio ha bisogno come l'acqua di attaccanti come lui. Credo che avrebbe ancora mercato in Italia, stiamo parlando con due squadre, ma anche all'estero c'è interesse». Parole e musica di Mino Raiola, procuratore ma anche un po' precettore di un Balotelli a caccia dell'ennesimo rilancio. Uno dei due club italiani di cui parla Raiola è il Benevento, che fino a qualche giorno fa non aveva mostrato alcun interesse. Ma le vie del signor Mino sono infinite e allora quale occasione migliore, se non quella della trattativa con il club giallorosso per Bonaventura, per infilare nel discorso anche Balotelli? L'ipotesi SuperMario alla corte di SuperPippo per adesso rimane una suggestione. Vigorito, Inzaghi e Foggia hanno definito una lista di altre priorità per l'attacco: Llorente, Lapadula, Pavoletti in lizza per il centravanti, Gervinho (sempre più vicino dopo i 5 milioni offerti al Parma costretto a far cassa), Zajc, Caprari e Falco nel novero degli esterni-trequartisti (ne dovranno arrivare almeno due). Con un Bonaventura jolly di lusso da poter schierare ovunque. La triade ha in testa altri progetti, ma nel calcio mai dire mai.

Balotelli non disdegnerebbe l'approdo nel Sannio: avrebbe anche la possibilità di stare vicino alla figlia Pia. L'ex compagna e madre della bambina Raffaella Fico da qualche anno ha acquistato una villa in una zona residenziale di San Marco Trotti, frazione di San Felice a Cancello, poco distante dal confine con la provincia di Benevento. Quello di Mario in Campania è un refrain, in passato è stato più volte accostato al Napoli, l'ultima volta la scorsa estate. Fu lo stesso Raiola ad offrirlo a Giuntoli e De Laurentiis, ma il club azzurro, su precisa indicazione di Ancelotti declinò la proposta. Per il Benevento non è una questione di età, ma di motivazioni ed equilibri nello spogliatoio. Gli ostacoli non sono pochi: Inzaghi deve convincersi di poter domare una personalità così esuberante e soprattutto di poterla inserire all'interno di un gruppo in cui regna l'armonia dopo l'annata record. Poi c'è lo stipendio. Mario a Brescia guadagnava 3 milioni netti più bonus. Tanti, forse troppi per uno che nell'ultima stagione ha segnato solo 5 reti. Ma essendo al secondo anno di domicilio fiscale italiano dopo la parentesi all'estero, il peso dell'ingaggio verrebbe alleggerito dal Decreto Crescita.  © RIPRODUZIONE RISERVATA