Maglie per il marketing nel calcio:
ecco la galleria degli orrori

Venerdì 11 Ottobre 2019 di Pino Taormina
La maglia è una bandiera. O almeno così era una volta. L'ultima frontiera della Nazionale, quella di colore verde con cui l'Italia affronterà domani sera all'Olimpico la Grecia, è un colpo ai sentimenti. Magari sarà pure bella, ma non può essere l'esperto di marketing a dettare i colori dell'anima. Già quando la maglia non è azzurra azzurra ma magari celestino dà un po' fastidio, figurarsi quando cambia così. Una volta, dopo un Napoli-Juventus Maurizio Sarri, con la sua tradizionale diplomazia, spiegò: «Mai avrei pensato di vedere Napoli - Juve, grigi contro gialli, una tristezza infinita, speravo di morire prima». Per sua fortuna ha fatto in tempo anche a vedere un'altra maglia finita nel mirino dei tifosi juventini: quella bianca, la seconda maglia col bordino rosso. Dopo la trasferta a Firenze, il solito Sarri, dando un pugno in faccia ai poveri stilisti che passano mesi interi a disegnare le nuove divise, parlando della seconda maglia sbottò: «In queste cose ho idee che vanno contro il marketing, per me il rispetto della tradizione delle maglie è sacro. Non so, in realtà, se poi vado contro il marketing perché la maglia più venduta è quella del Manchester United, identica da decenni».

 

In realtà i Red Devils danno il peggio della fantasia con la seconda maglia: l'anno scorso era rosa, quest'anno di un grigio che non piace a nessuno. Pure alla Juve, in ogni caso, hanno alzato le mani in nome del marketing: addio strisce bianconere (quest'anno tra il bianco e il nero è comparsa una sottile banda rosa) e la terza maglia è azzurra. Ecco il Napoli: vi ricordate la prima camouflage, peraltro di un verde militare niente male, varata nella prima stagione con Benitez allenatore? Ecco, per l'Equipe è una delle maglie più brutte mai messe in giro. Peccato, che abbia venduto tanto e sia stata anche piuttosto imitata nel tempo. E non solo in Italia. Insomma, una maglia che ha fatto tendenza. Che è quello che la modo vuole, o no? Forse, quella grigia dell'anno scorso merita un premio speciale. Pollice verso per la nuova prima maglia del Wolfsburg e del Chelsea. Menzioni speciali anche per la terza maglia del Manchester City.
I COLORI SOCIALI
Sì una volta li chiamavano proprio così: colori sociali. Uno specchio dove vedere riflessa la passione di tanti anni, un ricordo d'infanzia. Ma se arriva lo stilista e la pennella di fucsia o giallino, se insieme allo stilista c'è l'esperto di marketing che cancella tinte, riferimenti, addio ricordi. Si chiama merchandising, un giro d' affari europeo da 750 milioni di euro. La Lazio aveva una specie di bavaglino che dovevaessere un'aquila; la Roma varò una striscia orizzontale all'altezza delle ascelle. Il Genoa mise in campo una terza divisa come quella dell' Argentina. I tifosi del Barcellona hanno dovuto rivestirsi da capo a piedi quando il club catalano ha deciso di togliere le storiche righe larghe blaugrana, sostituendole con quattro enormi scacchi. Meno male, gli stessi colori. I soliti inglesi, nella loro classifica, hanno premiato l' Hull City versione 1992, casacca più tigrata del perizoma di una cubista. La più bell, secondo il Times è quella del Brasile 1970: casacca verdeoro indimenticabile (come il risultato della finale 4-1 per il Brasile)
CLASSIFICA IMPOSSIBILE
Ogni anno cambia tutto. Scelte cromatiche discutibili, disegni che ricordano l'impossibile. Maglie così diventano oggetti di culto per tifosi e appassionati, e lo sarà anche quella verde dell'Italia. Quest'anno, la terza maglia dell'Udinese (grigia con richiami arancioni), il color verde delle maglia da trasferta di Brescia e Cagliari sono a gara tra di loro. Nel nome del marketing abbiamo lasciato da parte i portieri le cui divise sono spesso fosforescenti: ma voi Dino Zoff con una maglia diversa dal grigio, l'avreste mai immaginato?
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