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Tokyo 2020, Cagnotto: «Olimpiadi un anno dopo? E' il mio tuffo più difficile»

Mercoledì 25 Marzo 2020 di Alessandro Angeloni
Tokyo 2020, Cagnotto: «Olimpiadi un anno dopo? E' il mio tuffo più difficile»

«In questo momento mi sento un po’ frastornata, non vorrei prendere decisioni». Così Tania Cagnotto, 35 anni, campionessa di tuffi. Vive un dubbio: provare o no? L’età invita a fermarsi, la voglia di continuare a coltivare la famiglia pure, poi c’è quella voglia di sport che non ti lascia mai. Tradotto: piccola crisi. Passerà a breve. Lei, Tania, unica donna italiana, figlia d’arte (il papà Giorgio, pure lui plurimedagliato), ad aver ottenuto un oro mondiale ed è la tuffatrice con il maggior numero di podi in carriera, no non è facile mollare su due piedi. A Rio 2016 ha vinto un bronzo (trampolino di 3 metri) e un argento (sincro in coppia con Francesca Dallapé) e già dopo quei successi aveva deciso di ritirarsi, per poi tornare alle competizioni nel maggio 2019, in vista di una possibile partecipazione proprio a queste Olimpiadi di Tokyo. Quell’anno in più fa tornare tutto in discussione. C’è la possibilità, non la certezza, che la sua sesta olimpiade sfugga. Ma per un motivo «giusto», come dice lei. L’emergenza esiste e «se hanno preso questa decisione è per il bene del mondo». Appena uscita la notizia, Tania aveva paventato l’idea di non farcela ad arrivare a Tokyo con un anno di ritardo e si era lasciata andare a un «credo che non potrò partecipare. Olimpiadi Tokyo all’anno prossimo, evidentemente non vedono miglioramenti entro luglio. Potrebbe starci, molti paesi devono ancora passare quello che abbiamo passato noi. Se lo fanno è per il bene del mondo». Poi, la meditazione, quindi la crisi: tutto è in discussione. 
Insomma, a Tokyo si va un anno dopo. 
«Credo sia la cosa giusta, avranno valutato tutte le possibilità».
Lei andrà?
«Non lo so, non ho deciso».
Quanto tempo si è data per decidere?
«Non so ancora, non c’è una scadenza. Vedremo».
E’ dura fare una scelta?
«Sì, ci sono alcune cose in ballo. La notizia è troppo fresca e non so ancora cosa fare». 
Dia una percentuale sulla sua partecipazione?
«Preferisco tacere».
Il presidente del Coni, Giovani Malagò, pensa di convincere Elisa Di Francisca, crede possa farlo anche con lei?
«Non lo so vedremo. O forse nessuno può farlo, è una decisione che devo prendere con la mia famiglia».
A proposito: ha ancora voglia di fare un secondo figlio? 
«Sì anche questo è un motivo per il quale oggi sono in crisi».
Da Sydney 2000 a oggi, come è cambiata la sua vita attraverso Olimpiadi, Mondiali e successi vari?
«Sono cambiate molte cose. Adesso i tuffi non sono più la mia priorità!». 
Ha vinto tanto, ma non un oro olimpico. Rimpianti?
«Nessuno! Prendere comunque una medaglia alle Olimpiadi è come averlo vinto».
Nel suo futuro si vede ancora in vasca? 
«Ancora non so bene. So che mi piacerebbe restare nell’ambiente sportivo. Anche nei tuffi ma non per forza da allenatrice o atleta». 
Ci racconta, con qualche flash, i suoi cinque Giochi? 
«Sydney 2000 è stato un parco giochi, ero una bambina; Atene 2004 la meno bella; Pechino 2008 è stata un’esperienza affascinante; Londra 2012 un incubo; Rio 2016 quella che non si scorda più».
Come vive queste settimane di emergenza per coronavirus?
«Come tutti, fino a qualche giorno fa avevo la fortuna di andarmi ad allenare, c’era qualche ora di svago. Poi con la notizia delle Olimpiadi spostate nel 2021, il momento è diventato difficile». 

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