Italia, Chiesa al centro dell'attacco:
Mancini ha scelto il falso nove

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Andrea Sorrentino
Italia, c'è Chiesa al centro dell'attacco

Darebbe il suo regno per un centravanti, il Mancio, e invece anche stavolta dovrà farne a meno, adattarsi, inventarsi qualcosa, ricorrere a falsi o presunti sostituti di Ciro Immobile. Affidarsi in definitiva a Chiesa, che dopo tre mesi con Allegri è diventato come quei coltellini svizzeri multiuso, e pregare. La maledizione del numero 9 è la stella cometa dell’avventura del ct da tre anni, ed è persino simbolico che il sortilegio lo accompagni nella partita dell’anno, che vale il Mondiale, cioè il vero obiettivo del suo percorso visto che l’Europeo doveva essere solo una preparazione al Qatar, invece è stato vinto tra la sorpresa del Continente (Italia compresa). Ma è senz’altro una grossa grana e ora la Svizzera fa un po’ più paura, anche se venerdì le mancheranno tutti i migliori: Embolo, Seferovic, Xhaka. Elvedi e Zuber. Nell’Italia non c’è un sostituto valido di Immobile, peraltro contestatissimo quando gioca, dato che Ciro è l’unico centravanti italiano tra le migliori 7 squadre del campionato. Dietro e davanti a lui, il diluvio, o solo stranieri.  

Belotti non dava garanzie tecniche neppure quando era in forma, figurarsi adesso che viene da un infortunio al tendine: col Toro ha giocato solo una volta 90’, ad agosto, poi sempre in campo per meno di un’ora, per un totale di due golletti in croce, e non gioca in Nazionale dai supplementari della finale di Wembley, mentre l’ultima da titolare fu col Galles (non segnò) e l’ultimo gol l’ha rifilato a San Marino. Raspadori e Scamacca non sembrano in lizza: nel Sassuolo gioca più spesso centravanti Defrel di loro, e mica si può andare alla guerra contro la Svizzera con ragazzi dall’esperienza internazionale di un pulcino. Logico dunque che ieri la prima prova di Mancini dopo la defezione di Immobile sia stata quella col falso centravanti, il tridente da tre ali di ruolo: Berardi, Chiesa e Insigne, con lo juventino centravanti. Dietro di loro scalpita anche Bernardeschi, che è stato titolare con Chiesa e Insigne nell’ultima partita importante senza Immobile, Italia-Spagna di ottobre che però non andò bene (poi col Belgio giocarono Berardi-Raspadori-Chiesa, ma era appena la finalina della Nations League). Si andrà dunque all’assalto della Svizzera senza cannonieri, né di ruolo né di fatto. Insigne è a quota 5 gol e 4 assist in 14 partite col Napoli, con l’Italia ha steccato 4 volte su 4. Berardi ha segnato 5 gol col Sassuolo, in una stagione però fiacca, finora, per la sua squadra.  

Molte responsabilità, alla fine, cadranno su Federico Chiesa, l’uomo di Wembley, visto che agli Europei segnò ad Austria e Spagna, fu trascinatore e vero uomo in più dell’attacco. E’ stato anche l’unico un po’ incisivo nelle difficili partite tra settembre e ottobre: un gol alla Bulgaria, due assist tra Spagna e Belgio. Ma non ha avuto neppure lui un inizio facile, coinvolto nella crisi juventina e trascinandosi un infortunio: appena 3 gol in 13 presenze, ma almeno ha imparato un sacco di cose. Già, perché Allegri l’ha schierato sostanzialmente in sei ruoli diversi a seconda delle evenienze: esterno di centrocampo, destro e sinistro, nel 4-4-2; esterno d’attacco, destro e sinistro, nel 4-3-3; centravanti, e pure seconda punta. Da centravanti ha dato il meglio in Champions contro il Chelsea, ma in quel ruolo lui è prezioso se si fa partita di difesa bassa e contropiede, cosa che con la Svizzera non accadrà di certo. Ma l’Italia chiama, e per una partita, anzi per la Partita, non si può sottilizzare troppo. Andate e segnate, in qualche modo. Il Mancio vi guarda, e prega. 

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