Pochi abbonati, stop alla doppia utenza su Dazn

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Alessandro Catapano
Pochi abbonati, stop alla doppia utenza su Dazn

“Condividere le emozioni”. Con questo slogan fino all’altroieri Dazn esortava gli italiani ad abbonarsi, specificando che con un’unica sottoscrizione potevano guardare “due contenuti - uguali o differenti - allo stesso momento e su due dispositivi diversi”, e in questo modo la passione per lo sport avrebbe unito “stanze, città, regioni e diverse”. Tra un po’, rimarranno solo le stanze, perché la “concurrency”, cioè lo sdoppiamento, sarà consentito unicamente tra dispositivi che utilizzano la stessa connessione. Perciò, se eravate abituati a condividere lo stesso abbonamento sottoscritto l’estate scorsa in promozione a 19,99 euro al mese, con un parente, magari un figlio che vive lontano, bé, ci dispiace per voi, ma tra un mese, massimo due, non sarà più possibile. Dunque, arrangiatevi, l’unica cosa che potete fare è mettere mani al portafoglio per sottoscrivere un secondo abbonamento, ma quella promozione è scaduta e ora il prezzo è intero, 29,99 al mese. Nella migliore delle ipotesi, si abbasserà a 24,99, uno sconto di 5 euro con cui Dazn provererebbe ad arginare il mare di lamentele, promesse di rescissione e minacce di class action che continua a pioverle addosso da ieri mattina, da quando l’anticipazione del Sole 24 ore è finita in rete, quindi sui social, issandosi immediatamente in cima alla lista dei trend topic di twitter, posizione mantenuta fino a sera, in assenza di commenti ufficiali dalla piattaforma (ma non è escluso che arrivino nelle prossime ore). Altra ipotesi allo studio: il pagamento di una “fee” in più per accedere alla doppia visione, una specie di abbonamento premium. Vedremo. Intanto, tace anche la Lega di A. Non che potesse fare qualcosa, ma i presidenti sono pur sempre quelli che hanno messo il calcio italiano nelle mani di Dazn, rendendola di fatto una monopolista, per qualche soldo in più, anzi pochi maledetti e subito. Chi dice una novantina, chi dice centocinquanta (da dividere per venti).

 

Non c'è pace

Si fa fatica ad avere cifre ufficiali, anche su audience e numero di abbonati. Sempre Il Sole, una decina di giorni fa, aveva pubblicato i dati forniti dalla Lega a Sky e Tim-Dazn: 4,4 milioni di abbonati alla pay tv, 1,9 al gruppo streaming. Se queste cifre sono vere, si capisce il senso dell’operazione Dazn: recuperare abbonati, aumentare i ricavi, rientrare un po’ di più dell’enorme investimento fatto per assicurarsi 7 gare su 10 della Serie A in esclusiva. Comprensibile. L’obiettivo minimo fissato da chi ha deciso l’operazione “stop allo sdoppiamento” sarebbe di trecentomila nuovi abbonati, per circa un centinaio di milioni di euro. Tanti soldi, decisamente più importanti dei sentimenti provocati negli italiani, i quali - va ricordato - avevano appena finito di tribolare con ritardi e rotelle. I disservizi di questo primo scorcio di stagione, finiti, si dice, anche all’attenzione del governo, certamente sul tavolo dell’Antitrust, che ad un certo punto ha anche pensato di allargare la co-esclusiva con Sky a tutte le partite. Perché questa impresa di digitalizzare un Paese tecnologicamente arretrato attraverso il calcio, finora l’hanno pagata solo gli utenti, e non solo metaforicamente, perché costretti ad abbonarsi almeno a due piattaforme per vedere campionato e coppe. Che faranno ora? Da quando riceveranno la comunicazione ufficiale, tutti gli abbonati avranno 30 giorni di tempo per esercitare il diritto di recesso, senza alcun costo.


Irregolari

Poi, certo, c’è la questione della pirateria, della sacrosanta guerra al “pezzotto”, la ragione che Dazn adduce a sostegno della sua scelta. Lo “sdoppiamento”, in base ai dati in suo possesso, avrebbe generato circa un 20-25% di fruizioni irregolari in ogni partita, in molti casi rilanciate da siti specializzati che “facilitano” lo sdoppiamento in cambio, di fatto, del pagamento di un obolo. Un sistema che va scardinato, per evitare - sostiene Dazn, in questa battaglia a braccetto con la Lega di A - una ulteriore svalorizzazione del prodotto calcio. Il tempo dirà se effettivamente il fine giustifica i mezzi, intanto si sono sollevate le associazioni a tutela dei consumatori e qualche politico. Gli italiani arrabbiati, invece, sono qualcuno in più.

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