Mazzarri torna a Napoli:
«Qui i miei anni più belli»

Domenica 26 Settembre 2021 di Francesco De Luca
Mazzarri torna a Napoli: «Qui i miei anni più belli»

Senza giacca non era il claim del programma notturno di Sky Sport, ma il suo segnale di battaglia. Walter Mazzarri la toglieva anche quando la temperatura sfiorava lo zero o diluviava perché era arrivato per gli azzurri il momento di scatenare l'inferno. «Le mie squadre lottano sempre fino al 97'», diceva all'epoca e ripete adesso a Cagliari, dov'è sbarcato per tirare i rossoblù fuori dai guai. A Napoli proprio in quegli anni - dal 2009 al 2013, 182 partite con una percentuale di vittorie del 48.9 per cento - nacque la zona Mazzarri con rimonte clamorose. Si costruì sul talento di campioni come Lavezzi, Hamsik e Cavani (104 gol del Matador prima della cessione al Psg) e sul sacrificio di tutti la scalata della squadra che raggiunse i vertici della classifica e provò a turbare i sonni scudetto di Inter, Juve e Milan, conquistando la qualificazione Champions dopo 21 anni e vincendo la Coppa Italia nel 2012. 

In una sala dell'aeroporto di Linate, il giorno dopo un'umiliante partita persa contro l'Inter al Meazza, De Laurentiis fece capire che Donadoni aveva le ore contate. E suggerì il modulo: «Bisogna giocare con il 3-5-2». Il marchio di fabbrica di Mazzarri, che si era congedato pochi mesi prima dalla Sampdoria. Detto, fatto. Debutto contro il Bologna a Fuorigrotta e la prima di una lunga serie di rimonte, da 0-1 a 2-1. La qualificazione in Europa League, poi la Champions, con l'esordio sul campo del City di Mancini e la sfida negli ottavi contro il Chelsea, persa ai supplementari. I Bleus avrebbero vinto il trofeo mentre Mazzarri veniva lanciato in aria dai suoi ragazzi a Roma dopo la conquista della Coppa Italia ai danni dell'imbattibile Juve di Conte. «Quegli anni sono stati memorabili», ha ricordato Mazzarri prima di mettersi in viaggio con il Cagliari. Sarà la sua ottava sfida da ex azzurro: tra Inter e Torino racimolati appena due punti. La più amara fu la prima, quella del 15 dicembre 2013: sconfitta con i nerazzurri per 4-2 contro il Napoli di Benitez, ma soprattutto fischi da una parte dello stadio che ferirono Walter.

Nell'autobiografia Il meglio deve ancora venire Mazzarri raccontò il tentativo di De Laurentiis di trattenerlo nella penultima partita del campionato 2012-2013. Il contratto era scaduto e, parole di Walter, il presidente «tentò un colpo di teatro, pardon di cinema: una proposta indecente». Un foglio in bianco e una penna, però il tecnico non firmò: lo aspettava l'Inter e comunque riteneva concluso il ciclo a Napoli. Il rapporto con il presidente è stato tra alti e bassi. Nel 2011, una settimana dopo la qualificazione Champions, De Laurentiis pensò all'esonero dell'allenatore (sondato dalla Juve) e trattò con Gasperini. Sette anni dopo, quando vi erano frizioni con Sarri, avrebbe ricordato: «Anche con Mazzarri arrivammo al secondo posto e la squadra costava meno». Era il Napoli di Cavani, Hamsik e Lavezzi ma anche di Grava, Aronica e Campagnaro. Compatto intorno all'allenatore che torna a Fuorigrotta per fare punti col Cagliari. «L'accoglienza? Non mi aspetto niente. Sono concentrato sulla mia squadra, come sempre, a Napoli lo sanno. Il Napoli è una macchina da guerra, sembra non faccia fatica quando gioca: noi tenteremo di mettergli i bastoni tra le ruote». Walter, che venerdì arriva ai 60 anni, e Spalletti si conoscono bene e si stimano. Da perfetti toscani, non evitano frecciate o gesti, come quello di Luciano dopo la sconfitta dell'Inter a Torino l'8 aprile 2018: una vigorosa stretta di mano al collega perché «Walter mi aveva dato la manina con la puntina, come se avesse timore...». A Castel Volturno sono sbarcati due storici componenti dello staff mazzarriano: Santoro è il team manager, vicino di Spalletti in panchina; Frustalupi, l'ex vice, è il responsabile della Primavera ed è stato rimpiazzato da Bellucci, già attaccante del Napoli, quando Mazzarri era un collaboratore di Ulivieri nel 98. 

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