Kobe Bryant resta senza marchio: l'accordo con la Nike è scaduto, la moglie le produce in proprio

Mercoledì 21 Aprile 2021 di Mattia Paini
Kobe Bryant resta senza marchio: l'accordo con la Nike è scaduto, la moglie le produce in proprio

Scioccato all’idea che un domani non se ne trovino più, l’altro giorno un giocatore dei Los Angeles Lakers, Talen Horton-Tucker, guardia di vent’anni, ha lanciato l’appello: «Chiunque possa procurarmi un paio di Kobe’s…». Negli Usa la chiamano «sneaker’s culture». Dimmi che scarpe indossi e ti dirò chi sei. Per intenderci: esistono gallerie online dedicate esclusivamente alla stagione 2002-03 di Kobe Bryant, quella in cui ad Adidas non era ancora subentrata Nike: libero dai lacci, il Mamba giocava con le scarpe che voleva. La notizia è che il contratto con Nike, scaduto otto giorni fa, 13 aprile, cinque anni esatti dall’ultima gara di Bryant nel basket Nba e quattordici mesi dalla morte del Mamba, non è stato rinnovato. Domanda: e adesso le scarpe di Bryant chi le farà?

L’ANNUNCIO 

È stata Vanessa Bryant, vedova di Kobe – scomparso insieme alla figlia Gianna e altre sette persone nell’incidente d’elicottero del 26 gennaio 2020 – a confermare tutto: «La mia speranza sarà sempre permettere ai tifosi di Kobe d’indossare i prodotti con il suo marchio. Continuerò a lottare perché ciò accada. Ogni nuova produzione che lo riguarda viene venduta completamente in pochi secondi, e questo dice tutto». Se guardiamo avanti, ora potrebbero partire trattative fra chi cura gli interessi della famiglia Bryant e altri marchi specializzati. Se guardiamo indietro, dagli Stati Uniti dicono che i motivi dell’esaurirsi del rapporto con Nike potrebbero essere due: un’offerta di rinnovo ritenuta non adeguata, oppure una presunta accessibilità limitata ai prodotti griffati Bryant negli ultimi anni. Certezze: il Kobe di fine 2019 stava già lavorando con un team di creativi all’ipotesi di disegnare nuovi prodotti, il logo Mamba appartiene a Vanessa, i diritti sul simbolo The Shealth (la fodera da spada) sono invece divisi a metà fra lei e l’ex azienda partner. 

CULTURA

Per danza sul parquet, Bryant è stato la cosa più vicina a Michael Jordan. Cioè l’uomo-Air, altra parola fattasi simbolo. Le Kobe-shoes, nell’immaginario americano e non, seguono quel binario lì. L’epilogo del matrimonio con Nike manda in bacheca quasi una dozzina di episodi che sono parte della citata «sneaker’s culture». La stessa Espn ricordava l’altro ieri l’impatto delle Kobe 4, quasi uno spartiacque: scarpa bassa, caviglia più scoperta, il definitivo balzo di uno stile che ribaltava il passato (la fu epoca delle Converse, roba da pionieri) e ch’è diventato oggi l’abitudine di mezza Nba. Stando ai rendiconti di Forbes il contratto fra Bryant e Nike partì da un quadriennale da 40 milioni di dollari con guadagni annuali poi crescenti. Una fase dell’ulteriore cesello del mito, al tempo già una star da tre anelli sui cinque totali, sempre con i Lakers. Ogni anno, il 24 agosto è il Mamba Day: 24.08, come i due numeri di maglia indossati da Bryant in gialloviola. Mancano quattro mesi. Forse, per allora, si saprà qualcosa in più sul futuro del logo del Mamba.

Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 09:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA