Minacce alla famiglia Donnarumma,
il cognato: «La verità su Gigio»

Mercoledì 21 Giugno 2017 di Delia Paciello

Dal folle amore alle minacce di morte a volte il passo è breve: è quello che è avvenuto intorno al caso Donnarumma. Massacrato dai tifosi e non solo per il suo mancato rinnovo al Milan, ora anche la famiglia di Gigio vive nella paura. È bastato un semplice post da parte del cognato Carmine Paoletti, per scatenare su di loro l’ira dei supporters rossoneri, riversatasi anche sull’attività familiare, La Sfogliatina D’Oro, una nota pasticceria di Scafati. Infatti proprio lì da qualche giorno arrivano costantemente telefonate minatorie.

«Chi ti critica non ti conosce, Milan società di pagliacci #chefpaoletti #iostocondonnarumma», aveva scritto Carmine su Instagram. Poi dopo qualche istante la telefonata di Gigio: «Ma che hai scritto? Io tifo Milan, non attaccare la mia società». Queste parole del giovane portiere hanno fatto sì che il pasticcere cancellasse in pochi secondi il post. Ma era già troppo tardi: gli attenti osservatori hanno subito riportato la cosa, che è diventata in poco tempo oggetto di discussione in tutta Italia.

«Non pensavo che le mie parole potessero avere tanto peso - racconta Carmine - è stata una reazione istintiva quando ho visto attaccare duramente mio cognato, che conosco da quando aveva 8 anni, da coloro che prima lo osannavano. Ho assistito alle sue recite da bambino, ero accanto a lui quando ha pianto di gioia realizzando il sogno di giocare in Serie A nel club che porta nel cuore, e ora lo vedo piangere e star male. Non ho pensato neanche per un istante di mettermi contro una società che ha fatto la storia del calcio. Nonostante io sia tifoso del Napoli nutro grande rispetto per il club rossonero, ma sono un essere umano. D’altronde non sono un personaggio pubblico, non pensavo a tutta questa risonanza mediatica. Ora arrivano addirittura minacce di morte nell’attività che la mia famiglia gestisce da quattro generazioni».

Eppure Gigio tifa davvero Milan: nonostante le origini campane è la squadra in cui è cresciuto. Sarà stata anche l’influenza del fratello Antonio, che già militava in rossonero quando lui era ancora bambino. Ma proprio per questo sembra che ora per il baby fenomeno oltre il danno ci sia la beffa.

«La verità è che Gigio non ha mai detto di voler lasciare il Milan. Ha semplicemente chiesto tempo prima di decidere del suo futuro visto che voleva concentrarsi sulla nazionale. È stato il Milan a dargli l’ultimatum: voleva una decisione nell’immediato. Da lì è partita la reazione mediatica, ma è stata una cosa molto forzata. Ecco perché io ho avuto quello sfogo. Gigio non vuole andar via, era tranquillo del suo contratto in essere ancora per un anno. So per certo che non ha neanche mai chiesto a Raiola se ci fossero altri club interessati a lui: ha sempre visto solo il Milan nel suo futuro», spiega ancora il pasticcere.

E anche le parole di Fassone lo confermano: «Il giocatore ci diceva di volere il Milan. E ce lo diceva guardandoci fissi negli occhi. Era assolutamente sincero. Alla fine ha prevalso la linea dell’agente e io credo che in cuor suo Gigio non sia convinto della decisione presa», ha dichiarato in un’intervista il d.g. rossonero all’indomani dell’ultimo incontro con Raiola. Nulla di nuovo, quindi.

Ma per gli spettatori che guardano da lontano bisogna sempre dividere il mondo fra i buoni e i cattivi: se è buona la dirigenza rossonera, che ha cercato in tutti i modi di trattenere il portiere offrendogli tanti soldi, allora Gigio è cattivo. Ma bisogna trovare un motivo. Sarà allora che vuole ancora più soldi e alla sua età non si accontenta. Nella vita reale, però, non ci sono i buoni e i cattivi: c’è la verità, che si trova spesso nel mezzo. E chi conosce bene le parti, forse può saperlo: «Non è mai stata una questione di soldi. Per fortuna la nostra famiglia ha sempre lavorato duro e il piatto a tavola l’ha sempre messo. Gigio è stato il giocatore meno pagato del club la scorsa stagione, eppure non ha mai battuto ciglio. È talmente giovane che ha ancora tutta la carriera davanti, e al denaro non ci pensa. E in più non saprebbe neanche come spendere ora i suoi soldi, visto che ha paura anche di viaggiare», afferma il cognato accennando un sorriso. Poi continua: «La sua vita è fra i pali, a difesa della porta, e sperava fosse quella rossonera. È il suo unico pensiero. Eppure si è alzato un polverone per nulla».

La contestazione durante il match con la nazionale Under 21 in Polonia è stata la ciliegina sulla torta per il ragazzo: «Ogni sera facciamo la solita videochiamata: vedere i suoi occhi tristi negli ultimi giorni mi ha fatto tanto male. Aveva le lacrime agli occhi e mi ha detto: “Mi stanno massacrando gratuitamente”. Fa male vederlo così». E così Carmine descrive un ragazzo umile e sensibile, ma determinato e con tanta voglia di vincere e lottare: «Quest’anno con il Milan era sempre molto triste dopo le sconfitte, ma non ha mai pensato neanche per un attimo di lasciare la squadra, nonostante le difficoltà. Ora che si sta costruendo una rosa competitiva avrebbe dovuto cambiare idea? Rispetto al fratello Antonio ha un carattere totalmente diverso, Gigio è solare ma ultrasensibile e non merita di essere al centro di queste polemiche».

In fin dei conti, nonostante sembri grande, Donnarumma ha solo diciotto anni.  Spesso ce ne dimentichiamo. A quell’età si vive ancora nell’incoscienza, quella che Gigio non può permettersi di avere. «Ha baciato la maglia perché era quello che sentiva, e di certo non lo rinnega. Ma investirlo del titolo di bandiera dopo solo un anno da titolare alla sua età mi sembra un carico eccessivo. A volte si porta tutto all’esasperazione», spiega ancora Carmine. La stessa esasperazione che fa sì che dal calcio si scateni una guerra mediatica contro la pasticceria di famiglia, che è stata presa di mira anche con recensioni negative su Google e sui vari portali web. Perché a volte una storia di calcio e passione si trasforma in qualcosa di più: «La verità è che ci rimbocchiamo le maniche tutti i giorni. La mia famiglia si alza ogni mattina all’alba e si lavora tutto il giorno per quest’attività, che per noi è una tradizione. Ci mettiamo tanto amore in quello che facciamo, lo stesso amore che è stato trasmesso anche a Gigio e che a sua volta lui mette nel calcio. Ora dover vedere mia madre spaventata quando qualcuno entra al negozio dopo tutte le minacce ingiuste che stiamo ricevendo fa davvero male».

Ma il tempo guarisce ogni cosa. Quel tempo che la dirigenza milanista non ha voluto regalare a Gigio per decidere del suo futuro, ora potrebbe ancora essere la chiave di svolta per risolvere la questione. E infatti qualche spiraglio di luce c'è ancora per i tifosi rossoneri, e lo conferma Carmine: «Gigio tiene tanto al Milan. Secondo me se la società si apre al dialogo non vedo motivi per cui il loro rapporto debba finire. A meno che ormai non si sia rotto completamente l'ambiente. A me piace pensare che l'amore vinca su tutto, ma bisogna essere in due".

Ultimo aggiornamento: 12:05 © RIPRODUZIONE RISERVATA