Italia come stai? Il ritorno di Balotelli
e i dubbi di Mancini verso i playoff

Lunedì 24 Gennaio 2022 di Benedetto Saccà
Italia come stai? Il ritorno di Balotelli e i dubbi di Mancini verso i playoff

Due mesi tondi tondi. Il tempo sgocciola via inumano e, proprio il 24 di marzo (un giovedì, non bisognerà prendere impegni), l’Italia del ct Roberto Mancini sfiderà la Macedonia del Nord nella prima (e speriamo non ultima) partita dei playoff mondiali. Si giocherà a Palermo. Poi, se la serata andrà come deve andare, il 29 incontreremo in trasferta il Portogallo (probabile) oppure la Turchia (possibile). Tutto a posto insomma? Ma nemmeno per sogno, figurarsi. L’Italia, al momento, è incartata nei dubbi, foderata dai misteri e, in definitiva, avvolta dai teloni delle impalcature. A evitare che la situazione debordi dalla categoria di «problematico» e si avvi verso quella di «critico», il che sarebbe francamente spiacevole, accorre a proporre un rimedio lo stage, in agenda da mercoledì (cioè da dopodomani) a venerdì. Provvidenziale. Mancini, oggi, diramerà la lista gigante delle scelte e sono attese alcune novità. Tipo: il grande rientro di Mario Balotelli a Coverciano e la chiamata dei naturalizzati Luiz Felipe e Joao Pedro, oltre che del debuttante Frattesi. E non è neppure da escludersi una convocazione di Zaccagni, che tornerebbe in azzurro dopo 14 mesi. È utile segnalare che non saranno previsti altri raduni e/o partite degli azzurri fino agli spareggi. Comunque. Gli occhi del ct saranno rivolti soprattutto a Balotelli, c’è da dirlo. Certo, d’accordo, va bene, tutti sono importanti e ciascun giocatore può e potrà marcare la differenza, però è anche onesto annotare che l’attacco e gli attaccanti costituiscono il nodo più stretto della Nazionale. Perché Immobile è (rimasto) l’unico centravanti affidabile dell’Italia, dal momento che (nell’ordine) Belotti è fermo da due mesi per una lesione al bicipite femorale e Chiesa si è appena procurato la lesione del legamento crociato ed è stato operato giusto ieri. A Mancini non rimane che affidarsi a Scamacca, a Berardi, a Insigne, a Raspadori, a Gabbiadini e a Bernardeschi, ma è chiaro che l’Italia avrà, più che il bisogno, proprio l’incontenibile necessità ed esigenza di poter consegnare i propri destini tattici e mondiali a un vero attaccante di peso – forte, autorevole, trascinante e trascinatore. Il Balotelli di Germania-Italia del 2012? Quello, lui, proprio così. E chissà che Joao Pedro non possa rivelarsi una chiave in grado di aprire il futuro. Per cui Mancini, dondolando tra le sponde dei ricordi e delle speranze, tenterà di recuperare a sé e alla Nazionale il meglio di Mario. Ovviamente il ct ripone intere cisterne di fiducia nella fantasia di Zaniolo, talento capace di incidere sugli esiti delle partite lavorando e agendo direttamente in proprio. 

Insomma. Tanto per capirsi, l’attacco azzurro è una sorta di tela di Penelope: che si tesse, e si disfa, e a fatica raggiunge una cartesiana compiutezza – chiara e distinta. All’opposto, per un’asimmetria particolare, il centrocampo risulta un reparto, si direbbe, risolto sul piano tattico. Barella è un fulcro, Cristante partecipa della manovra, Jorginho (quando non sbaglia i rigori) è una garanzia, Locatelli assicura ampie dosi di efficacia e a Tonali viene naturale versare in campo damigiane di solidità. L’innesto di Frattesi può aprire ulteriori spiragli. Invece, quanto alla difesa, Donnarumma è l’unica certezza. Perché Bonucci e Chiellini devono misurarsi con l’età e con non infrequenti infortuni – d’altronde la prima provoca i secondi – e Acerbi oscilla tra gli infortuni e prove non sempre brillanti. E allora, alla luce di un quadro simile, acquisisce sì un senso la convocazione di Luiz Felipe. Se non altro la Fifa ci ha regalato una ragione di ottimismo, avendo annullato tutte le diffide in vista dei playoff. Ne avevamo 10, diffidati. In due mesi possiamo solo migliorare.

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