Nazionale, l'Europa ci celebra: tutti pazzi per l'Italia

Martedì 13 Luglio 2021 di Marco Ventura
Nazionale, l'Europa ci celebra: tutti pazzi per l'Italia

Tutti pazzi per l'Italia. È vero che siamo sparsi in ogni angolo del mondo, ma non sono solo migranti o imparentate con l'Italia le migliaia di persone che sono scese nelle strade, nelle piazze, di giorno o di notte secondo il fuso, da Manhattan a Edimburgo, con furgoni imbandierati, vessilli e cartoni di cannoli tricolore, inneggiando a un idolo dal nome impronunciabile per uno straniero, Donnarumma, in un delirio collettivo che simboleggia la rinascita dalla pandemia.

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IL SOGNO
La catarsi dopo un anno e mezzo di isolamento, la felicità liberatoria di un trionfo che aveva tutte le caratteristiche del sogno impossibile: una squadra di guerrieri nati, gli Azzurri, nella fossa bianco-rossa dei leoni inglesi, Wembley, contro la sicumera albionica della vittoria infelicemente anticipata dal motto It's going home, sta tornando a casa (il calcio inventato dagli inglesi) e che al risveglio, ieri, si è trasformato in un irridente e virale It's coming Rome, con il timbro delle Poste italiane. Edimburgo sembrava Napoli, raccontano gli italiani in Scozia.

Pazzi per la Nazionale, la maglia 27

 

L'ambasciata irlandese in Italia, con l'ironia tipica di un popolo d'emigranti e individualisti come il nostro, invia complimenti per la Coppa infilando a forza nelle mappe una terza isola, l'Irlanda, tra la Sicilia e la Sardegna. «Siamo tutti italiani», urlano gli europei. Ma i leader più acuti, con l'intuito opportunista dei politici, avevano gettato il cuore oltre il calcolo delle probabilità, indossando la maglia 27 della Nazionale di Mancini come la presidente della Commissione europea, la tedesca Ursula van der Leyen, il cui portavoce ieri ha confermato la sua felicità per la vittoria europea, non solo italiana, nel quartier generale della Brexit.

 

Quell'arco tricolore sbrilluccicante sopra Wembley ha provocato reazioni di scomposta e a tratti violenta allegria in tutto il continente, umiliato dalla scelta inglese (non scozzese, non gallese) di uscire dall'Unione europea. Mettici poi l'orgoglio francese, che ha dovuto scegliere tra i diversamente concorrenti di sempre, Inghilterra e Italia, per vendicarsi della propria esclusione dalla finale. «Invincibili», titola L'Équipe. E la germanica ma progressista Sueddeutsche Zeitung è tutta un'apologia della «fiducia, unità e stabilità» italiane, compendio delle tre lezioni per l'Europa che vengono dalla (diciamolo) anche fortunata finale ai rigori di Wembley.

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Lo spirito dello Stivale che non si arrende mai, applaudito dall'opinionista di grido Stefan Ulrich come una rivincita, anzitutto, sulla «rassegnazione» dopo l'esclusione dai mondiali. Il riscatto di un'Italia che riscatta l'Europa, e il mondo forse, dopo essere stata l'epicentro occidentale del virus che ha dilaniato la nostra vita. Così sulla stampa sportiva internazionale è tutto uno sbizzarrirsi nei titoli di prima: «Storia di un rinascimento» (lo spagnolo Marca), «Bravissima» e «Eterna Italia» l'altro ispanico AS, «Mamma mia!», The Herald. Esulta, sopra tutti, lo scozzese indipendentista (ed europeista) The National, che scaglia contro gli aborriti inglesi il contro-slogan più puntuto e irriverente: «It's coming Rome». È la testata che aveva disegnato in copertina il volto sofferto e concentrato di Mancini, guerriero pittato dei colori scozzesi blu e bianco sotto la corazza del redivivo William Wallace, l'eroe che più di sette secoli fa aveva difeso l'indipendenza della Scozia. È il protagonista della saga di Braveheart, Cuore impavido.


MEDAGLIE SFILATE
Al contrario, diventa virale sul web, cioè nel mondo, l'immagine dei Principi tristi, William e Kate con il principino dagli occhi bassi, e si scatena la polemica sul rifiuto plateale dei calciatori di casa di tenere al collo la medaglia dei secondi, così come il riflesso condizionato del razzismo contro i tre giocatori di colore che hanno fallito i rigori, paradossale ribaltamento della consuetudine dei tre Leoni a inginocchiarsi prima delle partite contro ogni discriminazione. Lo sport è politica, intercetta gli umori dei popoli, le correnti della storia, le emozioni che inspiegabilmente fanno la storia. C'è addirittura chi parla di trionfo della Repubblica sulla monarchia (l'Italia non ha forse sgominato i sudditi di Belgio, Spagna e Inghilterra?). E insomma godiamoci, senza superbia, questo sconfinato cielo azzurro.
 

Ultimo aggiornamento: 12:13 © RIPRODUZIONE RISERVATA