Buffon scrive al ragazzo che era:
«Soldi e successo la tua prigione»

Mercoledì 16 Ottobre 2019
Buffon scrive a se stesso da ragazzo: «Soffrirai di depressione, non sarai mai soddisfatto. Ma te sei così»
È uno dei personaggi più amati del calcio italiano. La Juventus, il record per il periodo più lungo in Serie A senza lasciar passare nemmeno una palla in porta, Alena Seredova. Eppure, anni e anni sotto le lenti del grande pubblico, e ancora un alone di mistero che lo avvolge. Chi davvero conosce Gigi Buffon? Inaspettatamente, è lui stesso che decide di regalarci lo sguardo più intimo alla sua persona che abbiamo mai ottenuto. Lo fa su una lettera pubblicata su The Players Tribune, il cui incipit già emoziona: "Dear 17-year-old Gianluigi..

Ecco il campione senza maschere, senza divisa, senza filtri. Ecco l'uomo dietro il campione. Impaurito, vulnerabile, quello in cui tutti possiamo identificarci. «Ti scrivo questa lettera oggi, da uomo di 41 anni che ha vissute tante, tantissime cose e ha fatto qualche errore. Ho alcune notizie buone e alcune cattive per te. Sono qui per parlarti della tua anima. Sì, la tua anima. Ne hai una, che te ci creda o no». E già arrivati a questo punto, immaginarsi Buffon senz'anima è difficile. Quel gigante da 1.92, possibile che da giovane non avesse un'anima?

Certo che la aveva. Ma quindi si guarda al passato, i propri errori sembrano sempre un po' più grandi, un po' più gravi, di quelli degli altri. Non fai eccezione se sei Buffon. Eccolo il suo grande errore. «Iniziamo con le cattive notizie. Hai 17 anni. Stai per diventare un vero calciatore, proprio come nei tuoi sogni. Pensi di sapere tutto. Ma la verità, amico, è che non sai un c***o. Tra pochi giorni, avrai l'opportunità di iniziare la tua prima partita in Seria A con il Parma... Dovresti essere a letto, a bere latto caldo. E invece cosa farai? Andrai a ballare con i tuoi amici del Primavera. Solo una birra, no?».



Beh, no. «Esageri. Ti cali nel personaggio. Il grande uomo. Ecco come gestisci quella pressione che manco sai di avere addosso. A breve, sarai fuori dal club, a litigare con i poliziotti all'una del mattina. Vai a casa. Vai a letto. E per favore, ti imploro, non fare pipì sul volante dell'auto della polizia. Nessuno lo troverà divertente... Certo, pensi di dimostrare agli amici quanto sei forte e indipendente, ma in realtà, è solo una maschera». 

E poi arrivano gli avvertimenti. Quelli di chi, con la consapevolezza del dopo, vorrebbe tornare indietro e acquisirla prima. «Tra pochi giorni, riceverai tre cose che sono molto, molto tossiche, oltre che pericolose. Soldi, successo, e il lavoro dei tuoi sogni». Sogno che, scopriamo adesso, si era trasformato in una gabbia dorata. Allenamento dopo allenamento, parata dopo parata, battendo la strada che lo porterà a entrare, così giovane, nella storia, Buffon aveva smarrito se stesso. «Diventerai così depresso da non riuscire ad alzarti dal letto. Ridi se vuoi, ma è quello che ti succederà. Avrai 26 anni. Sarai il portiere della Juventus e della Nazionale. Soldi e rispetto. La gente ti chiamerà Superman. Ma non lo sei. La tua routine diventerà una prigione. Vai ad allenamento. Torni a casa e guarda la TV. Vai a letto. Vinci. Perdi. E poi di nuovo. Un giorno, svegliandoti per andare ad allenamento, inizieranno a tremarti le gambe. Per 7 anni, farai fatica a provare gioia nella vita». 




Sette anni di depressione nascosta a tutti. Buffon ha bisogno di ricordare a Gigi perchè si trova lì. Cosa ti ha spinto a voler diventare un calciatore? E allora si torna ancora più indietro. «Avevi 12 anni. 1990, Campionati del Mondo in Italia, sì. Argentina contro Cameroon a San Siro. Eri in camera da solo. Non sai nemmeno dove è il Cameroon, che nome strano». Qualcosa in quella partita lo segnerà per sempre. Thomas N’Kono. «Il modo in cui si muove, in cui si erge. C’è un angolo per l’Argentina, e Thomas corre tra la folla e colpisce la palla a 30 iarde in aria. Ecco cosa vuoi fare nella tua vita. Tu non vuoi essere un portiere e basta. Tu vuoi essere un portiere così

Più a fondo ancora. La parte più importante della lettera. Come ha fatto a guarire dalla depressione? Sprofondato nel nichilismo, incapace di gioire di qualsiasi cosa, arriva l'arte. È una mattina a Torino, Buffon cambia bar dove fare colazione. Vede un poster. Pubblicizza la mostra di un certo Chagall. Ma chi è? «Non lo hai mai sentito, ma non sai nulla di arte. Hai cose da fare, sei Buffon. Ma chi è Buffon? Te chi sei?». E allora l'uomo di 41 anni implora il vecchio sè. «Devi entrare in quel museo. Se ci andrai, vedrai centinaia di dipinti. Alcuni non ti diranno nulla. Poi ne vedrai uno che ti colpirà come un fulmine. Si chiama Il cammino. C'è una donna che vola a mezz'aria. Come nel sogno di un bambino». Come N'Kono ai Mondiali del '90. Buffon, anzi Gigi, in quel museo tornerà il giorno dopo. L'arte lo salverà, solo l'arte gli darà la leggerezza di cui ha bisogno, come la donna di Chagall. 

Ricorda poi sbagliare aiuta a crescere. Come quello provato quando utilizzò, in campo con il Parma, uno slogan fascista: Morte ai codardi. Gli errori formano. Ti ricordano che non sei niente di speciale, niente più di un barista, anche se sei Buffon. «Il mio unico rimpianto è che te non abbia aperto prima la tua mente al mondo. Forse sei fatto così. A 41 anni, sentirai bruciare ancora dentro. Non sarai soddisfatto, mi spiace dirtelo. Sei sempre stato così. Ti ricordi quella volta, avevi 4 anni..nevicava. Non avevi mai visto la neve..Sei corso fuori in pigiama e ti sei buttato. Senza paura. Hai avuto la febbre per una settimana. Ma non te ne fregava niente.. Te sei così. Sei Buffon. Mostrerai al mondo che esisti». 

  Ultimo aggiornamento: 14:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA