CORONAVIRUS

Dall'Olanda alla Spagna,
il pallone non rimbalza più

Sabato 25 Aprile 2020 di Romolo Buffoni
Dall'Olanda alla Spagna il pallone non rimbalza più
Raggiungere la “Fase 2” della pandemia da Covid-19 per il calcio rischia di diventare un’impresa ciclopica. Giovedì la Uefa ha sbloccato 70 milioni di euro, anticipando la quota destinata ai club per i giocatori dati alle nazionali; ieri la Fifa ha anticipato 150 milioni di dollari del 2020 per le federazioni, il che si traduce in 500 mila dollari per ognuna delle 211 affiliate. Ma in Europa, pur lasciando la Uefa libertà di chiudere i tornei con la formula migliore possibile, ieri si è alzata la prima bandiera bianca. A sventolarla l’Olanda, che ha chiuso l’Eredivisie senza proclamare né vinti né vincitori: non assegnato lo scudetto e bloccate le retrocessioni (e promozioni). «Purtroppo - si legge nella nota diffusa dalla lega -, con le ultime misure del governo riguardanti il coronavirus, è diventato impossibile concludere in tempo la stagione 2019-20 dei campionati di calcio professionistici». La Uefa avrà comunque la sua classifica di “merito sportivo” che è quella scaturita fino all’interruzione: l’Ajax primo per differenza reti accede quindi ai play off della prossima Champions, mentre l’Az partirà dal secondo turno preliminare. Il Feyenoord, terzo, va alla fase a gironi dell’Europa League, a cui prenderanno parte anche Psv Eindhoven e Willem II ma partendo dal secondo turno di qualificazione. L’Utrecht, sesto e a -3 dal Willem II, ha già annunciato ricorso.
 

GERMANIA
La Bundesliga è il campionato più avanti: le squadre hanno ripreso ad allenarsi (seppur a piccoli gruppi) e i dirigenti sono pronti a rimettere la palla al centro dal 9 maggio grazie a 25mila tamponi previsti per tutti i calciatori. Ma ieri il ministro del Lavoro ha suggerito alla Merkel (che entro giovedì si dovrà pronunciare): «Si giochi, ma facendo indossare ai giocatori la mascherina, cambiandola ogni 15’ e interrompendo il gioco se si leva». Una cosa vista, finora, solo nel campionato del Nicaragua (e l’8 marzo in Benevento-Pescara come provocazione dei calciatori abruzzesi che le tolsero prima del via). Anche la Liga e la Ligue 1 stanno facendo i salti mortali per riprendere a giocare. Ma la strada resta comunque in salita. 

SPAGNA E FRANCIA
Real, Barcellona e compagnia calciante sono stati messi all’angolo dal ministero della Sanità - al quale è stata delegata l’ultima parola in merito - e che ieri ha fermato il dispositivo che era in preparazione per effettuare alle squadre della Liga i test anti coronavirus per poter tornare a svolgere gli allenamenti. Il Ministero ha deciso: le regole sui tamponi non cambiano, i calciatori sono lavoratori come gli altri e dunque possono essere sottoposti a controlli solo in presenza di sintomi. I club potrebbero portare avanti i loro controlli solo a titolo completamente privato, ma non è chiaro come. Nessuna corsia preferenziale, dunque, nonostante il Consiglio supremo dello sport spagnolo abbia fornito al governo di Madrid l’indicazione che il calcio muove l’1,4% del Pil. Ancora più dura la polemica in Francia dove il ministro dello Sport, l’argento olimpico del nuoto a Sydney 2000, Roxana Maracinean ha dichiarato «lo sport non sarà la priorità nella nostra società». Tamponi e mascherine sono la discriminante anche per Parigi: «Se non ce ne saranno abbastanza - ha detto la Maracinean - i campionati di calcio e rugby (che disputerebbe soltanto la finale scudetto, ndr) non riprenderanno». Ma a complicare i piani è arrivata la notizia che Junior Sambia, 23enne centrocampista del Montpellier, è stato ricoverato in rianimazione per Covid-19. Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA