Cannavaro scrive per noi:
«Alzala anche tu al cielo, Giorgio»

Domenica 11 Luglio 2021 di Fabio Cannavaro
Cannavaro scrive per noi: «Alzala anche tu al cielo, Giorgio»

Sono lontano, a Guangzhou. Ma mi sento vicino, come se fossi a Londra con Giorgio e gli altri. Come se tornassi indietro di 15 anni, ripensando a quella coppa alzata sotto il cielo azzurro di Berlino. Guarderò la finale. Ancora non so con chi. In Cina saranno le 3 di notte. Le altre partite le ho seguite da solo, a letto, nella mia stanza. Magari all’ultimo cambierò idea, lasciando da parte la scaramanzia, e mi unirò a mio fratello Paolo e al mio staff per tifare insieme. 

La sfida di Wembley significa molto per il calcio italiano. La vittoria diventerebbe fondamentale per il nostro movimento, darebbe la spinta ai nostri club che dovrebbero cominciare a investire sui giovani. Sono la nostra forza e si è visto anche da come Mancini ha costruito, attorno ai più esperti, la sua Nazionale. Roberto mi ha proprio sorpreso. È riuscito a trasmettere fiducia a un ambiente depresso dopo l’eliminazione nel playoff contro la Svezia. Ora con lui, in tre anni, l’Italia è tornata a far paura. Se ne accorgeranno stasera anche gli inglesi. Il calcio proposto da Mancini è, del resto, di altissimo livello. È rimasto lo spirito italiano, con i giocatori che in campo si esaltano con la maglia azzurra addosso. Combattono, sudano e si aiutano tra loro. Ma poi Roberto ha aggiornato tatticamente la Nazionale, adeguandosi a quanto si vede in Europa. Difendiamo alti, siamo bravi a palleggiare dal basso, andiamo negli spazi che si aprono. Tutto in velocità. 

L’Inghilterra, secondo me, è più forte. Come rosa, però. Noi, invece, giochiamo meglio. E rispetto a loro, il nostro gruppo è più unito, come spesso è accaduto in passato, non solo nelle notti dei successi indimenticabili ai mondiali del 1982 e del 2006. So che cosa significhi giocare a Wembley. Il tifo inglese si sente in campo più che in altri stadi del pianeta. Noi vincemmo con il gol di Zola, ma non è mai semplice affrontare l’Inghilterra davanti al loro pubblico. Che, però, non è detto che garantisca il successo. Basta pensare che cosa è accaduto al Portogallo, battuto in casa dalla Grecia nell’Europeo del 2004. O alla Francia che nell’ultima edizione si è inchinata a Parigi proprio alla Nazionale di Cristiano Ronaldo.

Di finali ne abbiamo già perse due, in ventuno anni. A Rotterdam e Kiev. Bisogna interrompere questa maledizione. Di solito è più complicata la semifinale. Il grande risultato di martedì contro la Spagna mi ha fatto venire in mente la nostra vittoria a Dortmund contro la Germania nel mondiale tedesco. Lì aumentò l’autostima. Io ero in Olanda nel 2000 quando vincemmo ad Amsterdam contro l’Olanda in semifinale e proprio ai rigori. In quei momenti si vede l’Italia.

Donnarumma è il simbolo di questa nuova nazionale. È stato grande nel momento più delicato della sua carriera, ferito dalla contestazione dei suo ex tifosi. Non è Buffon, più personaggio e più spettacolare. Ma le sue parate ci hanno portato in finale. Sarei molto felice di vedere Chiellini alzare la coppa, il primo dopo di me. È mio amico, abbiamo giocato insieme, l’ho visto crescere. Ancora ricordo quando lasciai Coverciano. Giorgio mi chiese se avesse potuto prendere la mia stanza. Scoppiai a ridere e gli risposi: «Hai paura che ci siano i fantasmi?». Si meriterebbe questo Europeo, anche perché potrebbe essere la sua ultima chance di vincere con la Nazionale. 

Ultimo aggiornamento: 19:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA