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Maradona, il gioco delle due maglie:
«Non è quella la camiseta all'asta»

Venerdì 8 Aprile 2022 di Giovanni Chianelli
Maradona, il gioco delle due maglie: «Non è quella la camiseta all'asta»

Il giallo della camiseta blu. Potrebbe essere questo il titolo della nuova telenovela su Diego Armando Maradona. «Impossibile che papà pensasse di regalare la maglietta a un inglese dopo una gara del genere, al massimo è quella del primo tempo» tuona in un video Dalma Maradona, figlia del campione argentino scomparso nel 2020. È la reazione alla decisione dell'ex calciatore inglese Steve Hodge di mettere all'incanto presso Sotheby's la maglia numero 10 di Argentina-Inghilterra del Mondiale messicano del 1986: cifra di partenza, quasi 5 milioni di euro. Ma dalla casa d'aste dicono di essere sicuri: «Prima di mettere in vendita questa maglia abbiamo fatto molte ricerche, utilizzando la tecnica del resolution photomatching. Le imperfezioni corrispondono, è la maglia del secondo tempo».

Insomma, quella che va all'asta fu indossata da Maradona nel primo o nel secondo tempo? La differenza è fondamentale per stabilirne la quotazione. Il giornale britannico Daily mail, raccogliendo l'obiezione di Dalma, ieri ha contattato Sotheby's. I responsabili della casa d'aste dicono di aver assunto una società esterna esperta per le verifiche scientifiche e che hanno trovato «più prove definitive» sul fatto che fosse quella con cui Maradona segnò agli inglesi, sia di mano che di genio, dribblando 5 avversari. In totale ci sono dieci foto di alta qualità della maglia messa in vendita e confrontano i dettagli della divisa in loro possesso con le fotografie del giorno della partita. Il tutto accompagnato da un certificato che, stando a ciò che dichiarano, confermerebbe l'autenticità: «Il raffronto conclusivo delle immagini è basato sui fili sfilacciati e sulle imperfezioni delle cuciture sulla toppa frontale della camicia, caratteristiche uniche di questa specifica t-shirt».

Dalma però non ci sta e dichiara che difficilmente il padre avrebbe fatto quel regalo ad Hodge. «Come posso dargli la maglia della mia vita?» disse alla figlia. E concede che, al massimo, si tratta di quella del primo tempo. In un altro spezzone del filmato dice a chiare lettere che «è un'altra la persona che possiede quella maglia».

Video

Forse si riferisce a un imprenditore di Castel Volturno, Antonio Luise. È un noto collezionista di cimeli del calcio e la notizia che sia in possesso di un esemplare della maglia indossata a Città del Messico emerse nel gennaio del 2017, quando fu rubata da un altro fan del Diez durante una cena organizzata per il campione argentino nell'hotel Vesuvio, dopo lo show Tre volte 10 al teatro San Carlo. Venne presto recuperata dalla polizia e restituita a Luise. «Non so se la mia è quella del primo o del secondo tempo, o ancora una di riserva. Ma voglio dire alla famiglia di Diego di stare tranquilla: io non venderei mai un cimelio del genere, nessuna speculazione sulla memoria del dio del calcio». E sul caso è altrettanto certo: «La maglia di Hodge non è quella del secondo tempo». Come sia arrivata all'imprenditore è una vicenda che appartiene a un'altra epoca: la maglietta fu prima regalata da Diego al compagno di squadra Andrea Carnevale, suo partner d'attacco nel Napoli degli scudetti e della coppa Uefa. Carnevale era molto legato alla famiglia Luise, soprattutto a Salvatore, papà di Antonio, e pensò di omaggiare l'amicizia con quel dono speciale. La famiglia l'ha custodita gelosamente per oltre 30 anni. Un indizio sul suo valore è la richiesta di restituzione fatta dallo stesso Maradona a Luise senior, nell'occasione della cena al Vesuvio. «Papà, un po' imbarazzato, disse che l'aveva ormai regalata a me e che quindi restava alla nostra famiglia». Diego non ebbe più altro da obiettare e addirittura firmò la camiseta con un autografo.

Resta il dato che difficilmente una casa d'aste rinomata come Sotheby's possa battere un oggetto così popolare, per cifre così alte, senza avere prove dell'originalità. Su questo Luise offre un commento da esperto della materia. «Il mercato dei cimeli è strano. Credo di avere delle maglie di Maradona ancora più pregiate come quella che indossava nelle Cebollitas, la squadra con cui debuttò a neanche 10 anni. Tempo fa mi hanno offerto cifre maggiori» dice. Ma lui ha sempre rifiutato di vendere cose appartenute al suo idolo: «Sono oggetti sacri e non c'è prezzo che possano valere». 

Ultimo aggiornamento: 13:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA